Ddl Bilancio e proposte ambientaliste per cambiare le tasse sull’energia

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Ridurre la fiscalità sui consumi elettrici e aumentare la percentuale di detrazione per l'ecobonus, tra le richieste del think tank ECCO in audizione. Le critiche di Wwf e Greenpeace sulla Manovra.

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Accise e oneri parafiscali gravano in modo rilevante sulle bollette elettriche di famiglie e imprese, ma il disegno di legge Bilancio ora al vaglio del Parlamento è poco incisivo su questo fronte ed è “incapace di fornire supporto concreto ai consumatori”.

Questa la principale critica mossa dal think tank italiano ECCO nella sua memoria presentata ieri (3 novembre) in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame della Manovra 2026.

Si chiede, pertanto, una revisione della fiscalità energetica volta a favorire l’utilizzo dell’energia elettrica e a ridurre i consumi di combustibili fossili.

Come riformare la tassazione energetica

Le proposte di ECCO sono cinque, partendo dalla rimozione degli oneri parafiscali Asos dalla ricarica dei veicoli elettrici, perché “appare difficilmente giustificabile continuare a far gravare su un’infrastruttura pubblica di ricarica degli oneri che niente hanno a che fare con lo sviluppo di tale infrastruttura”.

Il gettito necessario, il cui costo stimato per il 2026 è pari a 100 milioni di euro, “può provenire dall’accelerazione della riforma delle accise sui carburanti diesel e benzina”, che intende eliminare un sussidio ambientalmente dannoso (il vantaggio fiscale accordato al gasolio rispetto alla benzina).

Ricordiamo che l’articolo 30 del ddl Bilancio parifica le accise su benzina e gasolio impiegato come carburante, portandole entrambe a 672,90 euro per mille litri. Più in dettaglio, dal 1° gennaio 2026 si prevede di ridurre l’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro per litro, con un corrispondente aumento dell’accisa sul gasolio.

Altra proposta è allineare l’accisa sul gas a quella sull’elettricità in €/kWh nel settore domestico, garantendo un trattamento omogeneo per tutti i consumi residenziali; contestualmente, si suggerisce di uniformare l’Iva sui consumi di gas domestico al 10%, al pari dell’energia elettrica, al posto delle aliquote progressive oggi in vigore (10% fino a 480 Standard metri cubi/anno, poi 22%, per una media ponderata pari al 16,53%).

Tale operazione, si spiega, “contribuirebbe a riformare un sussidio ambientalmente dannoso attualmente presente a favore del gas (nella forma di un’accisa inferiore rispetto all’elettrico) in un settore, come quello domestico, dove l’elettrificazione è l’opzione più efficiente” per ridurre l’uso di fonti fossili e le relative emissioni di CO2.

Di seguito le altre richieste:

  • riforma delle accise sui consumi di gas ed elettricità nel settore industriale, abbassando l’accisa sull’elettricità per usi industriali ai livelli di quella sul gas, o allineando le due accise tramite un meccanismo analogo a quello per benzina/diesel, al fine di eliminare le distorsioni di tassazione tra questi due vettori energetici;
  • rimozione degli oneri parafiscali Asos dalle tariffe elettriche pagate dalle imprese che decidono di adottare misure di elettrificazione per sganciarsi dal gas, per assicurare che i benefici derivanti dalla maggiore efficienza energetica siano trasferiti ai consumatori;
  • rimozione da tutte le tariffe della componente parafiscale Aesos, volta a coprire i costi derivanti da uno sconto tariffario a favore delle imprese a forte consumo di energia: è un costo sostenuto per politiche industriali che, come tale, non dovrebbe essere a carico dell’elettricità pagata dai consumatori finali.

Le richieste per i bonus edilizi

Altro tema toccato dalla memoria di ECCO è la riqualificazione edilizia.

L’articolo 9 della Manovra, come abbiamo scritto, intende mantenere per il 2026 una detrazione al 50% (anziché al 36%, come da legislazione vigente) sia per il bonus casa che per interventi di efficienza energetica sulla prima casa (l’aliquota scende al 36% per gli interventi di entrambi i tipi sulle seconde case).

Al contrario, “per evitare di interrompere il percorso di riqualificazione energetica e il processo di innovazione del comparto edilizio”, ECCO propone di mantenere un differenziale tra gli incentivi per le ristrutturazioni edilizie e quelli per l’efficienza energetica: 36% per gli interventi di recupero edilizio nel bonus casa e 65% per l’Ecobonus nel caso di abitazione principale.

Per le seconde case resterebbe applicabile la sola aliquota del 36% per gli interventi di efficienza energetica.

Le critiche ambientaliste

Diverse le critiche evidenziate dalle associazioni ambientaliste.

Il Wwf, in particolare, riguardo all’articiolo 30 sull’allineamento delle accise di benzina e gasolio, “l’aumento delle accise sul gasolio è accompagnato da una parallela riduzione di pari entità su quelle della benzina, portandoli quindi allo stesso livello di tassazione che si trova a metà strada rispetto alle posizioni di partenza. Se da un lato quindi si elimina un Sad, dall’altro se ne istituisce di fatto un altro con un effetto netto molto ridotto all’impatto che avrebbe potuto avere”.

Inoltre, la soppressione dell’addizionale regionale all’accisa sul gas prevista dall’articolo 34, è “una riduzione tutt’altro che giustificata da ragioni ambientali, al contrario se non sostituita da un corrispettivo nazionale rischia di incentivare ulteriormente l’utilizzo di gas”.

Per Greenpeace, la legge di Bilancio è “profondamente sbagliata e pericolosamente miope”, perché “dimostra una cecità totale verso gli investimenti verdi, unica via per garantire una sicurezza energetica, economica e ambientale duratura”, mentre “abbandona il territorio alla sua fragilità, stanziando briciole per la prevenzione del dissesto idrogeologico” e “ignora volutamente la prevenzione della crisi climatica”.

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