Investimenti clean-tech ai massimi, Cina sempre al top ma in calo

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Mobilità elettrica e tecnologie rinnovabili guidano la transizione energetica globale nel 2025. Investiti in totale 2.300 miliardi di dollari. Anche l'Unione europea in crescita.

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Gli investimenti globali nella transizione energetica low carbon continuano a crescere, pur in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e guerre commerciali, senza dimenticare la sovraccapacità produttiva in alcuni settori (fotovoltaico in primis) che alimenta una concorrenza spesso “irrazionale” come avvenuto in Cina.

Questo il quadro delineato da BloombergNEF nel suo Energy Transition Investment Trends pubblicato il 27 gennaio.

Nel 2025 si sono investiti 2.300 miliardi di dollari nelle tecnologie a basse emissioni a livello mondiale, in aumento dell’8% sul 2024. È il massimo di sempre in termini assoluti, anche se non in termini percentuali.

Questa cifra record però nasconde differenti tendenze.

Il singolo settore che ha attirato la maggior parte degli investimenti è quello della mobilità elettrica: 893 miliardi di $ per veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica (+21% rispetto ai dodici mesi precedenti).

Le fonti rinnovabili hanno assorbito 690 miliardi di $, trainati dal fotovoltaico, in calo però del 9,5% in confronto al 2024. Quanto alle reti elettriche, il terzo settore più rappresentativo, si parla di 483 miliardi di $ (+17% sul 2024).

Nel 2025 sono anche diminuiti gli investimenti in idrogeno e nucleare, con rispettivamente 7,3-36 miliardi di dollari.

Di seguito gli altri comparti citati da Bnef:

  • accumulo energetico: 71 mdl $
  • cattura e stoccaggio del carbonio (CCS): 6,6 mld $;
  • trasporto marittimo “pulito”: 4,2 nld $;
  • calore elettrificato: 84 mld $;
  • decarbonizzazione delle industrie: 34 mld $.

Gli analisti poi evidenziano che il singolo mercato più grande, la Cina con 800 miliardi di $ investiti in transizione energetica nel 2025, ha registrato il suo primo calo dal 2013.

Mentre l’Unione europea è cresciuta del 18% fino a 455 miliardi di dollari, contribuendo più di ogni altra area geografica all’aumento globale registrato lo scorso anno. Anche gli Stati Uniti hanno visto incrementare gli investimenti del 3,5%, arrivando a 378 miliardi di dollari, nonostante le politiche pro-fossili di Trump.

Guardando poi agli investimenti nella catena di fornitura dell’energia pulita, che includono ad esempio la realizzazione di nuove fabbriche di prodotti clean-tech (moduli FV, turbine eoliche, elettrolizzatori…), oltre a miniere e impianti di lavorazione dei metalli per batterie, sono cresciuti del 6%, raggiungendo 127 miliardi di dollari nel 2025.

Bnef sottolinea poi che la sovraccapacità continua a pesare su molte filiere delle energie pulite, con dinamiche di mercato che variano a seconda della tecnologia.

Gli investimenti nel solare sono diminuiti dal 2023, mentre la produzione di batterie continua a espandersi, anche se Pechino sta attuando contromisure per correggere gli eccessivi ribassi dei prezzi.

La Cina, termina l’analisi, “ha storicamente attratto la quota maggiore degli investimenti nella manifattura clean-tech”, e “sebbene questa predominanza difficilmente verrà messa in discussione nel breve periodo, la sua quota degli investimenti annuali è in graduale calo”.

Aree geografiche come Stati Uniti, Unione europea e India “stanno continuando a riportare a livello nazionale le catene di fornitura clean-tech, nonostante le difficoltà nel rendere operativa la produzione”.

Allo stesso tempo, le aziende cinesi “stanno investendo sempre più in capacità produttiva all’estero per compensare i margini compressi sul mercato interno”.

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