“In linea con la nuova direttiva europea sulle fonti rinnovabili, stiamo lavorando per introdurre nuove figure come quella del cliente attivo, della comunità energetica dei cittadini e quella degli autoconsumatori, individuali o collettivi”. L’annuncio, seppure non nuovo e finora non seguito da rislutati, è arrivato ieri dal sottosegretario MiSE con delega all’Energia Davide Crippa, intervenuto al convegno organizzato a Roma dal Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) intitolato “Autoconsumo collettivo e sistema elettrico: quali ipotesi per un rapido avvio”.

“Rapido” è l’aggettivo attorno al quale si è accentrata l’attenzione dei partecipanti, a partire da GB Zorzoli, presidente del Coordinamento FREE, secondo cui gli obiettivi al 2030 comportano la necessità che la crescita annua per il fotovoltaicosalga tempestivamente” rispetto ai 437 MW installati in Italia l’anno scorso.

Secondo l’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, infatti, per rispettare il PNIEC, le installazioni FV in Italia dovranno più che raddoppiare a 900 MW ogni anno dal 2020 al 2025, per poi salire ulteriormente di 4,8 GW l’anno dal 2025 al 2030.

Non c’è un minuto da perdere, anche perché il 2020 “è domani”, spiega Zorzoli.

La ricetta del presidente di Free per fare presto contiene un mix di ingredienti presi sia dal mercato che dalle politiche regolatorie: puntare sulle installazioni su tetto ed evitare troppi impianti a terra, dove più facilmente ci si scontra con lungaggini autorizzative; creare condizioni di mercato che inducano a installare gli impianti là dove c’è più consumo, cioè nel centro-nord, così da limitare gli investimenti nella rete di trasmissione e favorire l’autoconsumo.

Ed è proprio qui che, secondo Zorzoli, l’Italia dovrà dare il meglio di sé, innovando la tradizionale ricetta dell’autoconsumo individuale con la nuova variante dell’autoconsumo collettivo.

Poiché è solo la lettera di una norma che attualmente permette l’autoconsumo esclusivamente per gli impianti FV su abitazioni monofamiliari, edifici industriali o della grande distribuzione, dice Zorzoli, basterebbe un emendamento di 28 parole, a costo zero, che dichiarasse le reti condominiali come Sistemi di Distribuzione Chiusi (SDC), per allargare i confini dell’autoconsumo dalle villette a tutti i condomìni.

Secondo Zorzoli, tale modifica potrebbe essere fatta subito, con un decreto, così da non dover attendere il recepimento delle direttive europee in materia che sono ancora lontane dall’aver esaurito il proprio iter parlamentare.

Per il Presidente del Coordinamento FREE, sarebbe il primo passo verso l’allargamento dell’autoconsumo a chi vive sotto un tetto comune, e in prospettiva anche ai “vicini,” con la creazione di nuove comunità dell’energia elettrica, così come dettato dalle direttive, seppur in modo non del tutto chiaro e univoco.

Tutti i partecipanti al convegno hanno però sottolineato che un rapido avvio di tali nuovi modelli deve tener conto della gestione del sistema elettrico e in particolare del ruolo strategico della rete di distribuzione.

Il nocciolo della questione per la rete è quello degli oneri sempre maggiori che ricadrebbero sui consumatori “tradizionali” via via che un numero crescente di persone comincia ad auto-consumare elettricità prodotta in proprio.

Attualmente, il 23,4% degli oneri di sistema è relativo alle rinnovabili e alla cogenerazione CIP6 ma in prospettiva il calo degli incentivi consentirà al 2030 un risparmio del 9,7% sul prezzo del kWh, dice Zorzoli.

Anche ipotizzando una forte crescita dell’autoconsumo che nel 2030 riduca del 20% i ricavi dei gestori di rete, invece di scaricare sugli altri consumatori domestici i maggiori oneri di trasporto e misura, si potrebbe coprire il minore ricavo dei gestori delle reti, stimato al 3,94%, con una parte di quel 9,7% di risparmio dato dalla riduzione degli incentivi.

Basterebbe poi una semplice norma che stabilisca un conguaglio annuale per compensare i distributori e garantire la sostenibilità operativa della rete, dice Zorzoli.

Per Vincenzo Ranieri, Amministratore Delegato di E-distribuzione, non ci devono essere dicotomie ideologiche fra reti pubbliche e le prossime reti private.

Circa il rapporto fra rete pubblica e reti private, sia Ranieri che Maurizio Delfanti, Amministratore Delegato di Ricerca Sistema Energetico (RSE), hanno evidenziato un paradosso che potrebbe celarsi dietro un’adozione frettolosa del nuovo modello di comunità energetica.

Il paradosso è che l’Italia ci ha messo decenni a realizzare la concorrenza nel mercato elettrico a vantaggio dei consumatori e, secondo Delfanti, potrebbe non essere l’ideale tornare a legare consumatore e produttore a doppio filo, pur nell’ambito virtuoso della generazione elettrica rinnovabile delle comunità energetiche.

Per Delfanti, assieme a conquiste come le minori perdite di trasporto, la disponibilità diffusa e l’ecosostenibilità che le rinnovabili hanno favorito, bisognerà fare attenzione a preservare i diritti e la libertà di scelta dei consumatori, mantenendo gli alti livelli di qualità della rete.

Delfanti nota che armonizzare e garantire tutti i benefici dei diversi ambiti non sarà facile, soprattutto perché la proprietà e la gestione di una piccola rete da parte di una comunità energetica “non è economicamente conveniente”.

I grandi distributori beneficiano, infatti, di economie di scala “non realizzabili dalle energy community,” per le quali sarebbe anche molto costoso garantire gli stessi livelli di qualità delle reti gestite dai grandi distributori, dice Delfanti, secondo il quale bisogna puntare su nuovi modelli di mercato che promuovano la concorrenza, anche attraverso la riforma delle tariffe.

Giordano Colarullo, Direttore Generale di Utilitalia, che riunisce le cosiddette municipalizzate, fa notare in proposito come ci sia un motivo storico per la nascita delle “centrali” elettriche. Le centrali furono molti decenni fa la risposta a condizioni di povertà elettrica diffusa e alla scarsa qualità delle micro-reti locali sparpagliate sul territorio. Non sarebbe il caso di tornare al passato, dice.

Fra i dettagli pratici che potrebbero frenare la rapida evoluzione dell’autoconsumo collettivo nei condomìni, Delfanti ne individua per esempio uno: realizzare un unico impianto FV a servizio di tutti i residenti in un complesso medio-grande potrebbe comportare la necessità di installare nel condominio una cabina MT, cosa non sempre possibile o facilmente realizzabile.

Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente, dice che dobbiamo partire subito con l’autoconsumo collettivo, “premiando quello istantaneo,” poiché garantisce una maggiore efficienza e un minore peso sulla rete, dice Zanchini.

Per affrontare le possibili criticità evidenziate durante il convegno, secondo Zorzoli, “in una prima fase si può approvare una norma che recepisca soltanto le comunità di energia rinnovabile virtuali, in cui gli scambi di energia avvengono sulla rete di distribuzione, avviando nel contempo progetti pilota per acquisire informazioni sui criteri per la realizzazione di micro-reti da parte delle comunità locali.”