Negli ultimi giorni sono aumentati i “no” a energie rinnovabili e accumuli, sia sul piano nazionale che su quello locale.
Dopo lo stop che il 28 ottobre il Consiglio dei ministri ha imposto a quasi 890 MW di progetti tra agrivoltaico, eolico e fotovoltaico, ora arrivano 2.100 firme di cittadini che vogliono fermare la realizzazione di un sistema Bess a Sandrigo in provincia di Vicenza. Le firme sono state consegnate da un comitato territoriale alle commissioni congiunte II e III del Consiglio regionale durante un’audizione sul progetto di storage.
Si tratta di un impianto da 72 MW di potenza e 290 MWh di capacità da distribuire in 58 container di batterie, che ha ricevuto Autorizzazione Unica regionale con decreto direttoriale n. 12 del 2 settembre 2026, ma ha suscitato i timori della popolazione locale, a cui ora fanno eco diversi consiglieri regionali.
Le critiche riguardano principalmente la compatibilità ambientale dell’opera e l’impatto in zona agricola.
Spostandoci dalla provincia di Vicenza a quella di Messina, la multiutility A2A ha fa tempo fatto sapere di voler riconvertire l’attuale centrale termoelettrica a San Filippo del Mela in un polo energetico che comprende l’installazione di accumuli Bess. Qui abbiamo circa 60 MW divisi in due blocchi progettuali su cui le autorizzazioni sono arrivate tra 2023 e 2025, mentre i cantieri sono partiti a settembre di quest’anno.
A mettere in discussione l’iniziativa, in questo caso, sono i sindacati degli attuali lavoratori impiegati nel sito messinese, preoccupati per l’eventuale messa a rischio di circa 400 occupati tra diretti e indotto.
Le critiche non sono per la tecnologia in sé, ma per un concetto di transizione energetica non accompagnata da un piano di transizione occupazionale.
E poi, come suddetto, c’è quell’altro no agli impianti energetici che ha fatto recentemente parlare di sé. È quello dato il 28 ottobre dal Consiglio dei ministri a 16 impianti tra eolico, fotovoltaico e agrivoltaico, per un totale di quasi 890 MW.
In una nota, il Cdm ha spiegato che la valutazione comparata degli interessi pubblici coinvolti ha visto prevalere la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale rispetto all’esigenza di incrementare la generazione di energia da fonti rinnovabili.
Una scelta che non convince Raffaello Giacchetti, presidente di Gruppo Impianti Solari (Gis): “Non ogni progetto deve essere approvato, ma i vincoli devono essere individuabili in anticipo e accompagnati da indicazioni sulle aree effettivamente idonee”.
Inoltre, ha detto, “non si possono chiedere alle imprese anni di progettazione e investimenti ingenti senza un quadro autorizzativo affidabile. La tutela del territorio richiede valutazioni rigorose, non incertezza permanente. Non è una scelta tra ambiente e sviluppo”.
Per Giacchetti “è una questione di sicurezza economica nazionale: se vogliamo dipendere meno dall’estero, allora dobbiamo produrre più energia in Italia, nel rispetto dei territori. Altrimenti l’indipendenza energetica resterà uno slogan”.
Il problema sottolineato da Gis è che l’Italia importa una notevole quantità di energia di cui ha bisogno, “eppure continuiamo a ostacolare la realizzazione di impianti che potrebbero produrne una quota maggiore sul nostro territorio. È una contraddizione che pesa su famiglie e imprese”.
A riprova di ciò ci sono anche i dati Eurostat, secondo il presidente Gis, che nel 2024 stimano una dipendenza energetica italiana dalle importazioni nette al 73,9%, contro il 57,3% della media Ue: “Un’esposizione che rende il Paese vulnerabile alle crisi geopolitiche e alla volatilità dei prezzi”.
Giacchetti fa notare che il nucleare non è una soluzione, visto che “eventuali nuovi impianti richiederebbero tempi lunghi, ben oltre una legislatura. Nel frattempo possono cambiare governi e priorità. Il Paese non può permettersi di aspettare: servono risposte energetiche concrete adesso, senza rinviare ogni scelta al futuro”.
Quindi, “diversificare i fornitori esteri non basta, dobbiamo aumentare la produzione nazionale e rendere possibile la realizzazione degli investimenti nelle rinnovabili, con regole chiare e tempi prevedibili”.






























