Green New Deal, le proposte di Legambiente per la legge di bilancio 2020

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Dalle misure pro ambiente potrebbero venire un miliardo di euro all'anno già nel 2020 e fino a 50 miliardi/anno entro il 2030.

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“Per dar avvio ad un efficace Green New Deal e accelerare nel Paese la transizione ecologica, energetica e sociale non basta un decreto clima. Servono subito scelte in discontinuità, nuovi investimenti e politiche di lungo periodo capaci di guidare la transizione nei diversi settori produttivi e nei territori. La manovra finanziaria rappresenta il banco di prova per dare gambe a questa svolta green e rilanciare l’economia e i territori, aggredire le disuguaglianze e aumentare la giustizia sociale. In che modo? Intervenendo in tre ambiti fondamentali: spostando la fiscalità sulle fonti fossili, riformando le concessioni sui beni comuni e ambientali e investendo sempre di più su economia circolare e fonti rinnovabili”.

Questo il messaggio con cui Legambiente, assieme al Forum Disuguaglianze e Diversità, di cui è una delle otto organizzazioni promotrici, si rivolge al Governo nel sottoporgli le sue proposte per la manovra finanziaria in fase di elaborazione.

Le risorse per mettere in campo una ambiziosa politica ambientale, si osserva, esistono già nel bilancio dello Stato, a partire dagli oltre 19 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi che riguardano settori strategici come trasporti, industria, agricoltura, usi civili e che per l’associazione “devono trasformarsi in investimenti in innovazione ambientale a vantaggio delle imprese e delle famiglie e delle fasce più vulnerabili della popolazione”.

Un appello chiaro e deciso chiedendo “di passare dalle parole ai fatti con un coraggio che è mancato nel decreto Clima approvato pochi giorni fa in Cdm, che rappresenta solo un piccolissimo passo rispetto alla sfida che abbiamo davanti”.

Nel documento presentato si sottolinea come occorra definire una strategia chiara di cambiamento nella quale spostare il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, differenziandola in funzione di quanto si inquina, cancellando i sussidi contro l’ambiente, ridisegnando la fiscalità – accise, aliquote Iva e tassazione – sulla base dell’impatto ambientale e sociale, premiando innovazione ambientale e efficienza, garantendo il diritto di fruire dei benefici di questi interventi a tutte le fasce della popolazione (compresi i più poveri che fino ad oggi ne sono rimasti esclusi), ristabilendo regole che garantiscano una corretta gestione di beni comuni e ambientali e adeguando i canoni per le cave, le acque minerali, le concessioni balneari, abolendo le proroghe senza gara delle concessioni autostradali e investendo le risorse provenienti dai pedaggi autostradali per interventi di manutenzione stradale e per le nuove infrastrutture di mobilità sostenibile. E poi adeguando le royalties per le estrazioni di petrolio e abrogando le esenzioni sotto soglia, cancellando per le imprese la deducibilità delle royalties versate dalle Regioni.

Scondo Legambiente, puntando sui tre “ambiti” indicati nella proposta già nel 2020 lo Stato potrebbe recuperare oltre un miliardo di euro da rendite ai danni dell’ambiente e sussidi alle fonti fossili. Intervenendo con gradualità, si stima che queste entrate possano arrivare nel 2025 a 2,5 miliardi di euro semplicemente applicando i canoni in vigore negli altri Paesi europei.

La revisione della fiscalità legata a obiettivi ambientali, la riconversione dei sussidi alle fossili in incentivi e investimenti green, l’introduzione di una carbon tax, potrebbero permettere di recuperare risorse, crescenti da destinare – secondo la proposta – per metà agli investimenti green e per metà alla riduzione della fiscalità sul lavoro in particolare per chi guadagna di meno.

Tutto ciò – prosegue la nota – permetterebbe complessivamente al 2030 di arrivare a mobilitare risorse per oltre 50 miliardi di euro all’anno, tra fondi europei e nazionali, per muovere davvero la transizione energetica.

“Ma non basteranno nuove risorse – si sottolinea – serve anche un cambio delle politiche e delle priorità, perché sono fermi i cantieri che servono ossia quelli di metropolitane e tram, impianti eolici e fotovoltaici, di riqualificazione energetica degli edifici e messa in sicurezza del territorio, che potrebbero avere un effetto importante sul fronte sia della giustizia ambientale che della giustizia sociale, mentre anche questo Governo sembra puntare su strade, autostrade e centrali a gas.”

Per questo Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità hanno individuato 10 obiettivi per ridefinire le politiche pubbliche, che rappresentano altrettante missioni su cui focalizzare gli investimenti green. Tra le priorità si chiede che venga stabilito il coordinamento delle politiche per la transizione ecologica e sociale presso la presidenza del consiglio, che si investa nell’informazione e creazione di opportunità di riduzione della spesa energetica per chi ne ha più bisogno, che si rilancino gli investimenti dei Comuni, senza dimenticare di aiutare i territori e le imprese interessate da crisi industriali con la chiusura delle centrali a carbone convogliando qui le risorse europee previste nella nuova programmazione 2021-2027 e creare opportunità di bonifica, riqualificazione e creazione di nuove attività.

