La transizione ecologica ed energetica modifica il lavoro attraverso la nascita di nuove professioni, ma anche trasformando le attività di chi opera in settori tradizionali.
Installare e manutenere impianti a fonti rinnovabili, migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, monitorare i consumi industriali e valutare gli investimenti richiede competenze tecniche sempre più specifiche, spesso da integrare con conoscenze digitali e capacità di analisi economica.
È uno degli aspetti che emergono dal report “Green job e dimensione ESG: dove si crea davvero lavoro?” (link in fondo), pubblicato dalla Rome Business School. La ricerca mette in relazione l’evoluzione della domanda di lavoro con i cambiamenti organizzativi e tecnologici delle imprese, evidenziando anche le difficoltà nel reperire personale adeguatamente formato.
Quali e quante professionalità cercano le imprese
Il punto di partenza sono i dati del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, secondo cui, nel 2025 le imprese italiane hanno programmato 1.950.210 ingressi riconducibili ai green jobs, pari al 33,6% delle entrate complessive rilevate.
Come mostra la tabella in basso, per queste figure la difficoltà di reperimento ha raggiunto il 53,4%, contro il 43,7% registrato per le altre professioni.
Sebbene si tratti di assunzioni programmate e non di posti di lavoro effettivamente creati o di persone già occupate, i dati indicano comunque un problema reale: la domanda di competenze ESG (Environmental, Social and Governance) incontra un’offerta di lavoro che non sempre riesce a soddisfarla.
Le previsioni per il periodo 2025-2029 indicano un fabbisogno complessivo di lavoratori che, nello scenario positivo, può superare i 3,7 milioni. La stima comprende sia la nuova occupazione sia la necessità di sostituire il personale in uscita.
Competenze trasversali, green e digitali
Il report sottolinea che le competenze più utili sono spesso ibride perché accanto alle conoscenze tecniche servono capacità trasversali di analisi, problem solving, lavoro in gruppo, autonomia e adattamento ai cambiamenti (vedi anche Mini Report di QualEnergia.it – Competenze per la transizione energetica: domanda, formazione e professioni in Italia).
I dati Excelsior 2025 confermano quanto siano diffuse queste esigenze. L’attitudine al risparmio energetico è richiesta nell’80,6% dei green jobs, mentre le competenze specifiche per la gestione di prodotti e tecnologie green sono necessarie nel 62,4% dei casi.
Un altro elemento riguarda la combinazione tra conoscenze ambientali e digitali questo perché la transizione ecologica ed energetica richiede di raccogliere e interpretare dati, monitorare i consumi, verificare i risultati degli interventi e integrare le nuove tecnologie nei processi aziendali.
Il confronto con altri comparti conferma questa diffusione: nei servizi informatici e delle telecomunicazioni, per esempio, le competenze digitali possono sostenere il monitoraggio energetico, l’analisi dei dati e la digitalizzazione dei processi (vedi anche Il trader energetico: attività e competenze di una professione sempre più importante).
Nella logistica, invece, possono contribuire a ottimizzare i percorsi, i carichi e la gestione dei mezzi, riducendo consumi ed emissioni.
Ripartizione per settori della richiesta di competenze green
La ricerca di Unioncamere-Excelsior analizza la distribuzione della domanda di competenze green nei diversi settori di attività e tra i profili professionali.
Rispetto ai ruoli manageriali e specialistici, delle 1.950.210 entrate programmate dalle imprese nel 2025 riconducibili ai green jobs, 8.660 riguardano figure dirigenziali e 139.410 professioni intellettuali, scientifiche e ad alta specializzazione.
Come detto, nel 2025 i green jobs rappresentano il 33,6% delle entrate programmate dalle imprese italiane, una quota pressoché stabile rispetto al 2024 (33,3%). La percentuale varia molto tra i macrosettori: raggiunge il 69,8% nell’industria, mentre scende al 25,3% in agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca e al 21% nei servizi. Rispetto al 2024, le quote risultano leggermente in crescita in tutti e tre i macrosettori.
Nell’industria, l’incidenza dei green jobs sulle entrate programmate supera la media del settore in diversi comparti. Le quote più elevate si registrano nella fabbricazione di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (85,2%), nelle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (84,7%), nella gomma e nelle materie plastiche (81%) e nelle industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali (78,4%). Seguono le industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere (75,9%), le public utilities (73,4%) e le costruzioni (87,4%).
Nei servizi, cinque comparti presentano un’incidenza di green jobs superiore alla media nazionale: logistica (73,9%), commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (62,8%), commercio all’ingrosso (59,5%), servizi avanzati di supporto alle imprese (55,7%) e servizi informatici e delle telecomunicazioni (44,4%).
