Da oggi, 19 marzo, è in vigore il decreto-legge n. 33/2026 “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali”, con cui il Governo taglia per 20 giorni le accise sui carburanti.
Il provvedimento è stato varato in un Consiglio dei ministri convocato ieri a sorpresa, firmato dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (il testo è disponibile in basso).
Si compone di sei articoli e, oltre al taglio delle accise, introduce un credito di imposta per i settori autotrasporto (100 milioni di euro) e pesca (10 milioni). Inoltre, dispone per tre mesi un obbligo di pubblicazione dei prezzi giornalieri consigliati da parte delle società petrolifere “ai fini del monitoraggio della filiera e delle valutazioni di competenza relative al corretto funzionamento del mercato”.
All’articolo 2 si trova il dettaglio della rimodulazione delle aliquote sui carburanti:
- benzina 472,90 euro per 1.000 litri;
- gasolio 472,90 euro per 1.000 litri;
- Gpl 167,77 euro per 1.000 chilogrammi.
In termini pratici, la riduzione dell’accisa su benzina e diesel è di 20 centesimi al litro, che diventano 24,4 centesimi con l’applicazione dell’Iva. Sul Gpl il taglio è di 10 centesimi al kg, 12 Iva inclusa (11,26 cent al litro). Le nuove aliquote saranno in vigore fino al 7 aprile. La manovra sulle accise graverà per 417,4 milioni di euro sul 2026 e per 6,1 milioni di euro sul 2028.
Secondo i dati regionali del Mimit aggiornati a questa mattina, la media semplice nazionale dei prezzi alla pompa è di circa 1,81 €/l per la benzina self, 2,03 €/l per il gasolio self e 0,72 €/l per il Gpl, con differenze territoriali limitate. La media della rete autostradale si attesta invece a 1,96 €/l per la benzina, 2,19 €/l per il gasolio e 0,83 €/l per il Gpl.
Tornando sugli obblighi di pubblicazione dei prezzi consigliati da parte delle società petrolifere, all’articolo 1 il decreto chiarisce che tutti i soggetti che provvedono all’approvvigionamento della rete di vendita dei “carburanti autotrazione per uso civile” devono assicurarsi di pubblicare i prezzi consigliati “con adeguata evidenza sui propri siti internet” e devono trasmetterli al Garante per la sorveglianza dei prezzi e al Garante della Concorrenza e del Mercato.
In caso di violazione degli obblighi si applica una sanzione pari allo 0,1% del fatturato giornaliero.
Prezzi petrolio: il Brent tocca nuovi picchi
Oggi, intanto, l’escalation del conflitto in Iran ha fatto spinto ulteriormente al rialzo i prezzi del petrolio.
Il Brent, benchmark di riferimento, ha raggiunto il suo massimo da oltre una settimana, superando i 115 dollari al barile, dopo che l’Iran ha attaccato infrastrutture energetiche in tutto il Medio Oriente a seguito dell’attacco israeliano al giacimento di gas di South Pars. Il picco è stato per ora raggiunto alle 10.25 (118,14 dollari al barile), mentre al momento in cui scriviamo la quotazione è a 115,75.
Secondo un’analisi della piattaforma Trading Economics, i prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 50% dall’inizio della guerra, “poiché il conflitto con l’Iran ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz e ha spinto i principali produttori mediorientali a ridurre significativamente la produzione” (si veda Hormuz, quanto ci costi. Perché dobbiamo investire in elettro-tecnologie).
Il greggio statunitense West Texas Intermediate (Wti) è invece salito a 99,2 dollari al barile nella mattinata di oggi, dopo aver guadagnato nella giornata di ieri circa 5 dollari, passando dai 95,6 dollari al barile registrati alle 19.00 ai 100,3 delle 21.30.
Secondo gli ultimi sviluppi bellici, in seguito all’attacco alle sue raffinerie petrolifere, l’Iran ha annunciato che avrebbe colpito gli impianti petroliferi legati agli Stati Uniti in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, e ha emesso un avviso di evacuazione per gli impianti petroliferi e le aree circostanti.
Gli attacchi missilistici iraniani contro l’area di Ras Laffan in Qatar, sede di importanti impianti di lavorazione del gas naturale liquefatto, hanno causato “ingenti danni” alle infrastrutture energetiche, riferiscono le autorità locali.
Le linee guida Ue sull’import di gas non russo
Da ieri, invece, è scattato il divieto di importare gas russo nell’Unione europea previsto dal regolamento 2026/261. Parallelamente, la Commissione ha pubblicato alcune linee guida (disponibili in basso) per evitare che le nuove norme ostacolino gli approvvigionamenti in una fase particolarmente critica.
Bruxelles esorta i Paesi membri a “organizzare in modo efficiente le procedure autorizzative” e a “mettere a disposizione risorse adeguate” per gestirle.
In particolare, si chiede di abbreviare la durata degli iter autorizzativi alle importazioni di gas non russo a 12-24 ore e di accettare un’unica documentazione anche per più carichi. Infatti, “in caso di consegne multiple nell’ambito dello stesso contratto di fornitura, non è giustificato richiedere autorizzazioni individuali se le circostanze rimangono invariate”.
Inoltre, qualora gli importatori abbiano già ricevuto un’autorizzazione per il Gnl non russo, “sarebbe sproporzionato richiedere una nuova autorizzazione solo perché il porto d’importazione del Gnl cambia da uno Stato membro all’altro”. Di conseguenza, finché lo Stretto di Hormuz resterà bloccato, le autorità nazionali dovranno riconoscere le autorizzazioni già rilasciate da altri Paesi dell’Unione.
Infine, dovranno essere semplificate anche le procedure per attestare il Paese di produzione del gas: le autorità richiederanno esclusivamente la documentazione doganale standard, come il Paese di origine e il punto di carico.
- Decreto accise (pdf)
- Relazione illustrativa (pdf)
- Relazione tecnica (pdf)
- Linee guida Commissione Ue (pdf)


























