Ets, dalla Commissione un “no” a sospensioni o stravolgimenti

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Ribera contro la sospensione proposta da Meloni: “non manderebbe nessun segnale positivo”. Bruxelles frena anche su modifiche strutturali. Intanto 102 aziende, tra cui giganti come Vattenfall, Edf e Tata Steel, fanno un appello per conservare il meccanismo.

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La Commissione europea respinge le richieste di sospensione del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets) avanzate da alcuni governi, tra cui quello italiano, mentre oltre cento tra aziende e investitori chiedono ai leader Ue di non indebolire il mercato della CO2.

Si intensifica il confronto in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, che dovrà fare il punto sulle misure per affrontare il caro energia riacutizzato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

La posizione della Commissione europea

Sospendere o uccidere il prezzo del carbonio non manderebbe alcun segnale positivo”, ha detto ieri la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera durante un briefing con la stampa. Una decisione di questo tipo, ha avvertito, “potrebbe deragliare gli sforzi di decarbonizzazione, penalizzare chi ha investito per primo e indebolire la competitività europea”.

Ribera ha ricordato la prevista revisione del sistema Ets, ma ha sottolineato che eventuali interventi devono evitare di compromettere i segnali di lungo periodo necessari per la transizione energetica.

Sulla stessa linea il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, che ha escluso modifiche strutturali al mercato della CO2 o al meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità. “Non possiamo cambiare le condizioni quadro per l’industria verde. Dobbiamo dare sicurezza agli investimenti”, ha affermato.

In separata sede, sempre ieri, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo, Ursula von der Leyen ha indicato tra le opzioni allo studio contro il caro energia più Ppa e Cfd, aiuti di Stato e possibili limiti di prezzo al gas. L’Ets, ha ribadito, resta centrale nella politica climatica europea, anche se “dobbiamo modernizzarlo”.

Il pressing dell’Italia e lo scontro in Ue

Le dichiarazioni della Commissione arrivano mentre in Europa cresce il confronto politico sul funzionamento dell’Ets e sul suo impatto sui prezzi dell’energia.

L’Italia è tra i governi più attivi nel chiedere una sospensione temporanea del sistema per la produzione elettrica da fonti termiche, almeno finché i prezzi dei combustibili fossili non torneranno su livelli più bassi.

La proposta è stata rilanciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei giorni scorsi nel confronto tra i leader europei sulla competitività e sulla crisi energetica, e poi ripetuta ieri al Senato.

Il governo Meloni chiede inoltre una revisione più ampia del meccanismo, citando tra le criticità la volatilità del prezzo della CO2, il tema delle assegnazioni gratuite per le industrie energivore e l’interazione tra Ets e mercato elettrico europeo.

Su un binario parallelo, poi, Roma prova ad agire anche con la nota norma dell’articolo 6 del Dl Bollette, che prevede rimborsi sui permessi Ets per i produttori termoelettrici. La misura, subordinata a un ok di Bruxelles per molti improbabile, è anche (o solo, secondo alcuni osservatori maliziosi) un modo accendere il dibattito sul sistema, ha dichiarato ieri il ministro Pichetto Fratin.

Il nodo Ets sarà al centro del Consiglio europeo del 19-20 marzo. Secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, alcuni governi vorrebbero che la Commissione presenti una revisione del sistema entro luglio 2026.

Oltre all’Italia, anche alcuni Paesi dell’Europa centrale, tra cui Slovacchia e Repubblica Ceca, hanno chiesto di valutare modifiche o sospensioni temporanee del carbon market per ridurre l’impatto dei prezzi energetici sull’industria.

Bruxelles, come abbiamo visto, continua però a difendere il ruolo dell’Ets come pilastro della politica climatica europea e insiste sul fatto che eventuali interventi dovranno preservare il segnale di prezzo della CO2.

L’appello di imprese e investitori

A sostegno del sistema Ets è arrivato nei giorni scorsi anche un appello di oltre cento investitori, aziende e innovatori cleantech, che hanno diffuso una lettera aperta in vista del Consiglio europeo (pdf in basso).

Nel documento, firmato da 102 soggetti e coordinato tra gli altri da CleanTech for Europe, Business for Cbam Coalition, Clg Europe e We Mean Business Coalition, si invita i leader europei a non indebolire il mercato della CO2 e a confermarne il ruolo centrale nella politica industriale e climatica dell’Unione.

Tra i firmatari figurano anche grandi gruppi industriali ed energetici europei come EDF, Vattenfall, Volvo Cars, Holcim e Tata Steel, insieme a numerosi investitori e aziende del settore cleantech.

Attribuire all’Ets le difficoltà dell’industria europea sarebbe, secondo i firmatari, “una diagnosi gravemente errata del problema”. Le vere cause della perdita di competitività sarebbero piuttosto “gli alti prezzi dell’energia fossile, la sovraccapacità mondiale in alcuni comparti e l’insufficiente integrazione del mercato unico europeo”.

Il sistema Ets viene definito nella lettera uno strumento capace di orientare capitale e innovazione nel lungo periodo e di fornire la certezza regolatoria su cui sono già stati impostati investimenti per miliardi di euro.

Tra le richieste, anche quella di accompagnare il segnale di prezzo della CO2 con politiche industriali mirate, accelerando lo sviluppo di energia pulita competitiva, il rafforzamento delle reti e degli accumuli e un utilizzo più strategico dei proventi Ets per sostenere contratti di lungo termine come i Ppa e i processi di elettrificazione industriale.

Il confronto politico sul sistema europeo della CO2 è quindi destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre i governi discutono come bilanciare gli obiettivi climatici con la gestione della nuova fase di volatilità dei mercati energetici.

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