Cina e India hanno visto per la prima volta da oltre mezzo secolo un calo simultaneo della produzione domestica di energia da carbone nel 2025.
Secondo un’analisi pubblicata da Carbon Brief, portale di approfondimenti e data journalism su clima e politiche energetiche, la riduzione su base annua è stata rispettivamente dell’1,6% (58 TWh) e del 3% (57 TWh).
Il calo è coinciso con installazioni da record nelle rinnovabili, al punto che nell’indagine si ritiene che entrambi i Paesi asiatici abbiano ora i presupposti per poter raggiungere tra non molto tempo il picco di produzione di energia da carbone.
Il doppio binario
La Cina ha raggiunto il suo risultato nonostante la crescita della domanda di elettricità sia rimasta sui ritmi degli ultimi anni, al 5% su base annua.
In India, invece, il calo del carbone è riconducibile sì alla crescita record dell’energia pulita, ma combinata con un rallentamento della domanda a causa di condizioni meteo più miti che hanno ridotto la necessità di ricorrere maggiormente a sistema per il condizionamento dell’aria.
Entrambi i Paesi lo scorso anno hanno aggiunto una quantità record di nuova potenza rinnovabile. Il nuovo installato nel Paese del Dragone è stimato in oltre 300 GW di fotovoltaico e 100 GW di eolico, mentre nei primi 11 mesi del 2025 la produzione da queste due fonti è aumentata di 450 TWh su base annua.
Nello stesso periodo il nucleare ha prodotto altri 35 TWh, portando la crescita della produzione di energia non fossile (escluso l’idroelettrico) ben al di sopra dell’aumento di 460 TWh della domanda.
Anche l’uso del carbone al di fuori del settore energetico è in calo in Cina, principalmente a causa del rallentamento nella produzione di acciaio, cemento e altri materiali da costruzione.
La recente crescita della produzione di energia da Fer in Cina, se sostenuta, è già ritenuta da Carbon Brief “sufficiente” a garantire un picco nella produzione di energia a carbone. Analogamente, gli obiettivi di energia pulita di Nuova Delhi, se raggiunti, consentiranno di raggiungere lo stesso picco prima della fine del decennio.
Nel settembre 2025 il governo Modi ha anche attuato un’importante riforma fiscale che ha portato l’Iva su componenti e apparecchiature per le rinnovabili come moduli fotovoltaici, generatori eolici e impianti a biogas dal 12% al 5%, una modifica che comporterà un calo medio del 5% dei costi in conto capitale dei nuovi impianti Fer (L’India taglia l’Iva sulle rinnovabili).
Nei primi 11 mesi del 2025 l’India ha aggiunto 35 GW di fotovoltaico, 6 GW di eolico e 3,5 GW di idroelettrico, per un aumento del 44% su base annua. Nello stesso periodo la produzione di energia da fonti non fossili è cresciuta di 71 TWh su base annua, guidata dall’energia solare con 33 TWh.
Un aumento però inferiore alla crescita media della domanda registrata dal 2019 al 2024, pari a 85 TWh all’anno, nonché più bassa delle previsioni per il periodo 2026-2030. Ciò significa che sarà necessario accelerare ulteriormente affinché l’energia a carbone registri un picco strutturale anziché un calo a breve termine.
Sfide per un momento storico
Il consolidamento del declino del carbone in India e Cina dipenderà dalla capacità dei due Paesi di affrontare una serie di sfide.
In primo luogo, le reti elettriche dovranno essere adattate per una gestione più flessibile, così da accogliere la crescente quota di energie rinnovabili, aggiornando le vecchie strutture del mercato elettrico, costruite per servire le centrali a fonti fossili.
Altra criticità riguarda le scelte recenti di entrambi i Paesi, che hanno continuato ad aumentare la propria capacità di produzione di energia elettrica da fonti tradizionali inquinanti. Se i progetti per nuove centrali a carbone in costruzione e già autorizzati venissero completati, la potenza per questa specifica fonte aumenterebbe del 28% in Cina e del 23% in India.
Senza una crescita significativa della relativa produzione di energia ci troveremmo di fronte a una situazione di sovraccapacità, che causerebbe difficoltà finanziarie per i produttori e soprattutto aumenterebbe i costi per gli utenti.
Nonostante questi scenari ancora aperti, il calo simultaneo, combinato con l’aumento record dell’installato di rinnovabili, resta un dato di assoluto rilievo.
La produzione di energia in questi due Paesi ha conseguenze dirette su tutto il mondo: ha determinato oltre il 90% dell’aumento delle emissioni globali di CO2 da tutte le fonti tra il 2015 e il 2024, con il 78% causato dalla Cina e il 16% dall’India: la decarbonizzazione dei loro settori energetici rappresenta quindi la chiave per raggiungere al più presto il picco delle emissioni a livello globale.


























