Cbam, l’Ue propone l’estensione anche ai prodotti a valle

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Beni di consumo per la casa e componenti per la filiera industriale potrebbero rientrare nella tassa sul carbonio alla frontiera. Allo studio anche un fondo per supportare i produttori europei.

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La Commissione Ue ha pubblicato ieri (17 dicembre) un pacchetto di proposte volte a colmare le lacune percepite nel Cbam, il meccanismo operativo dal prossimo anno che introdurrà una tassa sul carbonio per le merci importate nell’Unione europea.

Le possibili modifiche includono l’estensione della norma a una serie di prodotti a valle, l’inclusione esplicita di elementi antielusione e un cosiddetto “Fondo temporaneo di decarbonizzazione” per assistere gli esportatori dell’Ue.

La misura più dibattuta e con effetti più visibili è l’inclusione all’interno del meccanismo, a partire dal 2028, di 180 prodotti finiti ad alta intensità di acciaio e alluminio fabbricati all’estero, tra cui beni assemblati come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, macchinari, componenti per veicoli, apparecchiature industriali e attrezzature per l’edilizia.

La stragrande maggioranza (94%) di questi nuovi prodotti riguarda la filiera industriale (supporti in metallo di base, cilindri, radiatori o macchine per la fusione). Una piccola quota (il restante 6%) include i beni di consumo per la casa.

Attualmente, ricordiamo, il meccanismo si concentra su materiali di base come acciaio, alluminio e cemento, oppure sull’elettricità. Secondo Bruxelles, però, questo approccio ha comportato un aumento dei costi per i produttori europei che li utilizzano, con il rischio che la generazione di beni a valle venga trasferita fuori dall’Ue o sostituita da importazioni più inquinanti.

Questa riforma è innanzitutto una forte richiesta delle nostre industrie europee”, ha spiegato in conferenza stampa il vice-presidente esecutivo della Commissione Ue e responsabile dell’Industria, Stéphane Séjourné. “Da tempo chiedono un trattamento equo e paritario rispetto ai loro concorrenti stranieri, in particolare quelli con poche o nessuna regolamentazione climatica. Facciamo pagare ai nostri produttori l’Ets, dunque abbiamo bisogno di una compensazione a questo meccanismo per garantire parità di condizioni con i concorrenti stranieri”.

“L’obiettivo – gli fa eco il commissario per il Clima, Wopke Hoekstra – è evitare che, ad esempio, una produzione di lavatrici in Polonia venga trasferita appena fuori dall’Ue perché il Cbam sul metallo renderebbe l’elettrodomestico più costoso”. Nei calcoli dell’esponente dell’esecutivo comunitario il provvedimento dovrebbe far crescere i ricavi del meccanismo del 23% e generare fino a mezzo miliardo di euro entro il 2030.

Bruxelles ha poi proposto di includere nei parametri del Cbam anche i rottami pre-consumo di alluminio e acciaio; scelta funzionale all’estensione del meccanismo: senza regole stringenti sul contenuto riciclato, il rischio di elusione aumenterebbe proprio nei segmenti manifatturieri che ora si vogliono coprire.

Intanto la modalità di calcolo delle emissioni dell’elettricità è stata modificata per considerare tutte le fonti di generazione e non solo quelle fossili, come attualmente previsto. Dal 2026 la modifica ridurrà le emissioni medie calcolate per l’elettricità di oltre il 30%, con alcuni Paesi a cui saranno riconosciute riduzioni superiori al 60%. “Maggiore è il livello di decarbonizzazione nello Stato esportatore, maggiore è la riduzione”, si legge in una Q&A della Commissione sull’argomento.

Introdotti anche requisiti di rendicontazione più stringenti per migliorare la tracciabilità dei beni e contrastare le dichiarazioni errate sull’intensità delle emissioni. Bruxelles si è attribuita nuovi poteri per intervenire in caso di abusi, potendo ad esempio richiedere prove aggiuntive quando i dati non risultano affidabili e, in casi specifici, ricorrere a valori nazionali standardizzati.

L’ultimo pilastro del pacchetto è l’istituzione di un “Fondo temporaneo di decarbonizzazione” per sostenere i produttori europei di beni Cbam nel biennio 2026-2027. Il provvedimento dovrebbe attenuare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni e la perdita di competitività sui mercati dei Paesi terzi, dove i prodotti Ue rischierebbero di essere sostituiti da alternative più economiche e più inquinanti, generando quindi anche un effetto paradossale che andrebbe ad aumentare le emissioni globali.

Il fondo rimborserà una parte dei costi Ets per i settori che presentano ancora rischi di fuga di carbonio. “È una misura necessaria, non in contraddizione con il Cbam”, ha assicurato Hoekstra, spiegando che chi produce in Europa resta soggetto a regole climatiche più stringenti rispetto a molti concorrenti extra-Ue.

Sul piano strettamente finanziario, il fondo sarà alimentato dai proventi del Cbam: gli Stati membri dovrebbero contribuire con il 25% dei ricavi derivanti dalla vendita dei certificati nel 2026 e nel 2027, mentre il restante 75% proverrebbe da risorse proprie dell’Ue.

La revisione del Cbam è stata apprezzata dal Governo italiano. “Rispecchia in gran parte le nostre indicazioni, sia per quanto riguarda la tutela dei prodotti a valle, come elettrodomestici e macchinari, sia per la lotta ai fenomeni di aggiramento e di elusione”, ha commentato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

“Lavoreremo nei prossimi mesi – ha aggiunto – per affinare questa riforma, fondamentale per la competitività delle industrie energivore, a cominciare dalla siderurgia, e per allinearla con il sistema degli Ets, che va anch’esso rivisto”.

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