Reti, interconnessione ad alta tensione Egitto-Grecia per alleviare la crisi energetica Ue

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Un esempio di infrastruttura che nel medio termine mira a diversificare provenienza geografica e fonti di energia per gli approvvigionamenti elettrici europei.

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Un cavo elettrico sottomarino lungo 1.373 chilometri che dall’Egitto dovrebbe portare in Grecia l’energia prodotta da 3 GW di impianti prevalentemente eolici e fotovoltaici, con l’obiettivo di diversificare gli approvvigionamenti e alleviare la dipendenza europea dal gas russo.

È questo in sintesi il piano annunciato dal Gruppo Copelouzos, un istituto di investimento greco, che ha battezzato il progetto “GREGY Transmission Link”.

Il cavo di trasmissione ad alta tensione in corrente continua (HVDC) dovrebbe partire dalla costa mediterranea dell’Egitto, attraversare il Mar Mediterraneo verso nord e raggiungere la regione di Atene, l’Attica, in Grecia, creando nelle intenzioni una “autostrada” elettrica dai Paesi del Mediterraneo meridionale a quelli del Mediterraneo settentrionale, e da questi vero il resto d’Europa.

“Portando 3.000 MW di energia pulita in Europa attraverso la Grecia, aiutiamo l’Europa a liberarsi dai combustibili fossili e dal gas naturale della Russia”, ha dichiarato a Euronews Ioannis Karydas, amministratore delegato del Gruppo Copelouzos.

“Inoltre, l’energia verde che trasporteremo sarà molto più economica dei prezzi attuali. Capite bene che questo aiuterà sia i consumatori greci che quelli europei”, ha aggiunto.

Piano più ambizioso

La proposta linea di trasmissione marittima Egitto-Grecia è in realtà solo una parte di un piano ancora più ambizioso. È prevista infatti anche la costruzione di un parco eolico su larga scala nell’area desertica su entrambi i lati del Canale di Suez in Egitto. Inoltre, l’Egitto ha stabilito collegamenti transfrontalieri per la trasmissione di energia elettrica con la vicina Libia, il Sudan e fino all’Arabia Saudita.

Il progetto GREGY Transmission Link ha un budget totale di 3,5 miliardi di euro ed è stato riconosciuto dall’Unione Europea come un progetto di interesse comune. Oltre al cavo sottomarino dall’Egitto alla Grecia, è prevista anche la posa di un cavo lungo 640 chilometri per collegare i parchi eolici al nodo egiziano.

Il progetto dovrebbe essere completato in 7-8 anni, secondo Gruppo Copelouzos. Dopo il completamento, si stima che circa un terzo dell’elettricità sarà trasmessa alla Grecia, principalmente per l’industria. Un terzo sarà trasferito agli altri Paesi europei e il restante terzo dovrebbe essere utilizzato per produrre idrogeno verde in Grecia, da esportare anch’esso nei Paesi europei limitrofi.

Da export del greggio a export di elettricità verde

Una grande quantità di energia fotovoltaica può essere generata nei deserti e nelle zone aride del Nord Africa e del Medio Oriente. L’idea è quella di trasportare l’elettricità verso l’Europa in corrente continua ad alta e altissima tensione, che consentono perdite di trasmissione molto limitate, dell’ordine dell’1-2%, anche lungo grandi distanze.

Se questi progetti su larga scala saranno realizzati, l’Arabia Saudita ed altri paesi mediorientali, pur continuando ancora per svariati anni anni a esportare petrolio, si trasformerebbe gradualmente in esportatori di energia verde, mantenendo comunque una posizione rilevante nell’esportazione di energia in generale.

L’Egitto, da parte sua, oltre a produrre parte dell’elettricità verde, guadagnerebbe valuta pregiata anche dai “pedaggi” per la trasmissione dell’elettricità, che si sommerebbero a quelli che già incamera per fra transitare le navi porta container dai due canali di Suez che controlla.

Dall’aggressione russa contro l’Ucraina, diversi soggetti hanno proposto o rispolverato molti progetti di infrastrutture energetiche su larga scala, per rendere l’Europa più autonoma dalla Russia, fra cui anche questo.

Sebbene sia troppo presto per dire quali di questi progetti vedrà effettivamente la luce, iniziative come questa sulle reti di trasmissione ad alta tensione in corrente continua sono coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione. Lo stesso non si può dire di nuove infrastrutture per il gas, che per essere economicamente sostenibili hanno bisogno di un orizzonte almeno ventennale, che appunto mal si concilia con l’urgenza della transizione energetica e che trasformerebbe tali infrastrutture delle fossili in investimenti incagliati e crediti inesigibili ben prima della fine della loro vita utile.

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