Sono state 2.419 le nomine degli energy manager arrivate quest’anno alla Fire (Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia) e riferite al 2021.

Di queste, 1.606 sono relative ad energy manager nominati da soggetti obbligati e 813 da soggetti non obbligati, come riassume la tabella seguente.

È quanto emerge dal rapporto Fire, presentato il 29 novembre durante un webinar dedicato, che la Federazione stila ogni anno con l’obiettivo di fornire un quadro statistico dettagliato, in qualità di soggetto che gestisce le nomine e promuove il ruolo di questa figura dal 1992.

Nel 2021 si è interrotto il trend di crescita degli energy manager nominati dai soggetti obbligati (tabella sotto). Si tratta di un -5% rispetto allo scorso anno, dopo che nel settennato 20142020 le nomine erano cresciute del 15%.

In particolare si nota come il settore industriale abbia una larga percentuale di nomine volontarie, mentre nei trasporti la stragrande maggioranza degli energy manager nominati è soggetta all’obbligo.

Tra i settori virtuosi in termini di nomine spicca il cartario e quello dell’industria alimentare. Il settore manifatturiero in generale si è mantenuto stabile rispetto al passato.

È particolarmente preoccupante, però, secondo Fire, il calo di nomine della pubblica amministrazione, comparto da sempre caratterizzato da un elevato tasso di inadempienza. Una parziale spiegazione, evidenzia una nota riassuntiva, si può ricercare nella riduzione dei consumi dovuti alla crisi, che può aver portato diversi soggetti sotto la soglia di nomina.

Buona pratica sarebbe stata però – commenta l’associazione – nominare lo stesso gli energy manager, non solo in vista dell’aumento dei consumi post lockdown, ma soprattutto in ragione dei bassi prezzi dell’energia che avevano creato un momento favorevole per impostare politiche di efficientamento energetico.

Come mostra la tabella qui sotto, si è registrata un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, con un calo del 7% rispetto al 2020 trainato dalle città metropolitane e i Comuni capoluogo di provincia, che si inserisce in un contesto di numeri piuttosto bassi, rispetto al totale dei soggetti potenzialmente obbligati.