Soddisfazione per aver abbandonato la scelta del “tutto elettrico” per le auto dopo il 2035, ma i biocarburanti dovranno avere più spazio.
Questa la sintesi del commento di Giorgia Meloni al pacchetto automotive presentato il 16 dicembre dalla Commissione europea.
La proposta di modifica al regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli è stata pubblicata da Bruxelles ieri, 17 dicembre, con un giorno di ritardo rispetto alle altre misure (flotte aziendali, Battery Booster, semplificazioni Omnibus), e dal tenore delle parole della premier italiana – intervenuta in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 18-19 dicembre – si capisce che le polemiche sull’automotive sono lungi dall’essere terminate.
Come scrive l’agenzia Euractiv esaminando la vicenda, ora che “il tabù di revocare un divieto di fatto sui motori a combustione è caduto, nulla impedirà a eurodeputati, governi e lobbisti di spingere per ulteriori cambiamenti mentre il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue si mettono al lavoro sul disegno di legge”.
Bruxelles ha cambiato rotta, cercando di accontentare governi e costruttori e al contempo di mantenere una spinta verso una mobilità più “pulita”.
Ora le case automobilistiche dovranno ridurre del 90% le emissioni medie allo scarico dei veicoli complessivamente venduti dopo il 2035, anziché azzerarle come previsto dal regolamento attuale 2023/851 (l’azzeramento delle emissioni de facto è un bando contro i motori termici, perché solo i modelli elettrici “puri” sono in grado di rispettare la normativa).
Di conseguenza, i costruttori potranno continuare a vendere auto con differenti tecnologie, comprese quelle endotermiche, oltre alle ibride e alle vetture dotate di range extender, un piccolo motore a benzina che ricarica la batteria per estendere l’autonomia elettrica.
Il segretario generale di Eurelectric, Kristian Ruby, ha condensato così le critiche di chi pensa che Bruxelles abbia commesso un errore a cambiare rotta: “Indebolire l’obiettivo di eliminare gradualmente le vendite di motori a combustione entro il 2035 invia un segnale sbagliato ed è problematico per le aziende che hanno già investito miliardi nelle infrastrutture elettriche”.
Questa apertura alla neutralità tecnologica, invocata da mesi soprattutto dalla Germania e dall’Italia oltre che dalle associazioni industriali, è soggetta ad alcune condizioni.
Quel 10% di emissioni residue, infatti, dovrà essere compensato dal 2035 tramite l’ottenimento di crediti correlati all’utilizzo:
- di biocombustibili e carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel) fino a un massimo del 3%, con un limite dell’1% per determinati tipi di biofuel e biogas, tra cui ad esempio quelli derivati da oli di cottura usati;
- di acciaio “green” a basse emissioni di CO2 prodotto nell’Ue fino a un massimo del 7%.
“Prendiamo atto, con soddisfazione, che gli sforzi profusi dal nostro governo negli ultimi mesi hanno portato ad aprire una breccia nel muro del dogmatismo green, che ha caratterizzato gli ultimi anni”, ha evidenziato Giorgia Meloni nel suo discorso.
Poi ha precisato che gli sforzi negoziali italiani punteranno alla piena attuazione della neutralità tecnologica, “senza appesantimenti burocratici eccessivi e senza limiti sproporzionati per i biocarburanti, che devono poter rappresentare una concreta prospettiva industriale anche oltre il 2035, e non soltanto un piccolo correttivo al precedente impianto normativo”.
Le altre critiche italiane: Unem, Anfia, Assogasliquidi
A dimostrazione di quanto l’Italia sia scontenta delle proposte di Bruxelles, a livello sia politico sia industriale, arrivano anche le critiche lanciate dall’Unem (Unione energie per la mobilità, ex Unione petrolifera), in particolare contro il tetto de 3% ai biocarburanti.
Secondo il presidente Gianni Murano, “la soluzione proposta dalla Commissione, timida e complessa nelle varie articolazioni, appare ancora lontana dagli enunciati principi di neutralità tecnologica”, perché “valorizza molto marginalmente il contributo dei biocarburanti su valori inferiori a quelli già oggi mediamente raggiunti in attuazione della direttiva Red”.
Mentre l’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) ritiene che il pacchetto sia “poco risolutivo dei problemi di mercato e poco incisivo rispetto alle tanto annunciate intenzioni di rafforzare la competitività dell’industria europea”, auspicando che “nell’iter legislativo, Parlamento europeo e Consiglio possano assumere posizioni più nette e più vicine alle reali esigenze che la transizione del settore automotive ha messo in evidenza in questi anni”.
Ancora sui biocarburanti si è focalizzato il commento sui social network di Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi, che riguardo al tetto del 3% parla di “nodo critico”, perché tale limite “non sembra trovare alcuna giustificazione tecnica né di sostenibilità ambientale”.



























