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Ungheria shock: “stop a nuova energia da fotovoltaico in rete”

Il governo Orban annuncia una sospensione a tempo indeterminato dell'immissione in rete di elettricità da nuovo FV. Motivazione ufficiale: la rete "inadeguata", ma c'è il sospetto di un ricatto all'Ue.

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La normativa che consente agli impianti fotovoltaici di immettere elettricità in rete in Ungheria “dovrà essere modificata perché la rete non può assorbire altra energia fino a quando non verrà effettuato un importante ammodernamento. L’obbligo di reimmettere l’elettricità nella rete sarà sospeso nel caso di nuove richieste di impianti fotovoltaici”.

È questo l’annuncio apparso venerdì 14 ottobre sul sito web dell’ufficio del Primo ministro ungherese, Viktor Orbán, a firma del suo responsabile Gergely Gulyás, e riguardante gli impianti già progettati, ma non ancora autorizzati.

Il settore fotovoltaico ungherese, da parte sua, si è detto “scioccato” dalla sospensione dell’immissione in rete per i nuovi impianti fotovoltaici. “La decisione del governo è contraria agli interessi del settore, della popolazione e del Paese”, ha sottolineato l’Associazione solare ungherese (MNNSZ) in un comunicato.

L’Ungheria sta negoziando con la Commissione europea la richiesta di accedere ai 9,6 miliardi di euro stanziati nell’ambito del fondo di ripresa Covid dell’UE (RRF), oltre ai 7,2 miliardi di euro di sovvenzioni attese dallo stesso fondo.

“Se il governo raggiungerà un accordo con la Commissione europea, l’Ungheria utilizzerà la parte di credito del Recovery and Resilience Fund (RRF) per la transizione verde e il potenziamento della rete elettrica”, ha detto Gulyás, prima di comunicare che, però, al momento, la domanda è superiore a quella che la rete può assorbire e che quindi le regole dovranno essere modificate.

Pertanto, il cosiddetto “feed-in” dell’elettricità solare è sospeso e chiunque installi un impianto fotovoltaico, fino a nuovo ordine, potrà usare l’energia solo nella propria abitazione, in modalità ad isola, e senza bisogno di un’autorizzazione da parte del fornitore, secondo l’agenzia di stampa ungherese Telex.

L’eliminazione della possibilità di immettere energia in rete rende impraticabile l’investimento nel fotovoltaico per le famiglie, ha ribattuto la MNNSZ, secondo cui la necessità che si avrebbe di installare anche un sistema di accumulo ha implicazioni significative in termini di costi e non riesce necessariamente a sostituire il prelievo dalla rete nella sua interezza.

Il MNNSZ ha criticato il governo per un annuncio che contraddice i precedenti sforzi dell’esecutivo di incoraggiare l’adozione di impianti fotovoltaici. La maggiore associazione ungherese di settore ritiene inoltre che con questa mossa il governo non stia contribuendo a ridurre le ingenti importazioni di energia elettrica dell’Ungheria.

Nello stesso comunicato, Gulyás, ha sottolineato che l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria è al sicuro.

“Anche se il Paese non ha ricevuto una sola molecola di gas in questo periodo, ha ancora abbastanza gas immagazzinato per sei mesi”, ha detto, aggiungendo che l’Ungheria dispone di notevoli capacità di stoccaggio, oltre ad aver effettuato importanti acquisti di gas, e che quindi i livelli di stoccaggio sono alti.

Il comunicato dell’ufficio del Primo ministro ungherese non indica né l’inizio né la durata prevista della sospensione della possibilità di immettere energia fotovoltaica in rete. Prendendo per buone le motivazioni circa la necessità di ammodernare le infrastrutture di rete, vista la lunga durata di questo tipo di interventi, la sospensione potrebbe durare diversi anni, o come minimo molti mesi.

Rimane al momento da capire quanto questo annuncio possa costituire una “merce di scambio” da parte dell’Ungheria per ottenere dalla Commissione europea condizioni più favorevoli su questo o altri dossier di finanziamenti e spesa. Nel qual caso, a seconda degli sviluppi del negoziato, la sospensione potrebbe forse essere ammorbidita in tempi relativamente brevi.

Comunque sia, si tratta di un’altra brutta grana sul fronte autorizzativo del fotovoltaico in Europa, di cui il settore e chi è impegnato nella decarbonizzazione avrebbe fatto volentieri a meno.

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