Batterie, la Gigafactory ha iniziato a produrre: “taglierà i costi del 30% in un anno”

In produzione nuove celle più capienti per gli accumuli stazionari. Obiettivo tagliare i costi del 30% in un anno ed entro il 2018 produrre 35 GWh di batterie all'anno, quasi quanto il resto della produzione mondiale. Intanto anche i competitor si attrezzano. Verso un calo dei prezzi?

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L’annuncio è arrivato ieri, con una conferenza stampa di Panasonic Nord America e un post sul blog di Tesla: la Gigafactory, l’enorme stabilimento per produrre batterie agli ioni di litio nato dalla collaborazione delle due aziende, ha iniziato a produrre.

Una notizia che, al di là del fatto che Tesla è senza dubbio molto abile nella promozione del suo branding e anche per questo mediaticamente sovraesposta, per i volumi in gioco è molto importante per tutto il settore dell’energia pulita e per l’evoluzione dei prezzi dei sistemi d’accumulo.

Con l’annuncio di ieri Tesla e Panasonic hanno dimostrato di rispettare i propri programmi, che dovrebbero portare lo stabilimento a produrre entro il 2018 circa 35 GWh di batterie all’anno, cioè più o meno quanto il resto della produzione mondiale ed entro il 2020 ben 50 GWh l’anno.

Numeri che fanno pensare a un prossimo marcato calo dei prezzi, anche perché nel contempo stanno partendo varie altre iniziative dei concorrenti, tra cui alcune di taglie veramente notevoli, come quella della tedesca BMZ che punta a raggiungere 30 GWh di capacità complessiva.

Nuove celle e soluzioni per tagliare i costi

Come si legge sul blog Tesla, nel nuovo stabilimento di Reno in Nevada si è iniziato a produrre già da dicembre. Le batterie che ne escono ora sono destinate ai sistemi di accumulo stazionari da abbinare al FV o per la rete – il Powerwall 2 e il Powerpack 2– mentre dal secondo trimestre saranno destinate anche alla Tesla Model 3, la macchina elettrica più economica tra quelle della casa.

Le celle agli ioni di litio che si stanno producendo sono del tipo “2170”, celle cilindriche da 21 millimetri di diametro e 70 di altezza: si aumenta il volume e dunque la capacità di ogni cella rispetto alle celle da 18 mm di diametro e 65 mm di lunghezza prodotte da Panasonic che Tesla ha usato finora.

Lo stabilimento al momento – spiega l’azienda – è completo solo al 30% e una volta ultimato si prevede che “sarà il più grande edificio al mondo”. Grazie all’automazione e all’economia di scala Tesla si aspetta di riuscire a far scendere del 30% i costi del kWh accumulato già dopo il primo anno di attività della Gigafactory..

Intanto in Europa …

Se in Nevada si sta scrivendo un capitolo importante per il futuro degli accumuli elettrochimici, non è che nel vecchio continente si stia con le mani in mano.

La stessa Tesla starebbe pensando a una “Gigafactory 2” che potrebbe vedere la luce in Europa, stando alle voci circolate a dicembre, dopo che Tesla ha annunciato l’accordo per acquisire Grohmann Engineering, società tedesca specializzata in tecnologie e sistemi per l’automazione industriale.

Ma ci sono molti altri attori importanti pronti ad entrare in gioco. Samsung SDI con una fabbrica in Ungheria, da inaugurare presumibilmente nella seconda metà del 2018, avrà una capacità produttiva pari a 2,5 GWh di batterie l’anno. LG Chem intende costruire un impianto in Polonia, sufficiente per equipaggiare circa 229.000 vetture.

Ma il progetto più avanzato in Europa è della tedesca BMZ. Il costruttore di batterie ha aperto il primo stadio di una super-fabbrica che entro il 2020 dovrebbe produrre batterie di diverse taglie per 30 GWh di capacità complessiva.

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