Assente il recepimento della direttiva EPBD nella legge di delegazione europea 2025

Ancora fermo il processo di recepimento nazionale della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV). Per il governo non è un asse strategico della politica climatica nazionale?

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L’iter di approvazione della legge di delegazione europea 2025 restituisce un quadro chiaro e preoccupante sullo stato della transizione energetica degli edifici in Italia.

Ricordiamo che la legge di delegazione europea 2025 è uno strumento normativo concepito per garantire l’adeguamento dell’ordinamento italiano alla normativa dell’Ue.

Ebbene, nonostante l’approvazione della direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV) risalga ad aprile 2024, il processo di recepimento nazionale non risulta ancora avviato né sul piano legislativo né su quello programmatorio.

La mancata inclusione della EPBD IV nella legge rappresenta un segnale politico rilevante.

Nel corso dell’esame alla Camera del disegno di legge (AC 2574) erano stati presentati tre emendamenti – due da parte del Movimento 5 Stelle e uno del Partito Democratico – finalizzati a introdurre la delega per il recepimento della direttiva edifici.

In particolare, gli emendamenti 4.01 (PD) e 4.02 (M5S) proponevano un insieme articolato di principi e criteri di delega, complessivamente coerenti e complementari, orientati a una trasposizione strutturata della normativa europea.

Tali proposte non sono tuttavia entrate nel merito del confronto parlamentare. La Commissione Politiche dell’Unione europea ha rinviato il giudizio alla Commissione Ambiente, che il 5 novembre ha espresso parere contrario agli emendamenti.

Le osservazioni critiche formulate in quella sede dalle opposizioni, anche richiamando le conclusioni unanimi dell’indagine conoscitiva sugli incentivi edilizi, non hanno modificato l’esito finale: la Camera ha approvato il disegno di legge privo della delega sul recepimento della EPBD IV. Il testo è stato quindi trasmesso al Senato il 10 dicembre.

Presso Palazzo Madama l’esame è ora in corso in 4ª Commissione, con una tempistica serrata e audizioni già avviate.

Nel corso delle audizioni, ANCE ha sottolineato come un recepimento tempestivo della EPBD IV consentirebbe di impostare una programmazione degli interventi di riqualificazione energetica a medio-lungo termine, offrendo al settore delle costruzioni un quadro di riferimento stabile per adeguare capacità produttive e investimenti. Anche al Senato, PD e M5S hanno riproposto gli emendamenti già respinti alla Camera.

Al di là dell’iter parlamentare, l’assenza di una strategia sugli edifici emerge con ancora maggiore evidenza dall’esame delle Relazioni sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea.

La Relazione consuntiva 2024 non riporta alcuna attività riconducibile al recepimento della EPBD IV, né documenta iniziative volte a preparare una strategia nazionale di ristrutturazione del patrimonio edilizio.

Nei dossier dedicati al Green Deal europeo prevalgono riferimenti a obiettivi climatici generali e a politiche settoriali, mentre il settore edilizio non viene trattato come infrastruttura energetica strategica. Il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (PNRE) non emerge come asse di lavoro, così come non risulta una rendicontazione specifica del contributo degli edifici agli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima).

La Relazione programmatica 2025 conferma questa impostazione. Il recepimento della EPBD IV non è indicato tra le priorità, il PNIEC è richiamato solo come cornice generale di governance e il PNRE rimane del tutto assente, anche nei dossier dedicati alle politiche abitative e alla rigenerazione urbana. L’efficientamento energetico compare come elemento accessorio, non come pilastro di una strategia integrata di decarbonizzazione.

Nel loro insieme, iter parlamentare e documenti programmatici delineano una linea coerente: la transizione energetica degli edifici non è ancora stata assunta come asse strategico della politica climatica nazionale.

Il rischio è che il recepimento della EPBD IV venga rinviato a una fase più ravvicinata alle scadenze europee, o addirittura in ritardo, riducendo gli spazi per una pianificazione ordinata, per l’uso efficiente delle risorse e per un accompagnamento adeguato di cittadini e operatori.

Un rischio che appare difficilmente compatibile con il ruolo centrale che il patrimonio edilizio è chiamato a svolgere nel percorso verso la neutralità climatica.

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