Cosa ha portato i prezzi del gas sotto i 30 €/MWh

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Alle porte della stagione invernale i futures sul Ttf alla borsa di Amsterdam calano ai minimi da un anno e mezzo: c'entrano il boom del Gnl, una domanda ridotta e le prospettive di pace in Ucraina.

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Nei giorni scorsi il prezzo del gas naturale sul mercato europeo di riferimento Title Transfer Facility (TTF) sulla borsa di Amsterdam è sceso per la prima volta da oltre un anno sotto la soglia dei 30 euro per MWh.

I contratti futures, vale a dire quegli strumenti finanziari che permettono di comprare o vendere gas a un prezzo fissato oggi, con consegna in una data futura prestabilita, hanno toccato quota 29,4 €/MWh alla data in cui scriviamo, 26 novembre, come mostra la schermata in basso presa dal portale specializzato Investing.com.

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Si tratta del livello più basso dal 15 maggio 2024 (29,61 €/MWh), oltre che un calo del 26% rispetto al picco raggiunto nel mese di febbraio (media di circa 52 €/MWh). Il dato è tanto più significativo considerando che il calo è avvenuto alle porte della stagione invernale, un periodo in cui storicamente la domanda di gas (e di conseguenza i prezzi) tendono a salire.

Dietro questo ribasso si combinano diversi fattori strutturali e congiunturali. Alcuni analisti, tra i quali quelli di S&P Global e della Iea, citano ad esempio il boom di importazioni di Gnl (Mercati gas: opportunità e rischi della nuova “ondata” di Gnl): l’offerta globale è cresciuta “sorprendentemente” del 20% su base annua nei primi 20 giorni di novembre, osserva con un commento su LinkedIn Greg Molnar, esperto di gas della Iea, con gli Stati Uniti che da soli rappresentano quasi la metà di questo incremento.

Questo ha un effetto “calmierante” sui prezzi, agendo direttamente sulle aspettative degli operatori: sapere che esiste una fonte alternativa e flessibile di approvvigionamento riduce l’ansia da scarsità, e con essa la pressione al rialzo sui prezzi spot.

Inoltre, secondo gli ultimi dati di S&P Global Energy CERA, l’Ue dovrebbe importare circa 8,2 milioni di tonnellate di Gnl nel mese di novembre. Si tratta di circa il 17% in più rispetto ai 7 milioni di tonnellate importati nello stesso periodo del 2024.

Altra variabile citata da S&P che starebbe attenuando la pressione al rialzo è un certo ottimismo sull’andamento del conflitto tra Russia e Ucraina: i recenti colloqui di pace, pur senza garanzie che le forniture russe ripartano, sembrano contribuire a migliorare le aspettative del mercato, abbattendo il premio per il rischio che aveva alimentato le quotazioni in passato.

Anche solo l’idea che la situazione possa stabilizzarsi abbassa la probabilità che l’Ue debba competere in emergenza per comprare Gnl a ogni costo e migliora il sentiment generale degli operatori finanziari e delle utility: se il “peggio” è meno probabile (o percepito come “passato”), il mercato smette di prezzarlo fortemente.

C’è da specificare comunque che il prezzo del gas naturale sul Ttf resta al di sopra dei livelli precedenti lo scoppio del conflitto.

Anche l’adeguatezza degli stoccaggi si ritiene offra garanzie rispetto ad eventuali stress di domanda, riducendo la pressione sui prezzi, insieme a un’offerta europea diversificata. Questo nonostante la quota di riempimento sia in calo. Secondo gli ultimi dati di Gas Infrastructure Europe, al 22 novembre le scorte di gas a livello europeo erano riempite al 79%, il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tuttavia, avverte S&P, le consistenti spedizioni di Gnl stanno contenendo le preoccupazioni relative al deficit di stoccaggio.

È importante chiarire che l’idea che una rete integrata di riserve affidabili e importazioni diversificate rappresenti una base per la sicurezza degli approvvigionamenti resta dibattuta tra gli analisti. Sebbene possa garantire uno scenario di resilienza e flessibilità, infatti, resta fortemente condizionata dalla domanda e dal clima.

Sotto questo aspetto, però, le attese temperature non troppo rigide nell’immediato futuro contribuiscono anch’esse a contenere, almeno per ora, i prezzi del gas.

Infine, va segnalato il rallentamento della domanda soprattutto in Cina e ciò fa sì che l’Europa non debba competere con l’Asia per assicurarsi le navi cargo spot, quelle con consegna immediata o a breve termine negoziate sulla base del prezzo corrente di mercato.

La minore domanda a valle e l’elevata produzione interna di gas hanno portato Pechino a ridurre gli acquisti di Gnl nell’ultimo anno. Da gennaio a ottobre, le importazioni sono diminuite del 16,2% su base annua, riferisce S&P, attestandosi a 53,15 milioni di tonnellate (73,3 miliardi di metri cubi), secondo i recenti dati doganali.

Con una domanda asiatica bassa, il Gnl dagli Stati Uniti diventa quindi “abbondante” (a tratti troppo) e a portata di mano per gli operatori, di conseguenza il prezzo sul Ttf ha meno motivi per salire.

Pur in un quadro attuale di prezzi al ribasso, però, quello del gas resta un mercato altamente variabile e per questo inaffidabile.

Ci sono infatti diversi elementi da monitorare con attenzione, come un’eventuale ondata di freddo intenso, che potrebbe spingere fortemente la domanda, erodendo rapidamente le scorte e generando tensioni sul mercato, oppure problemi nella logistica del Gnl o interruzioni di rigassificazione o trasporto, che possono ridurre la capacità di compensazione offerta dall’import liquido.

Insomma, l’effetto calmierante sui prezzi funziona finché l’offerta liquida rimane abbondante e la domanda non esplode, due variabili sulle quali non è possibile dare garanzie a lungo termine.

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