Crisi ed energia, il governo è alla finestra

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Le misure di emergenza – dalla riserva fredda a carbone, alla vendita delle scorte – restano pronte, spiega il ministro Pichetto. Intanto ribadisce che il gas rimarrà centrale “ancora per diversi decenni”, in attesa di idrogeno e nucleare.

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Nel pieno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e della volatilità sui mercati energetici, il governo monitora la situazione ma non ha ancora deciso misure immediate per contenere i prezzi dell’energia.

Quanto alla visione di medio termine, non cambia: le rinnovabili devono continuare a crescere – per i benefici evidenti che recano a prezzi e sicurezza – ma, per l’aumento previsto della domanda, anche il gas resterà centrale “ancora per diversi decenni”, dopo di che interverranno, accanto alle rinnovabili, idrogeno e “nuovo nucleare”.

È quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin presente oggi a KEY di Rimini.

Sul gas nessuna emergenza quantitativa

Il ministro ha rassicurato: al momento non esiste un problema di disponibilità fisica del gas per l’Italia. Il Paese può reggere meglio di altri partner europei grazie a livelli di stoccaggio tra i più alti dell’Unione e a una limitata dipendenza diretta dalle forniture dal Golfo Persico.

“Gli stoccaggi nazionali sono attorno al 47-50%, mentre le importazioni dal Qatar valgono circa 5-6 miliardi di metri cubi l’anno”, ha spiegato. Inoltre le forniture previste per marzo e aprile risultano “in gran parte già arrivate”.

Il vero elemento di incertezza riguarda invece i prezzi e l’impatto della crisi nello stretto di Hormuz sui mercati internazionali, e in particolare sul mercato di riferimento europeo, il TTF.

Il ministro ha sottolineato che l’evoluzione delle quotazioni dipenderà dalla durata della crisi e dal rapporto tra domanda e offerta sui mercati globali. “Ogni movimento di mercato porta con sé speculazione”, ha osservato, precisando però che si tratta della normale speculazione di borsa legata al funzionamento dei mercati. Paesi fortemente dipendenti dal gas come Italia e Germania sono tra quelli più esposti a queste oscillazioni.

Il governo monitora la situazione

Sul piano operativo, il governo per ora si limita al monitoraggio. A Palazzo Chigi si è tenuta una riunione di scenario con la Presidenza del Consiglio, i ministri degli Esteri e della Difesa e i vertici di Eni e Snam, ma senza decisioni operative.

Il Comitato gas non è stato ancora convocato, anche se potrebbe esserlo a breve, mentre l’Acquirente Unico ha già attivato una prima riunione dell’organismo di controllo.

Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche la vendita di circa 2 miliardi di metri cubi di gas dalle scorte, ma “per ora si tratta soltanto di un’opzione in valutazione”, ha precisato.

In questo quadro, non sono previste al momento misure emergenziali specifiche per le imprese energivore. “Prima di parlare di misure emergenziali cerchiamo di capire qual è l’emergenza”, ha detto Pichetto, sottolineando che il confronto con imprese e associazioni è comunque continuo.

Il ministro ha anche ricordato che l’Italia aveva proposto anni fa acquisti comuni di gas e stoccaggi europei condivisi, senza trovare allora l’accordo degli altri Paesi. Alla luce della crisi attuale il tema potrebbe tornare d’attualità.

Carbone e riserva fredda

Nel nuovo scenario energetico, il ministro ha indicato come strategico mantenere disponibili alcune centrali a carbone.

In particolare, gli impianti di Civitavecchia e Brindisi dovrebbero restare in riserva fredda. “Ritengo siano strategiche”, ha affermato Pichetto, spiegando che andranno mantenute pronte all’uso anche se “l’auspicio è di non doverle riattivare”.

Nonostante l’ipotesi sia in discussione da quasi un anno, non sembra che un percorso operativo in tal senso sia stato tracciato.

Il governo dovrà decidere se mantenere gli impianti a carbone operativi tramite Enel oppure attraverso una gara per un altro gestore, ha spiegato Pichetto, mentre un decreto  sarà adottato soltanto quando sarà definito il costo dell’operazione e si deciderà di procedere. “Quando decideremo di usarle, il decreto sarà pronto un quarto d’ora prima”, ha detto il ministro.

Sul fronte delle concessioni della distribuzione elettrica, Pichetto ha spiegato che il decreto attuativo previsto dalla Legge di bilancio 2025 per la proroga non è stato ancora affrontato con il Mef e al momento non ci sono tempistiche definite, anche perché le concessioni scadono nel 2030.

Più rinnovabili, ma gas centrale “ancora per diversi decenni”

Secondo il ministro, la crisi internazionale rafforza l’urgenza di aumentare la produzione nazionale di energia. Oggi l’Italia produce internamente “quasi solo l’idroelettrico”, mentre gran parte dell’energia arriva dall’estero, sotto forma di gas importato o di elettricità attraverso le interconnessioni, in particolare con la Francia o (concetto discutibile) “attraverso pannelli fotovoltaici e pale eoliche che comunque sono in gran parte importati”.

Per il governo la strada resta quella dell’espansione delle rinnovabili, ma il gas continuerà comunque ad avere un ruolo importante “ancora per diversi decenni” come fonte di continuità del sistema elettrico, ha precisato.

Il problema, secondo Pichetto, non è solo sostituire le fonti fossili ma anche soddisfare una domanda di elettricità destinata a crescere rapidamente. Oggi i consumi italiani sono stati nel 2025 di 311 TWh, mentre la produzione nazionale si ferma attorno a 268 TWh.

Nei prossimi anni, la domanda potrebbe aumentare in modo significativo per effetto della crescita industriale, della digitalizzazione e dello sviluppo dei centri dati: tra 15 anni si potrebbe arrivare fino a circa 500 TWh, secondo alcune analisi, ha sottolineato il ministro.

In questo quadro, Pichetto ha indicato l’idrogeno come uno dei percorsi da sviluppare nel prossimo decennio, pur riconoscendo che la filiera non è ancora pienamente matura, soprattutto sul lato degli utilizzi industriali.

Il ministro ha citato anche il “nuovo nucleare”, da affrontare “con i piedi per terra” e come sviluppo legato alla ricerca scientifica, ritenendolo una possibile componente del mix energetico futuro per rispondere alla crescita della domanda elettrica.

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