Uno scenario di cambiamento ambientale che deve essere impostato con grande attenzione, perché – si avverte – i vantaggi e le opportunità che può aprire non riguardano automaticamente tutti: “servono politiche attente a evitare che alcuni luoghi e lavoratori paghino le conseguenze della chiusura di centrali e produzioni inquinanti, e che il taglio dei sussidi alle fossili sia accompagnato da incentivi per dare la possibilità a tutti di scegliere le alternative sostenibili nei diversi settori. Bisogna scongiurare il rischio che si allarghi il divario delle possibilità tra chi si potrà permettere di cambiare – con una casa certificata, il solare, l’auto elettrica, prodotti biologici, ecc – e chi si troverà a pagare di più per i servizi, l’abitazione in cui vive e per muoversi, senza vedere alcun miglioramento e con il rischio di perdere il lavoro.”

Tornando alle proposte, si fa presente, alcune sono a costo zero come quella di aprire all’autoconsumo collettivo di energia da rinnovabili, per consentire lo scambio nei condomini e nei distretti, come oggi consentono le Direttive europee. Altre permettono di dare certezza agli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, a cominciare dal patrimonio pubblico e dall’edilizia sociale. Altre ancora di ridurre l’Iva per beni e servizi con valore ambientale e sociale – ad esempio sul pellet, i latti di origine vegetale, il biometano, la sharing mobility, le attività di riparazione e recupero di beni, i pannolini e gli assorbenti.

Le proposte in sintesi, documento completo al link in basso:

1) Spostare la fiscalità sulle fonti fossili per spingere la transizione energetica

  • Adeguare le royalties per le estrazioni di petrolio e gas.
  • Rideterminare la fiscalità sui combustibili fossili sulla base delle emissioni di anidride carbonica prodotte e introdurre una Carbon Tax
  • Eliminare sussidi e contributi alla generazione elettrica da fonti fossili per spingere la produzione da fonti rinnovabili
  • Trasformare le esenzioni dall’accisa nei settori dei trasporti, dell’agricoltura e negli usi civili in politiche di investimento in efficienza energetica e fonti rinnovabili
  • Istituire una tassa di imbarco aeroportuale legata all’efficienza dei velivoli
  • Introdurre un indicatore di sostenibilità delle imprese nei diversi settori produttivi per valutare l’accesso alle politiche di supporto alle imprese

2) Riformare le concessioni sui beni comuni ambientali

  • Adeguare i canoni per le attività estrattive,
  • Adeguare i canoni per il prelievo delle acque minerali,
  • Adeguare i canoni per le concessioni balneari
  • Abolire le proroghe senza gara delle concessioni autostradali e investire le risorse provenienti dai pedaggi autostradali per interventi di manutenzione stradale e per le nuove infrastrutture di mobilità sostenibile

3) Cambiare la fiscalità per spingere economia circolare e transizione climatica:

  • Adeguare la tassazione per il conferimento a discarica
  • Prevedere un’IVA agevolata per beni e servizi che producono benefici ambientali e sociali
  • Anticipare il recepimento della direttiva UE 2018/2001 per consentire l’autoconsumo collettivo di energia prodotta da fonti rinnovabili
  • Eliminare il pagamento dell’accisa per l’energia prodotta da fonti rinnovabil
  • Prorogare le detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica dei condomini garantendone l’accesso anche alle fasce più povere della popolazione
  • Istituire a livello europeo un’accisa sulla produzione e importazione di plastiche non-biodegradabili

4) Le nuove politiche per la transizione energetica:

  • Stabilire il coordinamento delle politiche per la transizione ecologica e sociale presso la Presidenza del Consiglio
  • Informare e creare opportunità di riduzione della spesa energetica per chi ne ha più bisogno, aggredendo il nuovo fenomeno della povertà energetica
  • Rilanciare gli investimenti dei Comuni
  • Una strategia sociale e ambientale per le periferie ed i territori marginali, per garantire riqualificazione abitativa e delle scuole, nonché accesso alla mobilità sostenibile
  • La giusta transizione nelle aree e nelle aziende interessate da crisi industriali
  • Accompagnare l’innovazione nei processi industriali per rafforzare l’occupazione, rilanciando il ruolo delle imprese controllate dallo Stato
  • Una strategia per la prevenzione, la ricostruzione, lo sviluppo a fronte del rischio sismico
  • Un piano straordinario per 500mila alloggi NZEB di edilizia sociale
  • Un progetto per tutelare e incrementare il capitale naturale
  • Un programma strategico clima per l’Africa e il Mediterraneo

Il documento integrale (pdf)

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