Chi critica Eni deve pagarle i danni?

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La controllata statale ha chiesto 100mila euro alla testata quotidiana "Domani" per danni reputazionali. Si tratta della classica pratica delle querele bavaglio o di pretestuose richieste di risarcimento, definite SLAP?

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Si definisce SLAPP, Strategic Lawsuit Against Public Participation. Sono cause civili strategiche, o querele bavaglio, che hanno come obiettivo quello di disincentivare la protesta pubblica, colpendo economicamente le parti chiamate in causa.

Potremmo configurare come qualcosa di simile la richiesta economica di Eni al quotidiano Domani per “danni alla sua reputazione” . Un’ingiunzione era  stata fatta dalla compagnia anche a Il Fatto quotidiano.

La partecipata statale ha infatti chiesto un risarcimento di 100mila euro al giornale entro dieci giorni perché in un articolo riguardante anche il caso Eni-Shell/Nigeria, il cui processo si è concluso a marzo 2021 con l’assoluzione degli imputati, la società si sarebbe sentita attaccata e vittima di una campagna diffamatoria.

Da fonti della testata, risulterebbe che Eni avrebbe chiesto per danni alla sua reputazione quella cifra intimando di versarli prima di una sua eventuale querela (“se non pagate vi denunciamo”).

Pronta una dichiarazione anche dell’organizzazione ReCommon che si è detta solidale con l’intera redazione di Domani e che si è impegnata “a fare tutto il possibile per supportare il giornale, se richiesto, anche in sede processuale”.

ReCommon spiega che Eni, di proprietà dello Stato italiano al 30%, è un’istituzione potente in Italia, solitamente ben poco attenzionata dalla stampa e dalla politica italiane.

La redazione di Domani e diverse associazioni, hanno sempre cercato di segnalare le critiche su alcune attività dell’azienda anche, come spiega l’organizzazione, per favorirne “una maggiore responsabilizzazione” su diversi fronti.

“Il controllo dei potenti, intrapreso nell’interesse pubblico – dicono da ReCommon – è il primo dovere della stampa. Il pubblico ha il diritto di sapere se Eni è accusata e di cosa”.

L’organizzazione ritiene che l’irritabilità dell’azienda e dei suoi dirigenti riguardo alla pubblicizzazione di tali accuse non debba ostacolare la diffusione delle notizie. La libertà di stampa e la libertà di espressione sono tra i principali baluardi in difesa della democrazia contro l’autoritarismo.

Senza entrare nel merito dell’articolo, anche QualEnergia.it, solidale con la redazione di Domani, ritiene che comunque le leggi sulla diffamazione non dovrebbero mai permettere di chiudere il dibattito o di impedire un’informazione corretta con pretestuose richieste di risarcimento danni.

Le SLAPP hanno come strategia proprio quella di infliggere più danni possibili anche a coloro che cercano solo di argomentare  le critiche nei confronti di grandi gruppi industriali. E visto l’enorme squilibrio di potere in tali controversie, già la sola prospettiva di una causa legale può essere sufficiente per mettere a tacere l’informazione.

Ad aprile 21 organizzazioni europee avevano inviato una lettera alla VicePresidente della Commissione Ue, Vera Jourová, per chiedere di includere, nell’imminente iniziativa che la Commissione sta approntando sulle SLAPP, una proposta legislativa per una direttiva che protegga giornalisti, organizzazioni e attivisti dalle tattiche di intimidazione legale ampiamente utilizzate soprattutto dalle compagnie di combustibili fossili.

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