Un incontro “molto aperto e costruttivo”, secondo il direttore esecutivo Giuseppe Onufrio, quello avuto ieri da una delegazione di di Greenpeace Italia con il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, per illustrare gli aspetti che l’organizzazione ambientalista ha rilevato come critici nelle bozze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) in discussione alle Camere.

Il ministro ha confermato che è in corso una profonda revisione del Piano, spiega Greenpeace in una nota.

“Abbiamo discusso in particolare dell’importanza del superamento del vecchio Piano Nazionale Integrato Energia e Clima che rischia di portarci in una pericolosa ‘trappola del gas’. Serve un Piano energetico che ci porti fuori dalla crisi climatica grazie alle fonti rinnovabili, non uno che ci mantenga incatenati per decenni alle fonti fossili. Abbiamo poi concordato col ministro sull’urgenza di un processo autorizzativo serio, ma che non blocchi per anni i progetti rinnovabili come succede ora”, riporta Onufrio.

“Prendiamo atto che, come ci ha detto il ministro Cingolani, il Pnrr è in fase di profonda revisione rispetto al testo inviato al Parlamento. Ci auguriamo che l’obiettivo del governo sia quello di porre in essere una vera transizione ecologica, che risponda alla necessità urgente di trasformare il nostro Paese. Non sarebbe accettabile cedere ancora una volta alle solite lobby che vogliono tenerci strettamente ancorati a un sistema alimentato da fonti fossili, allevamenti intensivi, inquinamento e perdita di biodiversità”, dichiara Ivan Novelli, presidente di Greenpeace Italia.

L’organizzazione ambientalista ha stilato in questi giorni un elenco di dieci punti “per una vera transizione ecologica”.

Greenpeace ritiene che il nostro Paese deve essere svincolato al più presto da una fonte sporca come il gas fossile e che bisogna munire l’Italia di una filiera di rinnovabili e accumuli su cui innestare la rivoluzione energetica.

Ciò – si spiega – faciliterebbe anche la trasformazione della mobilità, rendendo sostenibile il modo in cui ci spostiamo, con un Piano che deve mettere al centro le nostre città. Ancora, rispetto alla produzione di cibo, è urgente indirizzare i finanziamenti alle aziende agricole che producono in modo ecologico, sostenendo le piccole realtà in crisi, e interrompendo il finanziamento degli inquinanti allevamenti intensivi.