Le nuove competenze arrivano anche in agricoltura
Il report dedica un approfondimento anche al settore agricolo, dove la transizione energetica si intreccia con la gestione delle risorse naturali, l’uso dell’acqua e l’introduzione di tecnologie digitali.
Tra gli ambiti individuati (vedi tabella in basso) c’è quello dell’energia rinnovabile, con possibili ruoli per tecnici degli impianti e responsabili dell’energia aziendale. Le competenze devono consentire di valutare l’energia autoprodotta e autoconsumata, i costi energetici e i vincoli legati alle autorizzazioni, alla connessione alla rete e alla compatibilità con l’attività agricola (vedi anche L’agrivoltore, la nuova figura professionale che unisce agricoltura ed energia).
Accanto alle rinnovabili, la ricerca considera l’agricoltura di precisione, l’irrigazione efficiente e il monitoraggio delle colture. Sono attività che possono richiedere agronomi digitali, tecnici GIS, operatori di sensori e macchine agricole, tecnici dell’irrigazione e specialisti nella gestione dei dati.
Il report non presenta queste figure come un elenco di nuove professioni che ogni azienda dovrà assumere ma evidenzia piuttosto le attività e le competenze potenzialmente necessarie, la cui organizzazione dipende dalle dimensioni dell’impresa e dalle risorse disponibili.
Per le aziende agricole più piccole, infatti, il fabbisogno può essere soddisfatto attraverso cooperative, contoterzisti, consulenti o servizi condivisi, senza tradursi necessariamente in assunzioni dirette.
Efficienza energetica e rinnovabili, il ruolo dei tecnici
Tra gli ambiti interessati dalla trasformazione ci sono le costruzioni, l’industria e i servizi di pubblica utilità, nei quali la transizione richiede sia l’adozione di tecnologie pulite sia interventi per ridurre i consumi energetici e migliorare i processi.
Il report individua, tra le figure professionali coinvolte, tecnici specializzati, manutentori, progettisti, responsabili di produzione e addetti al controllo qualità. Sono professionalità che possono contribuire all’installazione e alla gestione degli impianti, all’adeguamento delle infrastrutture e al miglioramento dell’efficienza energetica.
Una delle figure indicate è l’energy manager o responsabile dell’energia, chiamato ad analizzare i consumi, definire piani di efficientamento e monitorare le prestazioni degli impianti. Tra le competenze necessarie rientrano la capacità di svolgere audit energetici, interpretare i dati di consumo e valutare la sostenibilità tecnico-economica degli interventi (vedi anche Energy Manager: cosa fa, dove lavora e quali competenze servono oggi).
Formazione iniziale e aggiornamento professionale
Per rispondere alla domanda delle imprese, diventa quindi fondamentale rafforzare l’istruzione e la formazione sulle competenze green, preparando i lavoratori ai cambiamenti in corso e alle nuove esigenze del mercato.
Non basta aumentare il numero dei corsi dedicati alla sostenibilità, ma, secondo il report, la formazione dovrebbe essere collegata alle tecnologie effettivamente introdotte nelle imprese e ai cambiamenti richiesti nei processi di lavoro.
La ricerca distingue tra formazione iniziale, destinata a preparare chi entra nel mercato del lavoro, e riqualificazione professionale, necessaria per accompagnare chi già lavora nell’evoluzione delle proprie mansioni.
Per entrambe, viene sottolineata l’importanza di integrare attività pratiche, casi aziendali, competenze digitali e conoscenza degli standard ambientali, così da ridurre la distanza tra ciò che si apprende e le capacità effettivamente richieste dalle imprese.
La formazione continua riguarda inoltre le imprese che non dispongono delle risorse per assumere uno specialista per ogni funzione. Il report osserva che nelle piccole e medie aziende più attività possono essere concentrate nella stessa figura professionale oppure affidate a consulenti esterni. In questi casi, aggiornare le competenze del personale già presente può affiancare il ricorso a professionalità specializzate.
Raccomandazioni a enti formativi e imprese
La raccomandazione del report rivolta agli enti formativi è di rafforzare i percorsi tecnici e professionalizzanti, combinando competenze ambientali, digitali e organizzative (vedi anche Formazione di tecnici. Come stanno andando i corsi ITS in Energia?). Nella rubrica “La formazione energetica in Italia” di QualEnergia.it è possibile consultare una mappatura dei corsi disponibili per accrescere le proprie competenze nel settore energetico.
Per le aziende, invece, il punto di partenza dovrebbe essere l’individuazione dei processi nei quali è possibile ridurre consumi, sprechi ed emissioni. Da questa analisi possono emergere fabbisogni di personale interno, formazione aggiuntiva o ricorso a competenze esterne (vedi anche Esperto in Gestione dell’Energia: una figura chiave per le imprese).
- Report (pdf)































