Contro la riforma del mercato elettrico 7 paesi Ue

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Alcuni governi chiedono a Bruxelles di non rivedere il merit order. Intanto la commissione studia misure di breve termine, intervenendo anche sui costi della CO2. Se ne parlerà al Consiglio europeo del 19-20 marzo.

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La possibile riforma del market design elettrico sarà al centro del dibattito al prossimo Consiglio europeo del 19-20 marzo, come annunciato il 12 febbraio dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al termine di un vertice informale dei leader continentali.

In quella occasione, von der Leyen aveva rimarcato l’alto costo del gas (100 euro per MWh in media nel 2025) rispetto alle rinnovabili, che si sono attestate sui 34 euro/MWh.

“La discussione è accesa sul perché il nostro sistema di merito, alla fine, prenda la risorsa più costosa” per fissare i prezzi all’ingrosso, aveva precisato.

Intanto, sette Paesi Ue – Danimarca, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svezia – il 5 marzo hanno inviato una lettera (pdf) al commissario Ue per l’Energia, Dan Jørgensen, chiedendo di lasciare inalterato il funzionamento del mercato elettrico continentale.

Lo scenario si complica con il dibattito in corso sulle ipotesi di modificare anche il sistema Ets (Emissions Trading Scheme, ossia il mercato Ue dei permessi di CO2), con il nostro Paese capofila nel puntare verso un suo alleggerimento. Il dl Bollette va in questa direzione, con la contestata norma che prevede il rimborso del costo delle emissioni ai produttori termoelettrici; questa mossa, che però dovrà essere vagliata da Bruxelles, nelle intenzioni del governo dovrebbe ridurre il peso del gas nella formazione dei prezzi.

Come scrive l’agenzia Reuters citando un documento della Commissione, Bruxelles sta esaminando diverse possibili misure a breve termine per alleviare i costi energetici delle industrie, che si stanno aggravando dopo l’impennata delle quotazioni del petrolio e del gas a causa della guerra in Medio Oriente.

“Qualsiasi proposta di modifica legislativa non avrà esito immediato e potrebbe essere necessaria una soluzione ponte per ridurre i prezzi dell’energia nei prossimi 2-5 anni, finché la transizione verso un’energia pulita non allenterà la pressione sui prezzi, come già visto in alcune regioni”, si legge nel documento, visionato da Reuters.

Tra le misure al vaglio di Bruxelles, in discussione il 19-20 marzo: tariffe di rete, tassazione dell’elettricità e costi della CO2.

Tornando alla lettera, fatta circolare da fonti giornalistiche, si evidenzia che nell’ultimo decennio “l’integrazione del mercato elettrico dell’Ue si è dimostrata resiliente e in grado di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento (…), attraverso un’allocazione efficiente della domanda e dell’offerta e sfruttando appieno i vantaggi dell’interconnessione, del commercio transfrontaliero e della solidarietà europea anche in tempi di crisi”.

Secondo i sette governi Ue, il mercato elettrico comune ha fornito segnali di prezzo “accurati” che hanno garantito “un efficiente dispacciamento delle unità di generazione al minor costo disponibile”.

Finora “non è stato individuato alcun modello alternativo soddisfacente”, mentre “tutte le altre opzioni discusse introdurrebbero inefficienze attraverso segnali di prezzo imprecisi, causati da un aumento di modelli di offerta strategici, disincentiverebbero la copertura del mercato a termine, aumenterebbero i costi di sistema e potrebbero comportare prezzi più elevati per i consumatori”.

Pertanto, questi Paesi ritengono che il sistema dei prezzi marginali debba rimanere il pilastro del market design europeo.

Si riconosce poi che i prezzi elettrici all’ingrosso strutturalmente più elevati, causati dalla dipendenza Ue dal gas importato, combinati con una volatilità ora accentuata dal conflitto con l’Iran, “stanno producendo effetti negativi che non possono essere ignorati”.

Secondo i firmatari della lettera, la soluzione non è modificare la struttura del merit order, bensì puntare su altri strumenti, tra cui ad esempio Ppa e contratti per differenza (CfD, Contracts for Difference) per trasferire ai consumatori finali i vantaggi.

Si sottolinea poi che “l’accelerata diffusione di fonti energetiche a basso costo sta estromettendo il gas dall’ordine di merito per un numero crescente di ore”, quindi “produrre più energia interna, anche da fonti rinnovabili, dovrebbe rimanere una priorità”.

Altre misure citate sono: migliorare/potenziare l’interconnessione dei mercati elettrici, investire in tecnologie di accumulo energetico e flessibilità, in primis le batterie, in modo da stabilizzare i prezzi all’ingrosso e ridurre le fluttuazioni.

Si invita pertanto la Commissione “ad astenersi dal presentare riforme del mercato elettrico che rischiano di compromettere la tanto necessaria fiducia degli investitori e di peggiorare ulteriormente la situazione sui mercati elettrici”.

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