Rinnovabili e uccelli: l’eolico è sicuro e il fotovoltaico è un potenziale habitat

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Nuovi studi mostrano un rischio di collisione minimo con le pale eoliche, mentre i parchi fotovoltaici a terra progettati con criteri ecologici possono incrementare la biodiversità.

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Gli impianti eolici causano un numero di collisioni con gli uccelli molto più basso di quanto spesso si ritenga, mentre alcuni impianti fotovoltaici a terra, se progettati e gestiti con criteri ecologici, possono addirittura migliorare l’habitat per diverse specie avifaunistiche.

È questa la fotografia che emerge da due studi scientifici recenti e basati su monitoraggi ad alta precisione, che contribuiscono a ridimensionare una delle critiche più ricorrenti contro le energie rinnovabili.

Nel caso dell’eolico, i dati mostrano che la stragrande maggioranza degli uccelli in migrazione evita attivamente le turbine, riducendo il rischio di collisione a livelli minimi. Nel caso del fotovoltaico a terra, invece, la sostituzione di colture agricole intensive con impianti realizzati con determinate caratteristiche, può favorire la presenza e la stabilità delle comunità di uccelli, in particolare delle specie tipiche delle praterie.

Migrazioni: collisioni molto rare e forte capacità di evitamento

Oltre il 99% degli uccelli migratori evita le turbine eoliche durante il volo, anche quando attraversa aree densamente interessate da impianti.

È il risultato centrale di uno studio commissionato dall’Associazione tedesca per l’eolico offshore (Bundesverband Windenergie Offshore o BWO) e condotto da BioConsult, basato su osservazioni radar, telecamere ad alta risoluzione e sistemi automatici di riconoscimento degli uccelli in un parco eolico costiero nel nord della Germania (immagine sotto).

Secondo lo studio, più del 99,8% degli uccelli migratori, sia diurni sia notturni, modifica la propria traiettoria prima di entrare nel piano di rotazione delle pale. Questo comportamento fa sì che il numero di attraversamenti effettivi del rotore sia estremamente basso, anche nei periodi di migrazione più intensa.

L’ipotesi diffusa, secondo cui un aumento del flusso migratorio comporterebbe automaticamente un incremento proporzionale delle collisioni, non trova quindi conferma nei dati (La Lega va “a caccia” di pale eoliche).

Un’analisi ancora più dettagliata emerge dal rapporto finale del progetto VolZug, che ha monitorato per più stagioni migratorie un sito eolico sperimentale con radar ornitologici, telecamere tridimensionali e ricerche sistematiche di carcasse a terra.

I ricercatori stimano tassi di evitamento pari al 99,87% di notte e al 99,86% di giorno quando le turbine sono in funzione. In termini pratici, solo una frazione infinitesimale dei voli a quota di rotore si traduce in una collisione, secondo lo studio, consultabile dal link in fondo a questo articolo,

Il rischio complessivo stimato è dell’ordine di pochi millesimi di punto percentuale: circa lo 0,0016% per i voli notturni e lo 0,0020% per quelli diurni. Anche il confronto tra collisioni teoriche e carcasse effettivamente rinvenute conferma che l’impatto reale resta molto contenuto e non cresce in modo significativo nemmeno durante le notti di migrazione intensa.

Perché l’eolico incide poco sugli uccelli

La bassa mortalità osservata non è casuale, ma dipenderebbe da diversi fattori biologici e tecnologici. Gli uccelli percepiscono le turbine come ostacoli ben prima di raggiungerle e attivano manovre di evitamento, anche in condizioni di scarsa luminosità. Lo studio VolZug mostra inoltre che, quando le pale sono ferme o ruotano molto lentamente, i sorvoli aumentano, segno che è proprio il movimento a rendere l’ostacolo più visibile e quindi più facilmente scansabile.

Anche le condizioni meteorologiche, spesso citate come fattore di rischio, spiegano solo in minima parte le rare collisioni osservate. Né la pioggia né la visibilità ridotta mostrano una correlazione forte e sistematica con l’aumento degli impatti, smentendo l’idea che l’eolico rappresenti una “trappola” per gli uccelli migratori in condizioni difficili.

