Nuovo record cinese per le batterie al vanadio

CATEGORIE:

Quasi ultimato un impianto da 200 MW/1 GWh con tecnologia fornita da Rongke Power, che annuncia: “Ad oggi abbiamo implementato oltre 3 GWh di questi sistemi”.

ADV
image_pdfimage_print

La Cina continua a segnare dei record nell’ambito delle batterie a flusso di vanadio (Vrfb, dall’acronimo inglese). Dopo l’impianto da 100 MW/400 MWh realizzato nel 2022, annunciato all’epoca come il più grande al mondo, arriva ora la notizia di un sito da 200 MW/1 GWh abbinato a un parco solare da 1 GW.

In entrambe le iniziative il fornitore delle batterie è Rongke Power, che annuncia così di aver implementato oltre 3 GWh di sistemi a flusso di vanadio su scala industriale fino a oggi.

L’ultimo progetto si estende su circa 1.800 ettari nella contea Jimusar-Xinjiang, dove sono stati completati i principali lavori di costruzione grazie a un investimento di circa 500 milioni di dollari. A regime si stima una generazione di 1,72 TWh di elettricità l’anno con tempo di accumulo di cinque ore.

Le società coinvolte, oltre Rongke Power, sono Huaneng Xinjiang Jimusar Power (sviluppatore), PowerChina Northwest Engineering (ingegneria), Dalian Institute of Chemical Physics e Università dello Xinjiang (supporto tecnico e valutazioni ambientali).

Questo tipo di batterie immagazzinano energia utilizzando ioni di vanadio in diversi stati di ossidazione, che circolano attraverso due serbatoi di elettrolita separati da una membrana. A differenza delle batterie tradizionali, la capacità di accumulo di energia è determinata dal volume dell’elettrolita, riducendo ad esempio il problema del “runaway termico” (si veda anche Come evitare i rischi di incendio nei sistemi di accumulo).

Attualmente il Politecnico di Milano è impegnato nel tentativo di ridurre i costi, aumentare la durata e avvicinare le batterie a flusso redox di vanadio alla scala industriale, grazie al progetto Musa (qui la video intervista ad Adrea Casalegno, Professore del dipartimento Energia PoliMI).

Sullo studio degli elettroliti, inoltre, è intervenuta su QualEnergia.it anche Laura Giorgia Rizzi che dirige una startup del Politecnico, Flow-nano, impegnata sullo sviluppo di elettrodi avanzati per batterie a flusso.

Secondo l’esperta, “il costo dell’elettrolita al vanadio è un falso problema: questo componente è praticamente eterno, anche dopo vent’anni di uso lo si può tranquillamente riversare in una nuova batteria e funzionerà come fosse nuovo, non si degrada. Quindi, anche se il 50% del costo di una batteria a flusso al vanadio è oggi rappresentato dall’elettrolita, il suo contributo al costo di accumulo, nei molti decenni di funzionamento dell’impianto, va a diluirsi fin quasi a zero”.

Diverso, invece, “il caso degli elettrodi, che non sono eterni e nelle forme attuali penalizzano costi e prestazioni dell’impianto; sono loro la chiave del miglioramento delle batterie a flusso per farle diventare competitive con quelle al litio”.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy