La Spagna non ritratta sulle rinnovabili e anzi rilancia, con il premier Pedro Sanchez che ci mette la faccia (e i soldi).
In un contesto di graduale esaurimento dei piani europei nati per finanziare la transizione energetica e di riscatto nazionale post black-out, il premier spagnolo ha annunciato la creazione di un fondo sovrano chiamato España Crece con una dotazione iniziale di 10,5 mld €.
I settori prioritari interessati saranno energia, digitalizzazione e IA, infrastrutture, reindustrializzazione, economia circolare, acqua ed edilizia abitativa, con l’obiettivo di mobilitare fino a circa 120 miliardi di investimenti pubblici e privati.
La mossa non è pensata esclusivamente per le rinnovabili, ma l’energia verde è uno dei nodi strategici esplicitamente inclusi nella missione di lungo periodo della Spagna e nel consolidamento della transizione energetica oltre il 2026.
Intervenendo lo scorso 15 gennaio al forum “Spain Investors Day”, evento internazionale molto partecipato soprattutto da investitori istituzionali, il premier spagnolo ha ribadito con forza che il Paese punterà sulle energie rinnovabili “finché sarò al governo” e ha confermato l’uscita dal nucleare come scelta strategica.
La narrazione del governo lega le Fer alla competitività economica e a prezzi energetici più bassi per famiglie e imprese, sostenendo che l’energia in Spagna sia oggi circa il 20% più economica della media europea grazie alle politiche verdi.
Riguardo alla scadenza dei fondi Next Generation EU prevista per quest’anno (gli Stati membri devono realizzare i progetti e presentare le richieste di pagamento alla Commissione prima del 31 dicembre 2026, ndr), Sánchez ha spiegato di voler “andare oltre il 2026 e garantire che gli investimenti che stiamo realizzando nella trasformazione energetica […] continuino anche dopo”.
Il piano completo avrebbe dovuto essere presentato nel dettaglio ieri, 19 gennaio, insieme al ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. Tuttavia, non risulta al momento che il governo abbia pubblicato un documento ufficiale contenente criteri di investimento o regolamentazioni formali. Per conoscere specificamente le tempistiche precise di lancio delle prime chiamate di progetti, la struttura di governance e il ruolo del settore privato bisognerà quindi attendere.
Rinnovabili in Spagna: obiettivi e traguardi
Intanto il Paese continua a macinare record. Secondo i dati forniti dal gestore di rete Red Eléctrica de España (REE), la Spagna ha chiuso il 2025 con una quota di energia rinnovabile pari al 55,5% della produzione nazionale di energia elettrica, che sale a una stima del 56,6% includendo l’autoconsumo. La produzione totale di energia rinnovabile ha raggiunto lo scorso anno la cifra record di 150,8 TWh.
Nel solo dicembre 2025 la produzione di energia rinnovabile ha raggiunto 11,36 TWh, il 48,9% del mix elettrico (il contributo stimato degli impianti di autoconsumo porta questa quota al 49,5%).
L’eolico ha rappresentato lo scorso mese la fonte principale, come emerge dal grafico in basso, generando 5,3 TWh, pari al 23,2% del totale. La generazione a ciclo combinato si è classificata al secondo posto, con una quota del 21%, seguita dal nucleare con il 20,7%.

Sempre lo scorso mese, la produzione idroelettrica ha raggiunto i 3,2 TWh (14% della produzione totale a livello nazionale, +32,1% rispetto a dicembre 2024), mentre il fotovoltaico ha contribuito per il 9,7% al mix. Allo stesso tempo, le tecnologie di accumulo hanno facilitato l’integrazione di 605 GWh, mentre 380 GWh erano programmati per l’esportazione verso i mercati limitrofi.
In generale, la Spagna si è impegnata con l’ultimo aggiornamento del Pniec ad arrivare all’81% di elettricità da fonti rinnovabili nel mix elettrico nazionale entro il 2030.
Parallelamente a questi passi avanti in termini di produzione, il governo spagnolo sta rafforzando la filiera nazionale dell’energia pulita con 355 milioni di euro di sussidi a sostegno della produzione di energie rinnovabili e tecnologie per l’efficienza energetica.
Nell’ambito del programma “Renoval 2”, lanciato lo scorso 17 dicembre (candidature dal 22 gennaio al 25 febbraio), sono stati resi disponibili finanziamenti per nuovi stabilimenti, espansioni di capacità produttiva e conversione di linee di produzione esistenti in un’ampia gamma di tecnologie, tra cui solare, eolico, accumuli, idrogeno, pompe di calore, biogas, reti elettriche, impianti idroelettrici.
A questo si aggiunge il “Plan Auto 2030” presentato a inizio dicembre contenente 400 milioni di incentivi per l’acquisto di auto elettriche e altri fondi per infrastrutture di ricarica e per incentivare la produzione e la catena del valore.
Il phase out dal nucleare
Durante il suo discorso allo “Spain Investors Day”, Sanchez ha anche rimarcato l’intenzione del governo di arrivare alla dismissione delle centrali nucleari del Paese entro il 2035. “Abbiamo raggiunto un accordo con le aziende energetiche per spegnere tutti i reattori”, ha detto il primo ministro.
L’industria dell’atomo spagnola è però reticente ad accettare la resa. Recentemente la società di consulenza Monitor Deloitte ha presentato alla Confederazione spagnola delle organizzazioni imprenditoriali (Ceoe) un rapporto sul contributo dell’energia nucleare alla competitività industriale in Spagna, secondo il quale estendere l’esercizio della flotta nucleare oltre le date di spegnimento programmate consentirebbe di ridurre i prezzi dell’elettricità di circa 15 €/MWh nel 2035.
Ma Madrid “continuerà sulla sua strada”, ha assicurato Sánchez, aggiungendo che “se le aziende proprietarie di centrali nucleari vogliono estenderne la durata, devono proporre e garantire la sicurezza energetica delle regioni in cui operano, e né il governo né i cittadini dovranno pagare per queste estensioni attraverso sussidi”. Dunque lo stop ai contributi non si discute.
Ricordiamo che la Spagna ha concordato un piano per chiudere gradualmente tutte le sue centrali nucleari tra il 2027 e il 2035. La prima a essere disattivata sarà Almaraz I, nel 2027, seguita dal secondo reattore sempre dello stesso sito nel 2028.
Le altre chiusure saranno distribuite fino a metà del prossimo decennio, quando tutti i restanti reattori (Ascó I e II, Cofrentes, Trillo e Vandellós II) dovrebbero essere spenti definitivamente.





