Questi risultati hanno implicazioni rilevanti anche per le misure di mitigazione. La pratica di spegnere preventivamente le turbine durante i picchi migratori, adottata o discussa in alcuni Paesi, risulta poco efficace se non supportata da evidenze di un aumento reale del rischio. I dati suggeriscono insomma che, nella quasi totalità dei casi, le turbine già operative non rappresentano una minaccia significativa per le popolazioni migratorie (Trump promette che affosserà l’eolico, sulla base dei soliti falsi miti).

Fotovoltaico a terra: quando l’impianto diventa habitat

Se l’impatto dell’eolico risulta minimo, il fotovoltaico a terra può addirittura avere effetti positivi sugli uccelli, a patto che sia progettato e gestito con criteri ecologici. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Applied Ecology, condotto da un gruppo di ricercatori di Argonne National Laboratory, National Renewable Energy Laboratory e Università del Minnesota.

Lo studio ha analizzato 13 impianti fotovoltaici nel Midwest statunitense, confrontandoli con aree agricole circostanti coltivate in modo intensivo. Gli impianti esaminati non si limitavano a ospitare moduli fotovoltaici, ma erano stati seminati con miscele di graminacee e piante erbacee autoctone, con l’obiettivo esplicito di migliorare la qualità ecologica del suolo e della vegetazione. Nell’illustrazione, tratta dallo studio, la collocazione geografica degli impianti considerati.

Questo approccio, definito “ecovoltaico”, mira a integrare la produzione elettrica con il ripristino degli ecosistemi (I parchi solari favoriscono la biodiversità degli uccelli).

Attraverso monitoraggi acustici continui, i ricercatori hanno osservato che i siti fotovoltaici ecologicamente progettati ospitavano un numero maggiore di specie di uccelli di prateria rispetto ai campi agricoli tradizionali. In dieci delle tredici specie analizzate, la probabilità di presenza risultava più elevata negli impianti fotovoltaici che nei siti di controllo. Inoltre, le comunità di uccelli mostravano una maggiore stabilità nel tempo, un indicatore importante della qualità dell’habitat.

Nell’illustrazione, la ricchezza di specie di uccelli delle praterie nei siti “ecovoltaici” e nei siti di controllo.

Dal campo agricolo intensivo a un ecosistema più ricco

Il risultato è particolarmente significativo perché molti impianti fotovoltaici a terra sorgono su ex terreni agricoli caratterizzati da monocolture e da un uso intensivo di fertilizzanti e pesticidi. In questi contesti, la conversione a fotovoltaico con gestione ecologica della vegetazione rappresenta un cambiamento d’uso del suolo che può ridurre la pressione sugli ecosistemi locali.

Secondo gli autori dello studio, la presenza di coperture vegetali diversificate favorisce insetti, impollinatori e altre forme di vita che costituiscono la base alimentare per molte specie di uccelli. I pannelli stessi creano microambienti ombreggiati e zone di rifugio, contribuendo a una maggiore eterogeneità del paesaggio rispetto ai campi agricoli uniformi.

È importante sottolineare che questi benefici non sono automatici. Un impianto fotovoltaico gestito come un prato rasato o come una superficie sterile non produce gli stessi effetti positivi. I risultati osservati dipendono da scelte precise di progettazione, semina e manutenzione, che trasformano l’impianto in un’infrastruttura multifunzionale.

Impatti reali e dibattito pubblico

Nel dibattito pubblico, eolico e fotovoltaico vengono spesso descritti come una minaccia diretta per la fauna, in particolare per gli uccelli. I dati scientifici emersi da questi due studi mostrano invece un quadro molto più articolato.

Nel caso dell’eolico, il rischio diretto di collisioni risulta ben al di sotto di altre cause di mortalità antropica, come edifici, traffico o linee elettriche. Nel caso del fotovoltaico a terra, l’impatto sull’avifauna può persino essere positivo, se l’impianto sostituisce usi del suolo più degradanti.

Queste evidenze non eliminano la necessità di valutazioni ambientali caso per caso. Indicano però che il conflitto tra rinnovabili e biodiversità non è inevitabile. Al contrario, una progettazione attenta può ridurre i rischi e, in alcuni contesti, generare benefici ecologici misurabili.

Questi studi suggeriscono quindi un cambio di prospettiva: spostare l’attenzione da opposizioni generalizzate a criteri di qualità nella progettazione degli impianti. È anche su questo terreno che si gioca la compatibilità tra transizione energetica, tutela degli ecosistemi e accettabilità sociale delle rinnovabili.

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