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Fotovoltaico a noleggio. Pannelli “in regalo”?

Come funziona l'installazione "gratuita" di un impianto a fotovoltaico a noleggio. Vantaggi e rischi.

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Timeo danaos et dona ferente”, temo i greci anche se portano doni, scriveva Virgilio nell’Eneide. Lui si riferiva al cavallo di legno lasciato davanti a Troia, e, in effetti, dopo lo scherzetto giocato da Ulisse ai troiani, l’idea di diffidare dai regali degli sconosciuti è diventata senso comune.

Attenzione però ad applicarla indiscriminatamente, certi “regali” vanno considerati con attenzione, perché potrebbero essere vantaggiosi.

Per esempio, che direste se qualcuno vi installasse (inizialmente) gratis un impianto fotovoltaico sul tetto, che potete poi far rimuovere (quasi) senza spese, se un giorno cambiaste idea?

Noi diffidenti italiani cominceremmo subito a sospettare il bidone, ma il bidone in questo caso non sembra esserci anche perché a fare questa proposta è Modus, una multinazionale europea, attiva nel campo delle energie rinnovabili fin dal 1993.

La sua società Green Genius, nata nel 2017, intende infatti fornire impianti solari alle famiglia europee (partendo per adesso da quelle lituane, polacche, bielorusse, italiane e portoghesi), con una formula che ricorda un po’ quella delle ESCo, le società che forniscono sistemi per ridurre i consumi energetici ad aziende o comuni, facendosi pagare un importo mensile proporzionato al risparmio ottenuto, fino a riprendere spesa e guadagno, dopo di che il sistema diventa proprietà del cliente.

«C’è una certa somiglianza, ma la nostra formula è diversa», spiega Giorgia Millena, manager della comunicazione di Green Genius. «Noi installiamo l’impianto fotovoltaico sul tetto, accollandoci tutte le spese, manutenzione compresa, e il cliente ci paga solo l’energia prodotta, a prezzi competitivi con quelli di rete, per tutto il tempo che vuole, fino a fine vita dell’impianto. Se però ci ripensa, noi smontiamo il tutto e ce li riprendiamo, chiedendo indietro solo i 150 euro spesi per le pratiche di allaccio al contatore. Il contratto che stipuliamo è trasparente, niente trucchi».

La tariffa applicata al cliente dipende da vari fattori, per esempio se si tratta di un privato o di una azienda, avendo queste ultime contratti con tariffe più basse di quelle domestiche.

«In generale, però, cerchiamo di far avere al cliente un risparmio di circa il 20% sulla bolletta, che può sembrare poco, ma se si considera che lui non paga nulla di installazione, direi che è tutto “grasso che cola”. E se poi la spesa per l’energia è alta, allora ecco che anche risparmiarne un quinto circa, non è trascurabile».

Fatti un po’ di conti, Millena ci spiega che «per quanto riguarda la tariffa che applichiamo, in media una famiglia ci pagherà l’elettricità solare 0,11 €/kWh, contro gli 0,21 del prezzo medio in bolletta. Per una azienda la media è invece di 0,07 €/kWh. L’energia prelevata dalla rete quando il sole non c’è, invece, il cliente dovrà continuare a pagarla al suo fornitore, come prima».

E proprio quest’ultima parte è il punto critico dell’offerta: come è noto gran parte dell’energia solare prodotta da una casa, in genere finisce nella rete, in quanto il sole c’è solo di giorno, quando magari le persone sono fuori casa, e ce n’è troppo d’estate e poco d’inverno.

Se il cliente deve pagare anche l’energia solare non usata, la convenienza dello schema sembra allontanarsi e può anche diventare una perdita, se l’energia immessa in rete è molta.

«In realtà l’energia immessa in rete non è regalata, il GSE, tramite lo scambio sul posto, la rimborsa a circa 0,12 €/kWh, in pratica restituendo al cliente quanto aveva pagato a noi», dice l’azienda.

Questo è vero, ma se l’immissione in rete supera sempre i consumi, la differenza il GSE potrebbe anche non restituirla mai.

