Nel 2025 le energie rinnovabili restano tra le soluzioni più citate nei media italiani, ma spesso vengono raccontate senza un collegamento esplicito alla crisi climatica, mentre la transizione energetica viene troppe volte dipinta come un costo. Allo stesso tempo, l’attenzione complessiva sul riscaldamento globale continua a ridursi.
È quanto emerge dalla nuova edizione del rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia, secondo cui i cinque quotidiani nazionali hanno pubblicato in media un articolo sul clima ogni due giorni, mentre i sette principali Tg meno di un servizio ogni dieci giorni (documento in basso).
Il dato si inserisce in un trend di lungo periodo. Tra il 2022 e il 2025 gli articoli dedicati al clima sono diminuiti del 26% sui quotidiani e i servizi televisivi del 53%. Solo tra il 2024 e il 2025 il calo nei Tg è stato del 41,2%.
Se negli anni precedenti la copertura mostrava picchi legati a eventi come le Cop oppure i disastri naturali, nel 2025 prevale invece una tendenza strutturale alla riduzione dell’attenzione.
Parallelamente, cresce il peso della pubblicità dei settori ad alto impatto. Nel 2025 sui quotidiani le inserzioni di aziende inquinanti hanno superato per numero gli articoli sul clima: 1.621 contro 1.345. Nel quadriennio 2022-2025 queste inserzioni sono aumentate del 104%, con il comparto oil&gas primo investitore (942 pubblicità) seguito dall’automotive (654).
La scomparsa di scienza e cause
Il report evidenzia come il clima sia spesso trattato in modo marginale. Il 71% degli articoli e il 67% dei servizi televisivi si limita a citarlo senza approfondimento.
Le cause del riscaldamento globale, in particolare, sono menzionate in poco più di una notizia su dieci, mentre i combustibili fossili compaiono solo nel 3% degli articoli e nel 2% dei servizi Tg.
Nei telegiornali la rimozione è ancora più evidente: nel corso dell’intero 2025 non viene mai indicato alcun responsabile della crisi climatica. Il Tg1, in particolare, non cita mai i combustibili fossili come causa del riscaldamento globale.
Nel complesso, il racconto si è progressivamente spostato dai contenuti scientifici a quelli politico-economici.
Il frame della scienza rappresenta appena l’1% delle notizie, mentre il dibattito è dominato da temi di governance, costi della transizione e posizionamenti politici. Anche temi come salute (1,4%) e migrazioni climatiche (0,4%) risultano marginali.
Rinnovabili senza clima
Le rinnovabili sono tra le soluzioni più citate, ma spesso scollegate dal contesto climatico. Sui quotidiani rappresentano il 17,4% delle azioni di mitigazione menzionate, terza voce dopo la “riduzione delle emissioni” e la “decarbonizzazione”. Nei Tg l’incidenza scende al 7,3%, ma resta comunque al terzo posto.
La criticità principale riguarda il contesto: nel 70,5% dei casi sui quotidiani e nel 56,1% nei Tg si parla di azioni per il clima senza citare esplicitamente la crisi climatica.
Questo contribuisce a presentare la transizione come un tema economico o normativo più che come una necessità ambientale, osservano gli autori del report.
Le rinnovabili compaiono inoltre frequentemente nei messaggi pubblicitari delle aziende inquinanti, attraverso green claim come “energia pulita” o “zero emissioni”, assumendo una funzione reputazionale.
Nel dibattito politico, invece, vengono talvolta contrapposte al principio di neutralità tecnologica, utilizzato per sostenere l’adozione di soluzioni alternative all’elettrico.
Pubblicità “sporche” e narrative anti Green Deal
Le narrative critiche verso la transizione energetica sono presenti in circa un quarto dell’informazione analizzata: 24,6% sui quotidiani e 26% nei Tg.
Nei telegiornali il 52,8% dei soggetti citati esprime posizioni critiche o contrarie alla transizione, contro il 30,8% dei quotidiani.
I Tg tendono inoltre a rafforzare queste posizioni nell’8,4% dei casi, mentre le mettono in discussione solo nel 3,2%. Le fonti sono prevalentemente politiche e istituzionali, con incidenze molto elevate in testate come Tg La7 (69,7%) e Tg2 (68,7%).
Le argomentazioni più diffuse riguardano i danni economici per le aziende, seguite dalle critiche all’“ideologia della transizione” e dalla richiesta di neutralità tecnologica.
Il tema è particolarmente rilevante nel settore automotive, dove le politiche di decarbonizzazione vengono spesso descritte come incompatibili con la competitività industriale e con l’occupazione.
Il comparto automobilistico emerge come uno degli attori più influenti anche sul piano economico e comunicativo. Oltre a essere il secondo investitore pubblicitario, contribuisce a costruire narrative centrate su costi, lavoro e mercato, spesso scollegate dal contesto climatico.
Inserzionisti e condizionamento
Il rapporto individua nella dipendenza dai ricavi pubblicitari un elemento strutturale di condizionamento del sistema mediatico, definito come “chilling effect”. La necessità di non compromettere i rapporti con gli inserzionisti porterebbe a una maggiore cautela editoriale e a una minore attenzione alle responsabilità delle aziende inquinanti.
Tra i quotidiani, la Repubblica è la testata con il maggior numero di inserzioni oil&gas (290), seguita da Corriere della Sera (236), Il Sole 24 Ore (207), La Stampa (140) e Avvenire (69). A queste si aggiungono le inserzioni del settore automotive, che rafforzano ulteriormente il peso economico di queste aziende.
Le campagne pubblicitarie fanno ampio uso di green claim e riferimenti alle rinnovabili, contribuendo a costruire un’immagine di sostenibilità che si affianca alle scelte industriali complessive, senza necessariamente rifletterle.
Differenze tra testate e classifica
Greenpeace ha elaborato una classifica dei quotidiani sulla base di cinque parametri: spazio dedicato al clima, citazione dei combustibili fossili, visibilità delle aziende inquinanti, spazio pubblicitario e trasparenza sui finanziamenti.
Avvenire è l’unico giornale ad avvicinarsi alla sufficienza con 5,4 punti su 10. Seguono Il Sole 24 Ore con 2,8 punti, Corriere della Sera e La Stampa con 2,6, mentre la Repubblica chiude con 2,2.
Il Sole 24 Ore risulta però la testata con il maggior numero assoluto di articoli sul clima (400) e di articoli specificamente dedicati al tema (121), ma viene penalizzata per l’ampio spazio concesso alle aziende e alle loro inserzioni.
Tra i telegiornali, il Tg5 è quello con il maggior numero di servizi sulla crisi climatica (119) e con la maggiore rilevanza in apertura, mentre il Tg1 è segnalato per la totale assenza di riferimenti ai combustibili fossili come causa del riscaldamento globale.
- Il report (pdf)



























