Ecco il Piano di ripristino della natura inviato all’Europa

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Il Mase pubblica il documento trasmesso alla Commissione europea in cui spariscono i vincoli sulle energie rinnovabili. La valutazione di Bruxelles arriverà entro sei mesi.

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Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha pubblicato la bozza di Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) inviata alla Commissione europea il 25 settembre (disponibile in basso insieme a una tabella di sintesi).

Il documento era atteso dagli stakeholder del settore, come nel caso di quattordici associazioni ambientaliste che a inizio settembre avevano richiesto il documento al Mase, o delle associazioni dei Comuni e degli edili (Anci e Ance), che avevano segnalato la necessità di apportare alcune modifiche alla precedente versione posta in consultazione tra aprile e giugno.

Il piano è previsto dal regolamento Ue 2024/1991 ed è uno strumento strategico per recuperare gli ecosistemi degradati, tutelare la biodiversità e aumentare la resilienza del territorio di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.

Dopo la notifica della bozza a Bruxelles è prevista una fase di valutazione di sei mesi, al termine della quale la Commissione europea potrà formulare osservazioni e indicazioni.

Successivamente l’Italia lavorerà alla versione definitiva del documento che dovrà essere pubblicata entro settembre 2027 e poi riesaminata alla luce dei risultati del monitoraggio e dei progressi compiuti.

Al momento sono dieci gli Stati membri che hanno notificato il Pnr alla Commissione Ue.

Per l’Italia l’Ispra svolge il ruolo di responsabile scientifico e tecnico nella redazione del piano, a cui collaborano anche il Crea e diversi soggetti scientifici.

Secondo la presidente dell’Istituto di protezione ambientale, Maria Alessandra Gallone, “il Piano nazionale di ripristino della natura è una grande occasione per il Paese. Dobbiamo raccontarlo e soprattutto attuarlo per ciò che può realmente costituire: non un insieme di vincoli stabiliti senza confronto, ma un progetto di rigenerazione del nostro patrimonio naturale e, insieme, dei nostri territori, delle nostre economie e delle nostre comunità. Ripristinare la natura significa investire nel futuro”.

I contenuti del Piano di ripristino della natura

Nella bozza inviata a Bruxelles spariscono i riferimenti alle energie rinnovabili che erano stati criticati da Anci in fase di consultazione (si veda Nel Piano ripristino natura le compensazioni ecologiche per le rinnovabili).

Nella versione precedente, infatti, il paragrafo 4.6.2 sosteneva che la transizione energetica non dovesse compromettere la resilienza ambientale e che realizzare impianti a fonti rinnovabili in aree idonee non fosse condizione minima e sufficiente per derogare automaticamente agli obiettivi di ripristino della natura, soprattutto negli ecosistemi urbani.

La conservazione degli spazi verdi e della copertura arborea, in particolare, veniva considerata “prioritaria” rispetto alla trasformazione tecnologica, che comprende anche il settore energetico.

Infine, secondo la bozza posta in consultazione ad aprile le nuove installazioni avrebbero dovuto privilegiare fotovoltaico sui tetti, infrastrutture esistenti e suoli già impermeabilizzati.

Tutte queste indicazioni sono state cancellate nella versione inviata alla Commissione europea il 25 settembre.

Attualmente il testo indica in maniera più generica le sinergie tra Pnr e Pniec (Piano nazionale integrato energia clima), ricordando come, al fine di evitare potenziali conflitti tra ripristino degli ecosistemi e sviluppo delle infrastrutture energetiche rinnovabili, l’articolo 6 del regolamento 2024/1991 preveda che pianificazione e localizzazione di impianti eolici, fotovoltaici e idroelettrici debbano tenere conto delle aree oggetto di ripristino, degli habitat prioritari e delle zone a elevato valore di biodiversità.

Un approccio che il piano mantiene anche a tutela degli ecosistemi marini.

Altra critica fatta in precedenza da Anci era l’introduzione di particolari compensazioni ecologiche alla realizzazione di impianti a fonti rinnovabili su spazi verdi o a copertura arborea, cancellate nella versione del 25 settembre.

Il Pnr cita anche le “attività di estrazione di risorse e produzione di energia”, per le quali “tutte le misure volte a interrompere/evitare la rimozione di suolo portano benefici diretti, soprattutto in termini di erosione” (si veda anche Agrivoltaico non significa consumo di suolo).

Infine, il paragrafo 4.3.2.1 dedicato alle sovvenzioni che incidono negativamente sulle finalità del regolamento Ue di ripristino della natura, per le quali si rimanda al Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli redatto annualmente dal Mase.

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