Tempo fa ingegneri americani sono venuti in Italia a studiare il cemento che gli antichi romani usavano per i loro porti, le cui banchine sono ancora in piedi, dopo 2000 anni di esposizione al sale e al martellare delle onde.

Ma oltre all’edilizia portuale, quegli straordinari costruttori di due millenni fa hanno anche qualcosa da insegnarci in termini di climatizzazione delle case.

Un’azienda italiana, la Evoluthion srl di Premariacco (UD) in Friuli, infatti, ha riesumato una versione moderna del metodo con cui gli antichi romani riscaldavano le loro terme, l’ipocausto, facendo passare i fumi di fuochi a legna in una intercapedine sotto il pavimento della parte calda dei bagni pubblici.

«Con tutto il rispetto per i romani – ci dice Luigi Cozzi, titolare di Evoluthion – in realtà al nostro All Surfaces Conditioned System, ci siamo arrivati da soli, ragionando su come adeguare la climatizzazione delle case ad alta efficienza energetica ai livelli raggiunti da altri elementi di questo tipo di architettura, come isolamento, pompe di calore o infissi».

In altre parole per Cozzi e soci, il cui principale business è costruire case in legno al top della classe energetica, i riscaldamenti disponibili sul mercato non sembravano aver tenuto il passo delle altre tecnologie.

«I normali radiatori, com’è noto, richiedono acqua molto calda, difficilmente ottenibile in modo efficiente con le pompe di calore, inoltre non rinfrescano, non riscaldano in modo uniforme e sollevano polvere. I sistemi split con termoventilatori a parete, consentono di usare le pdc, ma sono rumorosi, fanno sollevare la polvere e il loro soffio in modalità raffrescamento è fastidioso. Le serpentine a pavimento, accoppiate alle pdc, raffrescano poco e male, con rischio di condensa. Inoltre sono costose e hanno una forte inerzia termica, che le rende lente nel reagire ai mutamenti richiesti di temperatura. Serviva un’idea completamente diversa».

E l’idea, appunto, è stato realizzare una sorta di ipocausto globale, realizzando una intercapedine non solo sotto il pavimento, ma anche dietro alle pareti e sopra il soffitto di tutte le stanze della casa: facendo circolare aria calda o fredda in questa intercapedine, senza che si mescoli con quella delle stanze, si ottiene una temperatura uniforme e costante, con un minimo salto termico, in tutte le stagioni.

«Detta così sembra facile, ma per metterlo a punto sono serviti anni di studi e di esperimenti. Prima di tutto la parte esterna della casa deve essere ottimamente isolata, altrimenti l’aria nell’intercapedine scalda o raffredda l’ambiente esterno, e non le stanze».

Secondariamente la parete fra intercapedine e stanze deve essere sottile e di un materiale non isolante, per massimizzare lo scambio termico, ma abbastanza resistente da poterci piantare chiodi senza sfondare il tutto, mentre il pavimento deve poter reggere i carichi a cui viene normalmente sottoposto. Alla Evoluthion per questa funzione hanno scelto il fibrogesso, pannelli in gesso rinforzati da fibre naturali, a tempo stesso resistenti e non isolanti, in spessori calibrati per i diversi impieghi.

«Infine, ed è la nostra innovazione più importante e coperta da brevetto, l’aria, calda o fredda, prodotta dallo scambiatore termico alimentato dalla pdc, deve essere inviata nell’intercapedine da sopra, non da sotto: solo così si ottiene di riscaldare uniformemente tutti i punti della casa, comunque siano esposti».

Seguendo queste prescrizioni i risultati sono stati eccezionali, come confermato dai risultati registrati in un centinaio di case che Cozzi e colleghi hanno dotato di questo sistema.

«Prima di tutto in termini di comfort: la temperatura è regolata rapidamente al grado centigrado, secondo le esigenze di chi ci vive, e resta costante nel tempo e nello spazio. Visto che il fibrogesso è traspirante, l’aria che circola nelle intercapedini svolge anche una funzione di regolazione ottimale dell’umidità della casa. E il sistema consente anche notevoli risparmi di energia, stimati intorno al 20% rispetto ad un impianto a pavimento».

La ragione del risparmio è semplice. Mentre un impianto a radiatori per mantenere 20 °C in inverno in casa, deve far circolare acqua ad una temperatura di 50-60 gradi, e uno a serpentina a 30-40, l’aria fatta circolare nelle intercapedini è ad appena 23-25 °C.

«Ed è sempre la stessa aria a circolare, quindi una volta che ha ceduto il calore alle stanze, torna allo scambiatore dopo aver perso appena un grado centigrado, richiedendo così pochissima energia per essere di nuovo utilizzabile. Quindi basta una piccola pompa di calore aria-aria da 1,5 kW con una potenza di 9 kW termici, e qualche ventilatore di ricircolo, per mandare avanti tutto l’impianto. Abbiamo verificato che con un medio impianto FV sul tetto, la bolletta elettrica di queste case (circa 150 mq di superficie) si aggira sui 120 euro mensili. Con l’elettricità si fa anche acqua calda e cottura; non c’è un allaccio alla rete del gas».

Mentre se si dota la casa di un impianto FV da 6 kWp con accumulo, la quota di autoproduzione solare va a coprire quasi interamente la spesa in bolletta, grazie ai bassissimi consumi di climatizzazione.

«Infine, consideriamo che la casa non ha tubazioni che corrono dentro ai muri, né caldaie, né pompe idrauliche: l’impianto risulta molto semplice e robusto, c’è veramente poco che si possa rompere e che richieda manutenzione».

Si potrebbe pensare, però, che fare un simile ipocausto globale, costi moltissimo.

«In realtà, per una casa nuova, progettata fin dall’inizio per questo sistema, il costo finale dell’impianto di climatizzazione è lo stesso del dotarla di un impianto convenzionale di altro tipo. Quel che costa in più è la costruzione delle intercapedini, che si recupera però con i risparmi su tubazioni, pompe, valvole e dispositivi vari».

Discorso diverso se si vuole dotare una casa già esistente di questo moderno ipocausto.

«Abbiamo fatto alcuni di questi interventi, ma in questo caso, ovviamente, la convenienza va valutata di volta in volta. Per esempio la casa deve avere muri ben isolati, oppure che si prestino all’applicazione di un cappotto isolante interno. Inoltre si deve considerare che le intercapedini riducono un po’ il volume delle stanze, mentre l’innalzamento del pavimento può dare problemi con le porte, ma è una cosa che si verifica anche volendo installare serpentine a pavimento per usare una pdc. Insomma, bisogna valutare caso per caso se valga o meno la pena di realizzare questo intervento».