È il 27 aprile e la Svizzera ha finito le sue fonti di energia 2026

Il dato virtuale messo in evidenza da una fondazione e sei associazioni elvetiche per lanciare l’allarme sulla dipendenza dall'import di gas, petrolio e uranio. Oggi a Roma anche il Climate pride con lo slogan “La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”.

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A partire da oggi, 27 aprile, la Svizzera ha consumato un quantitativo di energia equivalente a tutta quella che è capace di generare o procurarsi internamente in un anno, considerando tutte le fonti, e a partire da domani dovrà virtualmente contare solo sulle importazioni da altri Paesi.

Il calcolo è stato fatto dall’elvetica Fondazione per l’Energia, che sottolinea come i due terzi della domanda interna di energia (non solo quella elettrica) dipenda dall’import, soprattutto fossile, per un valore di circa 7 miliardi di franchi l’anno.

In occasione di quello che è stato ribattezzato il “giorno dell’indipendenza energetica”, la Fondazione e sei associazioni ambientaliste (tra cui il Wwf nazionale) hanno lanciato un appello affinché si investa maggiormente sulle rinnovabili per non sottostare all’instabilità nel contesto geopolitico internazionale.

Un’ampia quota delle importazioni di commodity energetiche del Paese (fossili e uranio) transita infatti per gli Stati europei, ma proviene originariamente dal Medio Oriente, dall’Asia settentrionale e da Stati cuscinetto con la Russia.

La situazione italiana

Al confine con l’Italia, dunque, si condividono gli stessi timori che opprimono il nostro sistema (si veda anche La produzione di energia rinnovabile in eccesso potrà andare in Svizzera).

L’Italia, va detto per inciso,  peraltro non è messa meglio: gli ultimi dati Eurostat (sul 2024) dicono che con il 73,9% dell’energia sui consumi finali lordi importata, ci collochiamo tra i paesi europei più dipendenti dall’estero. Peggio sono messe solo economie relativamente piccole come Malta (98,4%), Lussemburgo (91,0%) e Cipro (87,7%), mentre tra le più indipendenti dalle importazioni ci sono sono la Norvegia (-677,2%, esportatrice netta), seguita da Estonia (4,6%), Islanda (16,8%), Svezia (26,5%) e tra i grandi spiccano la Francia (41,7%) e la Polonia (45,7%).

Anche nel 2025 l’Italia è rimasta fortemente dipendente dai combustibili fossili e quindi dall’estero per il proprio approvvigionamento energetico: gas e petrolio pesano ancora per circa il 70% del mix energetico primario e per circa il 79,7% dei consumi finali lordi.

Anche il settore elettrico continua a dipendere in larga parte dal gas (in in parte minore da importazioni): il 49,2% della domanda è stato soddisfatto nel 2025 dalla generazione termoelettrica. Restano inoltre elevati i consumi fossili nei trasporti, ancora oltre 5 Mtep sopra le traiettorie del Pniec, mentre il gas mantiene un ruolo rilevante anche negli usi civili e industriali.

Come ricorda il rapporto “Il prezzo della dipendenza” pubblicato nei giorni scorsi da Legambiente,  nel 2024 l’Italia ha pagato il 95% del gas e il 91% del petrolio che ha consumato ad Algeria, Azerbaigian, Qatar, Russia, Usa e Libia.

Per l’associazione questa forte dipendenza nazionale, soprattutto nel gas, si riflette direttamente sui prezzi. Tra gennaio e aprile 2026, ad esempio, il costo medio dell’elettricità all’ingrosso è stato di 130,5 €/MWh.

Vulnerabili agli eventi geopolitici

Tornando alla Svizzera, secondo Léonore Hälg, responsabile del settore Rinnovabili per la Fondazione, “la guerra in Iran dimostra chiaramente quanto siano vulnerabili le forniture energetiche globali agli eventi geopolitici. Per garantire l’approvvigionamento a lungo termine e ridurre la nostra dipendenza da stati autoritari, è essenziale sviluppare le rinnovabili in modo coerente a livello nazionale e instaurare una stretta cooperazione in Europa”.

Dato ciò la Fondazione per l’Energia invita il Parlamento svizzero a promuovere la transizione energetica, ad adottare l’accordo sull’elettricità con l’Ue e ad abbandonare i progetti nucleari “che porterebbero a un’ulteriore dipendenza dall’uranio”.

Si noti come circa il 45% dell’elettricità prodotta dalle centrali nucleari svizzere proviene attualmente da uranio russo, sebbene ci siano programmi per ridurre questa quota.

Nell’analisi si prende come esempio il 2024, quando le alte temperature hanno determinato un fabbisogno energetico per il riscaldamento eccezionalmente basso e le abbondanti precipitazioni hanno consentito un’elevata produzione idroelettrica. Ciò ha comportato minori importazioni di combustibili fossili e una maggiore possibilità di esportare elettricità.

In quell’anno oltre 6,6 miliardi di franchi sono stati pagati all’estero per l’import di energie: 6,17 mld per petrolio greggio e prodotti derivati (provenienti da Stati Uniti, Nigeria, Algeria e Libia); 1,94 mld per il gas naturale; 119 milioni per i combustibili nucleari (da Canada, Kazakistan, Russia e Australia); 16 milioni per il carbone e 37 milioni per legna e carbone di legna.

Parallelamente, nel 2024 la Svizzera ha esportato elettricità nell’Ue per un valore netto di 1,68 miliardi di franchi, poiché la generazione ha superato la media nazionale decennale di quasi il 20% grazie a precipitazioni superiori alla media che hanno favorito l’idroelettrico.

Contro le fossili il Climate Pride a Roma

Non solo il “giorno dell’indipendenza energetica” per la Svizzera, con la contestuale richiesta di accelerare la transizione ecologica, il 27 aprile si è svolta anche la manifestazione “Climate pride” a Roma, organizzata in concomitanza con la Conferenza internazionale sulla transizione oltre le fossili in corso a Santa Marta (Colombia), dal 24-29 aprile.

Per l’occasione è arrivato da una serie di associazioni ambientaliste un appello sui rischi dell’economia fossile, all’insegna dello slogan: “La pace è rinnovabile, la guerra è fossile”.

L’obiettivo, spiega Wwf Italia, “è richiamare Governo e Parlamento sui costi che la cittadinanza sta pagando in bolletta a causa della dipendenza dalle fonti fossili. Allo stesso tempo, le realtà del Climate Pride hanno indirizzato un messaggio al vertice di Santa Marta, chiedendo il massimo impegno alle istituzioni italiane ed europee per sostenere il processo internazionale in corso e arrivare a una road map globale di uscita da carbone, petrolio e gas”.

Tra i presenti alla manifestazione di oggi a Roma anche A Sud, Cgil, Extinction Rebellion Italia, Fridays for Future Italia, Legambiente e Greenpeace Italia.

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