Dalle aste olandesi per nuovi parchi eolici offshore arrivano segnali interessanti su come stanno cambiando i criteri per assegnare i progetti vincitori.

Per dirlo in uno slogan: sempre più natura e meno finanza.

È presto per capire se questa tendenza prenderà piede definitivamente, anche in altri Paesi europei e magari in Italia.

Intanto in Olanda, nella procedura di gara per sviluppare 756 MW di eolico in mare (Hollandse Kust Site VI), che si è chiusa nei giorni scorsi, metà dei punti totali dipendeva dal seguente criterio: “contribution to the ecology of the North Sea”, vale a dire, il contributo del progetto alla tutela ecologica del Mare del Nord.

In pratica, questo criterio ambientale è stato assolutamente decisivo ai fini della classifica finale, che ha visto primeggiare Ecowende, joint-venture tra Eneco e Shell.

Più in dettaglio, si è tenuto conto della capacità di ogni progetto di promuovere investimenti e soluzioni innovative a favore della biodiversità naturale (specie marine, habitat) nel mare olandese.

La nuova centrale eolica avrà 54 turbine a oltre 50 km dalle coste e produrrà energia in grado di soddisfare il 3% circa della domanda elettrica nazionale.

Altra particolarità di questa asta è che Ecowende darà 63,5 milioni di euro complessivi allo Stato olandese.

Si tratta, pertanto, di una procedura di gara a offerta negativa (negative bidding), dove chi partecipa deve pagare una determinata somma per acquisire il diritto di costruire e gestire il futuro impianto, che poi non riceverà incentivi pubblici.

Ricordiamo che nei mesi scorsi, WindEurope aveva criticato questo tipo di aste perché rischiano di trasferire costi aggiuntivi alle imprese e/o ai consumatori.

Nel caso olandese, lo Stato impiegherà quei 63 milioni per garantire che i parchi eolici siano effettivamente realizzati con le dovute attenzioni agli ecosistemi e per altre attività nel Mare del Nord.

Tornando ai criteri ambientali, una nota della Netherlands Enterprise Agency spiega che Ecowende costruirà un parco offshore con un design “inclusivo della natura”. Che cosa significa?

Ad esempio, una sezione del parco eolico avrà turbine ampiamente distanziate in modo che gli uccelli possano volare tra di esse in sicurezza. Inoltre, si useranno varie tecniche di palificazione per minimizzare gli impatti della costruzione sugli habitat marini e si installeranno, sul fondo del mare, strutture a forma di barriera corallina, in modo da facilitare la creazione di nuovi habitat marini e favorire la biodiversità.

Un gruppo consultivo di esperti valuterà quanto saranno efficaci queste soluzioni e le relative conoscenze saranno attivamente condivise, in modo da poterle utilizzare in altri parchi eolici.

Il governo olandese punta a 21 GW di eolico offshore al 2030; ciò dovrebbe consentire di coprire il 75% circa dei consumi elettrici del Paese.

Obiettivo è dunque coniugare questa accelerazione nelle fonti rinnovabili con la tutela ambientale.

Più in generale, nelle aste si stanno affermando i criteri non di prezzo, in grado di apportare vantaggi più ampi alla società: non solo produzione di energia a costi competitivi, ma anche, ad esempio, tutela di habitat naturali, integrazione delle fonti rinnovabili nelle reti elettriche (ad esempio con batterie di accumulo elettrico).

In Francia, Germania e Norvegia, oltre che in Olanda, questi criteri stanno trovando spazio crescente nei bandi di gara.

Vedremo se questa tendenza arriverà a toccare anche il nostro Paese, guardando magari anche alle grandi potenzialità del fotovoltaico integrato nelle attività agricole, come l’agrivoltaico.