Anche legna e pellet per affrontare la crisi energetica. AIEL scrive a Draghi

Puntare anche sul settore produttivo delle biomasse legnose per ridurre la dipendenza degli approvvigionamenti, contro il caro energia, per la lotta alla povertà energetica e per lo sviluppo locale. L'associazione italiana energie agroforestali scrive al Presidente del Consiglio.

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L’energia da biomassa è stata ben poco considerata nel PNRR, ma sappiamo che la domanda di energia termica soddisfatta in Italia da legna e pellet è rilevante.

Il settore residenziale, ad esempio, richiede circa 29 Mtep di energia (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) e, di questi circa il 61% è coperto dal gas. Eppure, la seconda fonte che va soddisfare questa richiesta è la biomassa solida con quasi il 24% del totale (pari a circa 7 Mtep).

È chiaro che le biomasse legnose possono e devono entrare nel mix energetico per dare una diversificazione degli approvvigionamenti, soprattutto in questa fase storica, con la guerra scatenata in Ucraina, e per ridurre la dipendenza dalla Russia, ma non solo.

Sviluppare il settore produttivo delle biomasse è anche un modo per affrontare il caro energia, la speculazione e fare sviluppo a livello locale, nella direzione della transizione energetica.

Serve una volontà politica e una strategia chiara per mettere nel pacchetto delle misure anche questa fonte e da AIEL arrivano delle proposte, che la direttrice generale dell’associazione, Annalisa Paniz, fa al presidente del Consiglio tramite una lettera aperta (vedi in basso).

AIEL ritiene essenziale puntare sul “calore rinnovabile” per una progressiva riduzione dell’utilizzo del gas, grazie a piccoli e medi impianti centralizzati a biomassa legnosa, impianti di micro e minicogenerazione, teleriscaldamento e calore di processo, ma anche sulle moderne stufe che, grazie ai progressi tecnologici degli ultimi anni, garantiscono alto rendimento, efficienza energetica e basse emissioni di particolato.

“I biocombustibili legnosi – spiega Annalisa Paniz – oltre ad essere un veicolo di sostenibilità che contribuisce all’abbattimento delle emissioni, alla manutenzione del patrimonio boschivo e a generare un indotto occupazionale rilevante per il Sistema Paese, possono contribuire alla riduzione della dipendenza degli approvvigionamenti esteri, a diversificare il mix energetico e a contrastare il fenomeno della povertà energetica che interessa sempre più famiglie”.

Paniz ricorda come i biocombustibili legnosi possano assicurare continuità, stabilità e programmabilità, tre aspetti centrali per rendere la transizione ecologica realmente sostenibile e inclusiva.

La direttrice dell’associazione sottolinea come, anche in termine di costo di produzione 1 MWh di energia termica generato con biomasse legnose può oscillare tra 24 e 72 euro, mentre lo stesso megawattora prodotto le fonti fossili va tra i 103 e i 146 euro, ma questi ultimi sono valori estremamente volatili e destinati a crescere con la crisi internazionale.

Le potenzialità del settore sono significative: con le risorse legnose attualmente a disposizione è possibile puntare a un obiettivo di 16,5 Mtep di energia termica, di cui 8,5 Mtep da biomasse legnose, pari a circa 146 GW di potenza installata.

Le bioenergie potrebbero coprire fino al 68% dell’energia da rinnovabili nel settore termico e fino al 37% dei consumi termici finali lordi al 2030.

Cosa serve secondo AIEL per questi obiettivi? Il PNNR deve rimettere al centro della transizione ecologica anche i biocombustibili legnosi e le filiere produttive ad essi collegate, anche su scala locale, per la crescita economica dei territori e dell’occupazione.

Anche grazie allo strumento del PNRR, si dovrebbe puntare al consolidamento e alla nascita di nuove imprese forestali supportando la realizzazione di piattaforme logistico-commerciali a scala regionale, sostenere investimenti da parte di industrie di prima lavorazione del legno finalizzate anche alla realizzazione di impianti di produzione di pellet e sostenere investimenti per la realizzazione di moderni impianti tecnologici a biomasse per la produzione di calore e la micro e minicogenerazione ad alto rendimento.

Un aspetto importante per i consumatori è che bisogna pensare ad un’Iva agevolata sui biocombustibili solidi, e questo si potrebbe fare immediatamente ad esempio abbassandola dal 22% al 10%.

La lettera inviata da AIEL al Presidente del Consiglio dei Ministri (pdf)

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