Target clima Ue 2040: via libera all’Envi, in plenaria a febbraio

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La legge Ue sul clima verso il traguardo dopo l'approvazione della commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo. Taglio delle emissioni del 90% con crediti internazionali fino al 5%, rinvio dell’Ets2. Il testo.

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La commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo ha approvato ieri, 19 gennaio, l’accordo provvisorio sulla modifica della Legge Ue sul Clima che introduce l’obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni al 2040.

Il testo, frutto del trilogo con il Consiglio dell’Unione europea chiuso a dicembre, ha ottenuto 50 voti favorevoli, 26 contrari e un astenuto.

Il provvedimento passa ora alla plenaria del Parlamento europeo (9-12 febbraio) per l’approvazione definitiva. Seguirà l’adozione formale del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Cosa prevede il testo approvato

La modifica alla Climate Law (documento in basso) introduce un target giuridicamente vincolante di riduzione delle emissioni nette del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990.

La principale flessibilità riguarda l’uso di crediti internazionali sulla CO₂ (art. 6 dell’Accordo di Parigi): dal 2036 potranno coprire fino al 5% delle emissioni nette Ue del 1990, con un possibile periodo pilota tra il 2031 e il 2035.

In termini operativi, il target implica una riduzione domestica netta dell’85% al 2040.

Il testo introduce poi criteri per l’ammissibilità dei crediti (integrità ambientale, addizionalità, assenza di doppio conteggio, permanenza, MRV robusto, governance trasparente, tutela dei diritti umani) e vieta il finanziamento di progetti contrari agli interessi strategici dell’Ue. La Commissione dovrà definire in normativa secondaria origine, qualità e condizioni d’uso.

È inoltre previsto il possibile utilizzo di rimozioni permanenti domestiche di CO₂ (come BioCCS e DACCS) per compensare le emissioni residue dei settori hard-to-abate coperti dall’ETS. Nei “considerando” si apre anche alla possibilità di stoccaggio della CO₂ fuori dall’Ue, subordinata a specifici accordi internazionali e a condizioni equivalenti a quelle previste dal diritto europeo.

Confermato infine il rinvio di un anno dell’ETS2: il sistema per edifici e trasporto stradale entrerà in funzione nel 2028.

Il testo rafforza anche la governance, introducendo una valutazione biennale della Commissione sull’attuazione delle traiettorie, che potrà accompagnarsi a proposte legislative correttive.

Dal testo della Commissione al compromesso finale

Il voto in Envi ratifica un compromesso maturato dopo mesi di negoziati. La proposta originaria della Commissione, presentata a luglio 2025, manteneva il target del 90% ma con un ricorso più limitato ai crediti internazionali.

Nel passaggio in Consiglio Ambiente di novembre, su spinta di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – il testo è stato ricalibrato aumentando le flessibilità, in particolare portando al 5% la quota di crediti e posticipando l’ETS2 al 2028.

Il Parlamento europeo, entrato nel trilogo con una posizione più restrittiva sulle compensazioni, ha accettato l’impianto del Consiglio in cambio di paletti più dettagliati sulla qualità dei crediti e di un rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio e revisione.

Il risultato è il testo ora approvato in commissione: target invariato, maggiore flessibilità operativa e una governance più articolata.

Le critiche sui crediti

Ad attirare critiche da parte del fronte ambientalista è soprattutto l’uso dei crediti internazionali, come detto potenziato nel passaggio in Consiglio.

L’European Scientific Advisory Board on Climate Change, già a giugno, aveva raccomandato per il 2040 una riduzione interamente domestica tra il 90 e il 95%, mettendo in guardia dal ricorso agli offset esterni per i rischi di integrità ambientale e di indebolimento degli investimenti interni.

Dopo l’accordo di dicembre, think tank come Carbon Market Watch hanno parlato di un “90% sulla carta”: secondo l’organizzazione, l’apertura ai crediti può ridurre l’ambizione effettiva e creare delle ambiguità su riduzioni lorde, rimozioni e sul futuro assetto dell’ETS, oltre a spostare risorse finanziarie fuori dall’Ue.

Secondo altre analisi, come quella della Florence School of Regulation, l’inclusione dei crediti può offrire flessibilità e potenziale miglioramento del rapporto costo-efficienza, ma solo se accompagnata da standard di integrità molto elevati e da una governance capace di evitare effetti di spiazzamento sugli investimenti industriali europei e distorsioni sui mercati del carbonio.

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