L’azione per il clima non può concentrarsi solo sulle emissioni di anidride carbonica.

Governi e aziende energetiche hanno grandi spazi per ridurre anche le emissioni di metano che, vista la sua capacità di surriscaldamento atmosferico molto maggiore della CO2, offre la via più rapida per limitare il cambiamento climatico a breve termine, come ha indicato l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) in un rapporto appena pubblicato.

Il metano è responsabile di circa il 30% dell’aumento globale delle temperature fino ad oggi.

Passi rapidi per ridurre le emissioni di metano dalle attività di estrazione, trasporto e raffinazione di petrolio, gas e carbone avrebbero impatti immediati, anche grazie all’opportunità che ci sono per azioni economicamente efficaci, secondo il rapporto “Curtailing methane emissions from fossil fuel operations: Pathways to a 75% cut by 2030″, consultabile dal link in fondo a questo articolo.

Le attività legate ai combustibili fossili hanno emesso quasi 120 milioni di tonnellate di metano nel 2020 a livello globale, circa un terzo di tutte le emissioni di metano da attività antropiche, come si può vedere nell’illustrazione.

Molte di queste emissioni sono semplicemente perdite (emissioni fuggitive) lungo la catena di produzione e fornitura che gli operatori non riescono a evitare o, a volte, non vogliono evitare in quanto aumenterebbe i loro costi.

Ci sono però modi e metodi efficaci anche dal punto di vista dei costi per limitare queste emissioni, specialmente nel settore del petrolio e del gas.

La Iea stima che più del 70% delle emissioni attuali legate alle attività per il petrolio e il gas siano tecnicamente prevenibili e che circa il 45% potrebbe essere evitato senza costi netti, poiché il valore del gas così conservato sarebbe superiore al costo delle misura di abbattimento delle fuoriuscite, oggi ancora di più visti i prezzi record raggiunti dal metano.

Il rapporto fornisce indicazioni a governi, regolatori e industria energetica in vista della COP26. Basandosi sulle stime di emissione e sulle soluzioni identificate nel suo Methane Tracker e nel suo Regulatory Roadmap and Toolkit, la Iea identifica e quantifica una serie di misure, tra cui azioni politiche e normative, iniziative volontarie dell’industria e miglioramenti nella misurazione e nell’informativa sulle emissioni.

“In un momento in cui ci vengono costantemente ricordati gli effetti dannosi del cambiamento climatico, è imperdonabile che si continui a permettere che massicce quantità di metano si disperdano nell’aria dalle operazioni dei combustibili fossili”, ha detto Fatih Birol, il direttore esecutivo della Iea.

Queste emissioni sono evitabili, le soluzioni sono provate e in molti casi anche redditizie. E i benefici in termini di riscaldamento evitato a breve termine sono enormi. Accolgo con favore il rinnovato slancio su questo tema con il Global Methane Pledge, annunciato dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, ed esorto tutti i paesi e le aziende a intensificare le loro azioni”, ha aggiunto Birol.

Un’azione rapida è necessaria, perché l’eventuale diminuzione della domanda di combustibili fossili da sola non raggiungerà una riduzione abbastanza rapida delle emissioni di metano per prevenire i peggiori effetti del cambiamento climatico, secondo la Iea.

Nella sua tabella di marcia verso emissioni nette pari a zero entro il 2050, l’agenzia prevede che le emissioni di metano provenienti dalle attività dei combustibili fossili diminuiscano di circa il 75% tra il 2020 e il 2030. Circa un terzo di questo calo è visto come il risultato di una riduzione generale del consumo di combustibili fossili, ma la quota maggiore proviene da misure e tecnologie volte a ridurre le emissioni presso i pozzi, le condotte e le miniere esistenti.

Il nuovo Global Methane Pledge della Iea chiede una riduzione di almeno il 30% delle emissioni globali di metano da attività umana entro il 2030. Se il mondo raggiungesse il 75% di riduzione del metano dalle attività dei combustibili fossili, come descritto nel nuovo rapporto della Iea, ciò abbasserebbe le emissioni totali di metano causate da attività antropiche del 25%, e ciò darebbe un enorme contributo all’obiettivo del Global Methane Pledge.

Molte giurisdizioni in tutto il mondo hanno già attuato provvedimenti per il rilevamento e la riparazione delle perdite, col divieto di flaring e venting non di emergenza.

I governi potrebbero anche far leva sul loro potere d’acquisto per incentivare altri paesi a intensificare le loro misure contro le emissioni, dato che più del 40% del petrolio e del gas prodotti in paesi senza forti impegni sul metano viene esportato per il consumo in paesi che hanno tali impegni.

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