Camminando per strada può essere difficile notarli, tranne qualche pianta particolarmente grande che fa capolino dall’alto, ma i tetti “verdi” si stanno diffondendo nei centri urbani, perché sono una delle ultime tendenze dell’architettura moderna e “sostenibile”, che punta a ridare dignità di spazio vivibile alle coperture degli edifici.

Di recente, IDM Alto Adige, l’azienda che promuove l’economia nella Provincia autonoma di Bolzano, ha pubblicato una guida pratica (link in basso) che riassume la norma UNI 11235 per progettare, installare e mantenere in perfetto stato le coperture di verde pensile, con tutti gli schemi delle strutture a “sandwich”, partendo dal primo strato impermeabilizzante anti radice fino al tipo di vegetazione consigliato per l’inverdimento estensivo o intensivo, con tanto di spessori e pesi.

Intanto, a Roma, presso il Centro Ricerche Casaccia, l’ENEA ha sviluppato un progetto pilota di sistema vegetale tetto-parete, utilizzando diverse varietà di piante grasse, rampicanti e sempreverdi, che ha permesso di stimare i diversi benefici apportati dalla coltre verde, tra cui l’isolamento termico e acustico (vedi QualEnergia.it).

Quali sono, allora, i vantaggi pratici di queste soluzioni totalmente green? E quanto costano?

In realtà, spiega a QualEnergia.it Peter Langebner dell’azienda altoatesina Climagrün (vedi anche QualEnergia.it Erba e piante sul tetto: costi e vantaggi dei tetti verdi), il risparmio energetico in bolletta non è tra gli aspetti più importanti da valutare per tali interventi.

Il principale vantaggio di un tetto verde, chiarisce Langebner, “è la riduzione degli sbalzi termici sulle coperture degli edifici, soprattutto quelle piane con guaine impermeabilizzanti sui capannoni commerciali/industriali, che d’estate possono raggiungere temperature di 80-90 gradi centigradi durante il giorno. Le piante proteggono le guaine e mantengono una temperatura superficiale costante, sostanzialmente pari a quella ambientale”.

Così, secondo l’esperto altoatesino, i tetti verdi sono un’ottima soluzione nell’ambito di riqualificazioni urbane che coinvolgono interi quartieri.

A Bolzano, ad esempio, il Comune intende promuovere la realizzazione di tetti verdi nella zona industriale di Bolzano sud, per migliorare il microclima e diminuire le temperature medie che si registrano nei mesi estivi, superiori fino a 4 gradi rispetto alle aree circostanti non urbanizzate.

Negli ultimi anni, in città, sono stati aggiunti circa 200.000 metri quadrati di coperture a verde, ma il potenziale calcolato dai tecnici comunali è molto più ampio, secondo i dati diffusi lo scorso aprile alla conferenza “Da grigio a verde”, organizzata da IDM Alto Adige presso il NOI Techpark di Bolzano.

Così un valore fondamentale di questi interventi, secondo Langebner, “è la compensazione ambientale contro il consumo di suolo, recuperando sui tetti quello che viene tolto al terreno con il cemento delle nuove costruzioni”.

Difatti, spiega poi Anita Tschigg, che opera in un’altra azienda altoatesina specializzata nel settore, Rasenfix, “oltre a stabilizzare il microclima locale grazie all’evaporazione delle piante e alla loro capacità di assorbire le radiazioni solari, un tetto verde può trattenere fino al 50-90% dell’acqua piovana, se il substrato di terra è abbastanza alto, riducendo moltissimo le acque di scolo nei centri cittadini”.

Un tetto così “ecologico” può essere realizzato sia su edifici nuovi, anche residenziali, sia in sostituzione di coperture esistenti, sempre partendo da un progetto complessivo con la verifica preliminare dei carichi statici, delle pendenze e di tutti gli altri elementi tecnici.

Ovviamente, via via che aumenta l’inclinazione delle falde, la progettazione diventa più complessa e deve prevedere degli strati per trattenere il terriccio ed evitare l’erosione.

In sintesi, una copertura verde può essere estensiva o intensiva.

Nel primo caso, avremo un tetto non calpestabile a bassa manutenzione, con piante prevalentemente grasse del genere Sedum, nel secondo, invece, un vero giardino pensile, con caratteristiche analoghe a quelle di un giardino “normale” (possibilità di stendere un prato, di piantare molteplici varietà di piante, anche di coltivare un piccolo orto).

Guardando ai costi, stando alle due aziende interpellate, siamo intorno a 25-30 euro per metro quadrato per un tetto estensivo di grande superficie (500-1.000 mq totali, per superfici più piccole il costo al mq sale) con una manutenzione che a regime, dopo il primo anno, comporta un paio d’interventi nell’arco dei dodici mesi per concimare, eliminare le erbacce e così via, calcolando un costo di circa un euro/mq su base annua.

Un tetto intensivo è sicuramente più costoso: bisogna preventivare almeno una sessantina di euro/mq per una soluzione “base” con prato e irrigazione, poi molto dipende dal tipo di piante, e anche la manutenzione diventa nel complesso più onerosa.

C’è poi la possibilità di realizzare delle facciate verdi, ad esempio con sistemi di cassette di metallo retro ventilate da applicare alle pareti.

Tuttavia, chiariscono entrambi gli esperti che abbiamo sentito, si tratta di soluzioni di nicchia, particolarmente costose e molto complesse da mantenere, perché le piante sono sottoposte a maggiori “stress” nelle conformazioni verticali e hanno bisogno di frequenti irrigazioni.

Un cenno finale alle detrazioni fiscali: chi realizza coperture a verde o giardini pensili può sfruttare il bonus verde, la detrazione Irpef del 36% su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare (il bonus massimo quindi è pari a 1.800 euro), da ripartire in dieci quote annuali di pari importo.