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In quattro paesi dell’est europeo oltre 50 GW di carbone: come uscirne?

Le sfide del Green Deal europeo: uno scenario per ridurre fortemente l'uso di carbone/lignite in Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria.

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Che l’Europa debba uscire dal carbone per centrare i suoi obiettivi sul clima è innegabile, ma ci sono diversi paesi che non hanno ancora pianificato una strategia per abbandonare questa fonte fossile.

In Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria, la potenza installata in centrali a carbone/lignite supera 50 GW tuttora in uso nell’est europeo e senza una politica di coal phase-out al pari, ad esempio, di Germania e Italia che puntano ad azzerare tale risorsa energetica entro il 2038 e 2025 rispettivamente (anche la Spagna intende eliminare il carbone dal suo mix elettrico, per fare un terzo esempio).

Ma se Bruxelles vuole fare sul serio con il Green Deal, deve fare i conti con la situazione attuale nei paesi dell’est e favorire i loro investimenti in impianti rinnovabili.

Secondo un documento appena pubblicato da Bloomberg New Energy Finance (BNEF) in collaborazione con Bloomberg Philanthropies, intitolato “Investing in the Recovery and Transition of Europe’s Coal Regions” (link in basso), nei quattro paesi orientali menzionati prima, si concentra la maggior parte (circa due terzi) della capacità installata nel carbone che non è ancora coperta da una politica di coal exit.

Tuttavia, nello scenario elaborato da BNEF è possibile per i quattro paesi realizzare un mix energetico incentrato sulle fonti rinnovabili e con una forte riduzione del carbone.

La tabella seguente, tratta dal documento, riassume i numeri in gioco.

Con investimenti complessivi per 45 miliardi di euro nel periodo 2020-2030, le rinnovabili potrebbero salire al 47% della generazione elettrica combinata delle quattro nazioni dell’est europeo, grazie alla costruzione di 52-53 GW di nuovi impianti in dieci anni.

In totale, l’energia elettrica a zero emissioni arriverebbe al 63% del totale contando anche le altre fonti come il nucleare. Guardando invece ai Piani nazionali su energia e clima al 2030 (PNIEC), afferma BNEF, le rinnovabili si fermerebbero al 31% della produzione elettrica totale.

Ciò consentirebbe di dimezzare le emissioni annuali di CO2 del settore elettrico (-48% nel 2030 rispetto ai livelli del 2018).

In termini di nuova potenza “verde” installata in un decennio, il potenziale maggiore si avrebbe in Polonia (29 GW) mentre la quota più alta di rinnovabili in rapporto al mix elettrico complessivo si avrebbe in Romania (64%).

Per dare un’idea più precisa, riportiamo l’info-grafica di BNEF che mostra come potrebbe evolversi il mix elettrico polacco dal 2020 al 2030 nel suo least-cost scenario che presuppone investimenti per circa 28 miliardi di euro in rinnovabili.

Sono dati, questi diffusi da BNEF, che mostrano quanto sia rilevante la corretta distribuzione dei finanziamenti europei per il rilancio economico, finanziamenti che dovranno essere utilizzati con priorità assoluta verso la de-carbonizzazione energetica e la diffusione delle tecnologie pulite, con particolare attenzione anche alla riconversione delle industrie carbonifere.

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