Eolico in trappola: l’offensiva di Trump blocca il settore negli Usa

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Un'indagine sugli aerogeneratori dell'amministrazione: ne farebbero una questione di "sicurezza nazionale", non escludendo ulteriori dazi. Intanto lo stop al parco eolico di Orsted tra Rhode Island e Connecticut fa crollare le quotazioni dell'azienda.

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Donald Trump prosegue nella sua battaglia aperta all’eolico.

Dopo l’inclusione all’inizio della scorsa settimana delle turbine tra i prodotti soggetti ai dazi del 50% su acciaio e alluminio, la sua amministrazione ha lanciato un’indagine sugli aerogeneratori.

Una mossa che potrebbe potenzialmente aggiungere ulteriori tributi sulle greentech nel Paese.

L’indagine è stata annunciata in un avviso (pdf) del Federal Register, il registro quotidiano in cui vengono pubblicati atti, avvisi e documenti ufficiali del governo federale.

Si legge che “il 13 agosto 2025 il Segretario al Commercio ha avviato un’indagine per determinare gli effetti sulla sicurezza nazionale delle importazioni di turbine eoliche e delle loro parti e componenti”. Non vengono  peròesplicitamente esposte le ragioni o le prove a sostegno dell’iniziativa.

I temi dell’indagine

L’amministrazione Usa ha dichiarato di voler raccogliere dati sulla domanda attuale e futura di turbine eoliche e dei loro componenti nel Paese, su quanto la produzione interna delle componenti sia in grado di soddisfare la domanda interna e sul ruolo delle catene di approvvigionamento estere, in particolare dei principali esportatori, nel soddisfare la domanda statunitense.

Sotto la lente anche la concentrazione delle importazioni di turbine e dei loro componenti da un numero limitato di fornitori o Paesi esteri e i relativi rischi associati, l’impatto dei sussidi governativi stranieri e di quelle che vengono definite “pratiche commerciali predatorie” sulla competitività dell’industria eolica americana e l’impatto economico dei prezzi “artificialmente contenuti” delle turbine eoliche e dei loro componenti a causa delle “pratiche commerciali sleali” straniere e della sovrapproduzione sponsorizzata dagli Stati.

In chiave di difesa commerciale si valuta il “potenziale di restrizioni alle esportazioni” da parte di Paesi stranieri, la capacità di questi ultimi di utilizzare come “arma” il proprio controllo sulle forniture di turbine, oppure la fattibilità di un aumento della capacità interna di produzione per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Il documento non esclude inoltre la necessità di “misure aggiuntive”, tra cui vengono citati esplicitamente i dazi, per “proteggere la sicurezza nazionale”.

È inutile ricordare che l’industria eolica statunitense oggi dipende fortemente dalle importazioni di componenti, con il 41% proveniente da Messico, Canada e Cina, secondo dati di Wood Mackenzie del 2023.

Lo stop al parco eolico di Orsted

Intanto la guerra di Trump all’eolico è aperta e senza esclusione di colpi. Il presidente americano ha sospeso il rilascio di nuove licenze per l’eolico offshore in attesa di “nuove valutazioni ambientali ed economiche” e questa sua avversione alla tecnologia ha già causato anche ingenti danni economici al settore (Eolico offshore, l’effetto Trump fa saltare la vendita di una pipeline da 25 GW).

Venerdì 22 agosto c’è stato l’ennesimo “colpo”, quando il Bureau of Ocean Energy Management (Boem) ha ordinato la sospensione dei lavori per un progetto da 1,5 miliardi di dollari denominato “Revolution Wind” del colosso danese Orsted, già completato all’80% con 45 delle 65 turbine previste già installate.

Una volta operativo, il parco eolico dovrebbe fornire elettricità a 350mila abitazioni tra il Rhode Island e il Connecticut a partire dal prossimo anno.

Questa battuta d’arresto arriva in un momento già critico per Orsted. L’azienda ha dovuto affrontare sfide crescenti, tra cui l’aumento dei costi, l’incremento dei tassi di interesse e le interruzioni della catena di approvvigionamento, che hanno già causato ritardi e cancellazioni di progetti sia negli Stati Uniti che in altri mercati.

Il valore in borsa della società è sceso del 16% ieri, 25 agosto, mentre è crollato dell’87% dal suo picco raggiunto nel gennaio 2021.

Quella su Revolution Wind è la seconda importante sospensione di un progetto eolico offshore decisa dal Boem quest’anno, dopo quella che ad aprile ha colpito il progetto “Empire Wind 1” della società energetica norvegese Equinor al largo di New York.

Alcuni esperti ritengono però che la sospensione di Revolution Wind potrebbe essere revocata. “Lo scenario più probabile è che la questione venga risolta a favore di Orsted, con l’aiuto della politica oppure in tribunale”, ha affermato al Financial Times Jacob Pedersen, analista di Sydbank, una delle principali banche danesi.

Tuttavia, gli sforzi diplomatici potrebbero essere resi complicati dalle tese relazioni tra Danimarca e Stati Uniti, a seguito delle velleitarie dichiarazioni di Trump sulla sua volontà di acquisire la Groenlandia.

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