«Ma è nostro interesse evitare che questo succeda, altrimenti il cliente ci dice di riprenderci l’impianto. Così accettiamo solo clienti che per l’orientamento del tetto, la quantità dei consumi elettrici e i tempi in cui questi avvengono, abbiano assicurato un risparmio non trascurabile, diciamo dai 50 euro l’anno in su. Al di sotto di quella cifra sconsigliamo di usare il nostro servizio. Inoltre nel progetto dell’impianto manteniamo più bassa possibile la potenza, proprio per evitare inutili eccessi di produzione. Infine il cliente viene informato su tutte le strategie da seguire per massimizzare l’uso dell’energia solare, spostando più consumi possibili di giorno. Stiamo anche sperimentando, presso una delle famiglie italiane che hanno già il nostro impianto, l’uso di una piccola batteria domestica, per spostare la produzione solare alla sera e aumentare l’autoconsumo».

Insomma lo schema proposto da Green Genius può essere un affare, se tutte le pedine indicate sono al posto giusto, mentre è sconsigliabile per chi consuma poco, è spesso fuori casa, consuma molto di sera e di notte o ha il tetto orientato male. Inoltre può usare questa proposta solo chi abita in case monofamiliari o in piccoli condomini da 3-4 famiglie.

Il punto, adesso, è capire invece quale sia la convenienza per Green Genius: a occhio questo “regalare” impianti e ripagarli con la vendita dell’elettricità, non sembra un affarone per loro.

«Bisogna considerare che dietro Green Genius c’è Modus, un gigante dell’energia rinnovabile, dalle spalle larghe quanto a capitali e possibilità di procurarsi impianti solari a basso costo», spiega Millena.

«Comprimendo al massimo tutte le spese, possiamo stimare che un 3 kW, venga a costarci circa 2.500 euro: con una produzione di circa 3600 kWh l’anno a 0,11 €/kWh, incassiamo circa 400 €/anno, con un rientro dell’investimento in circa 7 anni. Per noi è sufficiente».

Tanto sufficiente che stanno  pensando di estendere lo schema anche agli impianti a terra: in questo caso il proprietario di un terreno lo concede in uso a Green Genius, che ci installa un impianto per la produzione in rete, dividendo poi con lui il guadagno. Intanto  investiranno nei prossimi anni 240 milioni, per acquistare terreni e aggiungere circa 300 MW alla generazione solare italiana.

Lo schema di Green Genius, si adatta comunque ai vari paesi, a secondo delle tariffe elettriche e delle condizioni locali: l’Italia è stata scelta per l’alto costo dell’elettricità in bolletta e la buona irradiazione, mentre altri possono essere convenienti perché danno ancora incentivi alla produzione.

«E non trascurerei anche il fatto che molte persone vogliono a rendere i propri consumi energetici più puliti, anche se non ne traggono una grande guadagno. In Lituania, per esempio, che non è un paese molto soleggiato, stiamo avendo successo, proprio per l’opportunità di “diventare verdi” a costo zero, che offriamo. L’Italia forse sarà meno sensibile a questa campana e più a quella economica, ma già nei primi mesi, con pubblicità solo sul web abbiamo comunque raccolto centinaia di richieste di informazione e una decina di contratti», conclude Millena.

Insomma, con l’offerta di Green Genius, come dicono loro, sembra non ci siano più scuse per non passare al solare.

Ma che ne pensa una “vecchia volpe” del mercato del fotovoltaico in Italia come Paolo Rocco Viscontini, presidente dell’Associazione Italia Solare e della ditta di installazione fotovoltaica Enerpoint?

«Il fatto che dietro a loro ci sia Modus, rassicura sulla serietà dell’operazione e del resto tempo fa anche noi di Enerpoint pensavamo a qualcosa del genere. In effetti, i numeri lo consentono e coprono il buco di chi vorrebbe farsi un impianto solare, ma non ha il capitale e non può trovare, o non trova alle condizioni che vorrebbe, un prestito bancario adeguato».

Qualche dubbio però Viscontini lo ha invece sul successo dell’installare impianti a terra, perché lì c’è già una lotta fra i vari operatori, per accaparrarsi i terreni più adatti al solare.

«Inoltre non vorrei che, nella loro visione “nordeuropea”, abbiano perso di vista alcuni rischi peculiari dei mercati mediterranei: che succede, per esempio, se il cliente non gli paga l’elettricità? Certo, vanno a riprendersi l’impianto, ma se il cliente non li fa entrare in casa, cosa succede? Anni di cause legali? Insomma, spero abbiano considerato il “fattore furbi”. Magari hanno calcolato che qualche punto percentuale di disonesti, o di gente che fa perdere tempo e soldi, installando e poi facendo disinstallare poco dopo, nella massa dei clienti totali, sarà sopportabile», conclude Viscontini.

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