Salvate il soldato diesel

La bozza di intesa al Parlamento Ue tra Ppe, Socialisti e Renew apre a una revisione degli obiettivi europei sulle emissioni delle auto al 2035, con diverse flessibilità per i costruttori, tra acciaio green e carburanti rinnovabili.

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L’Europa si prepara a combattere una battaglia di retroguardia per “salvare” le automobili con motori a combustione interna.

È quanto emerge da una bozza di accordo raggiunto da tre dei maggiori gruppi politici del Parlamento Ue (Partito popolare europeo, Socialdemocratici e Renew Europe), a conferma di una convergenza piuttosto ampia sul tema tra le forze moderate che compongono l’attuale maggioranza.

L’intesa, come riferiscono le agenzie di stampa internazionali, prevede un obiettivo più “morbido” per ridurre le emissioni medie di CO2 delle nuove automobili al 2035: l’87,5% in meno rispetto al livello di riferimento del 2021, con un ulteriore 7,5% di riduzione legata all’utilizzo di acciaio low-carbon prodotto nell’Unione europea.

È una svolta netta rispetto al regolamento Ue 2023/851 attualmente in vigore, che impone un target di riduzione delle emissioni medie allo scarico pari al 100% al 2035. In pratica, questa legislazione rende incompatibile la vendita di nuove auto convenzionali a benzina o diesel dopo il 2035, perché solamente i veicoli elettrici “puri” sono in grado di azzerare le emissioni.

I passi precedenti

Già a dicembre 2025 la Commissione europea, ancora guidata da Ursula von der Leyen ma con un baricentro politico più spostato a destra, aveva ceduto alle continue pressioni dei governi nazionali e dei costruttori automobilistici, proponendo una versione meno stringente del regolamento.

La proposta di revisione prevedeva di ridurre in media del 90% le emissioni medie di CO2 allo scarico delle vetture complessivamente vendute dal 2035, consentendo di compensare il 10% residuo tramite crediti legati all’uso di acciaio a basso contenuto di CO2, biocombustibili e carburanti sintetici di origine rinnovabile (i cosiddetti “e-fuel”).

Il Parlamento Ue era andato ancora oltre con la “bozza Salini”, dal nome di Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, vicepresidente del gruppo del Partito popolare europeo e relatore nella commissione Envi (Ambiente) per la revisione del regolamento sulle auto.

Quella bozza manteneva l’obiettivo di ridurre le emissioni medie allo scarico del 90% entro il 2035 (80% invece per i veicoli commerciali leggeri), ma con un impiego molto più forte dei meccanismi di flessibilità.

In sostanza, i produttori di veicoli potrebbero raggiungere il target complessivo del 90% contando anche il contributo fino al 10% dei crediti per i carburanti sostenibili e fino al 7% dei crediti per l’acciaio a basso tenore di CO2 (si veda Cosa resterà del piano europeo sull’auto elettrica).

Possibili sviluppi

La bozza di accordo tra Ppe, S&D e Renew, riferisce l’agenzia Reuters, deve essere ancora formalmente approvata dai tre gruppi. Solo successivamente potrà definire la posizione negoziale del Parlamento Ue su questo dossier. A quel punto, potrà essere avviato il confronto con il Consiglio Ue su un testo comune che modifichi il regolamento in vigore.

L’intesa riprende un altro punto della bozza Salini: la possibilità di riconoscere, ai fini della normativa europea, determinati veicoli alimentati esclusivamente con combustibili rinnovabili come ammissibili tra i veicoli a zero emissioni.

Inoltre, la produzione di auto elettriche piccole e accessibili e di veicoli elettrici particolarmente efficienti potrebbe consentire ai costruttori di ottenere supercrediti, agevolando il raggiungimento degli obiettivi sulle emissioni.

Per il 2030, la bozza di accordo propone una riduzione delle emissioni del 55% per le autovetture e del 35% per i furgoni. I costruttori potranno soddisfare questi target calcolando la media dei valori registrati nel triennio 2029-2031.

Dal Parlamento europeo, ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, “sono arrivati due segnali importanti verso un approccio più pragmatico alla transizione, che coniughi ambizione climatica e realismo industriale, guardando alla neutralità tecnologica”.

Il riferimento è anche al via libera alla procedura d’urgenza per la revisione del regolamento sulle emissioni di metano.

Nei giorni scorsi, si erano moltiplicate le pressioni politiche e del mondo industriale per portare a una revisione degli obiettivi sulle emissioni delle auto.

Toyota, in particolare, ha chiesto ai legislatori Ue di fissare un target di riduzione della CO2 pari al 90% per il 2035, con ulteriori flessibilità per colmare il divario residuo con acciaio verde e combustibili rinnovabili (una proposta sostanzialmente in linea con quella della Commissione di dicembre 2025).

La casa automobilistica giapponese ha anche chiesto di utilizzare un approccio “Made with Europe”, allargando i criteri Made in Europe previsti dall’industrial Accelerator Act a partner di fiducia come Regno Unito, Turchia e Giappone e introducendo gradualmente i requisiti relativi al contenuto europeo.

Toyota propone di arrivare al 70% di contenuto europeo dopo tre anni, sulla base del valore del veicolo all’uscita dalla fabbrica e riconoscendo anche il valore creato attraverso l’ingegneria, le attività di ricerca e sviluppo e l’assemblaggio finale.

A margine del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, invece, Francia e Germania hanno concordato una posizione comune volta a ridurre del 90% le emissioni medie delle auto al 2035 senza necessità di compensare il restante 10% mediante crediti.

L’intesa franco-tedesca propone anche regole più stringenti sui requisiti Made in Eu nell’ambito degli appalti pubblici e dei finanziamenti europei: il 70% dei componenti delle auto, escluse le batterie, dovrebbe essere prodotto in Europa, mentre il 10% del contenuto delle batterie dovrebbe provenire da fonti europee.

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