All’epoca dei primi Conti Energia le garanzie di prodotto sugli inverter degli impianti fotovoltaici erano di soli 5 anni, raramente di 10, e molti installatori mettevano nelle loro stime economiche per il cliente la necessità di sostituire l’inverter dopo 10 anni.

La grande ondata di impianti fotovoltaici domestici allacciati durante i Conti Energia dei primi anni del decennio scorso sta per raggiungere o ha già raggiunto 10 anni di vita. Ciò presenta la possibilità di pensare ad un ammodernamento, o al revamping, degli impianti.

Tale possibilità diventa abbastanza spesso una necessità soprattutto per i piccoli impianti trifase, quelli da 6 a 9 kWp, per esempio. Ciò in quanto, all’epoca, gli inverter trifase di piccola taglia erano inesistenti o quasi, poiché molte case produttrici offrivano modelli trifase solo a partire da almeno 12 kWp.

Tale carenza costringeva chi volesse un impianto trifase da 6 o 9 kWp a installare tre inverter monofase, rispettivamente, da 2 o 3 kW in parallelo, uno per ognuna delle tre fasi, soluzione che se da una parte spalmava il rischio di guasti su tre macchine, dall’altra, col passare degli anni, triplica anche le probabilità di malfunzionamenti del sistema.

A distanza di una decina d’anni, secondo gli installatori sentiti da QualEnergia.it, non è infrequente trovare configurazioni di questo tipo in cui solo due inverter su tre funzionano, magari di marche diverse, o anche impianti trifase da 8 kW con solo due inverter da 4 kWp.

In tutti questi casi, si creano squilibri e scompensi delle fasi in immissione, con conseguente blocco dell’impianto. Questa situazione dovrebbe risultare abbastanza evidente al proprietario, ma che non sempre lo è in tempi rapidi, soprattutto se non si è provvisti di un sistema di monitoraggio, come capitava più spesso negli impianti di più vecchia installazione.

In altri casi, nei mesi invernali, a temperature rigide, la tensione dei moduli aumenta e se una stringa è stata dimensionata con un numero di moduli elevato, nominalmente al limite della tensione di stringa, con il freddo la tensione reale può facilmente superare tale limite, provocando in questo caso un blocco dell’inverter.

Oltre al blocco completo dell’inverter, si verificano spesso anche inconvenienti meno gravi ma più “subdoli”, come il guasto di uno dei sistemi di tracciamento del punto di massima potenza (MPPT) di una stringa di un inverter multistringa. Questi guasti possono essere provocati da problemi banali come un fusibile bruciato o un cavo solare rosicato dai topi. In questo caso, l’inverter continua a funzionare, ma solo a metà potenza, nel caso di un sistema a due canali.

L’ideale sarebbe avere un sistema di monitoraggio che avverta la presenza di guasti, oppure semplicemente controllare regolarmente il display dell’inverter per i valori di tensione e corrente, per verificare se ci siano differenze anomale fra i valori delle diverse stringhe.

In questi casi, però, per un proprietario non attentissimo, con un inverter posizionato in un punto di non facile o frequente accesso, potrebbe essere ancora più difficile capire che c’è qualcosa che non va. E anche se da dicembre il Gestore dei servizi energetici (Gse) ha avviato un suo servizio di allerta circa il livello di prestazioni di impianti fino a 800 kWp, caratterizzati da ore equivalenti annuali di produzione inferiori al 60% del valore medio di impianti simili, tale servizio ha una cadenza solo semestrale. Potrebbero quindi passare mesi prima di realizzare che c’è qualcosa che non va.

Il corretto monitoraggio delle prestazioni dell’impianto dovrebbe costituire una prassi consolidata per tutti gli impianti fotovoltaici, indipendentemente dalla loro taglia, ha detto Andrea Brumgnach, vicepresidente di Italia Solare, a QualEnergia.it.

“Ritengo importante mettere a conoscenza dei piccoli clienti domestici il fatto che oggi si possono installare dei sistemi di monitoraggio da remoto facilmente interrogabili anche da smartphone e a costi molto contenuti: se l’impianto non ne è dotato, conviene senz’altro procedere in tal senso”, ha detto Brumgnach.

Il possibile fine vita imminente degli inverter riguarda a maggior ragione anche i piccoli impianti monofase con un solo inverter. In caso di guasto del convertitore, infatti, l’impianto si ferma completamente, a differenza di quelli trifase con tre inverter, dove almeno l’impianto continua a funzionare, per almeno due terzi o un terzo.

In tutti questi casi di piccoli impianti trifase con tre inverter monofase, ma anche di piccoli impianti monofase, è consigliabile non farsi trovare impreparati e pensare per tempo ad un revamping, cioè ad un ammodernamento dell’impianto, consistente almeno in una sostituzione degli inverter, oltre che ad una verifica, manutenzione e pulizia di tutte le altre componenti del sistema.

“Lo sviluppo tecnologico di cui ha beneficiato l’industria fotovoltaica, soprattutto in termini di maggiore efficienza di moduli e inverter – ci spiega l’esperto – porta molto spesso a rendere estremamente convenienti i revamping degli impianti. Un impianto in perfetta efficienza massimizza il ritorno economico dell’investimento: conti alla mano il revamping di moduli e inverter porta a tempi di rientro dell’investimento molto veloci, a tutto vantaggio del proprietario dell’impianto”.

È probabile, inoltre, che la maggior parte dei proprietari di piccoli impianti incentivati, ad una decina d’anni dall’allaccio, abbia ormai ammortizzato la spesa iniziale, in maniera tale da poter guardare alla sostituzione degli inverter o anche ad un revamping più generale senza eccessivi patemi dal punto di vista del rientro dell’investimento.

Nel caso dei piccoli impianti trifase, il mercato offre ormai molti convertitori trifase di piccola taglia e si potranno quindi sostituire i tre inverter monofase con un unico inverter trifase, cui si potrà pensare eventualmente di abbinare anche un sistema di accumulo, seguendo le regole previste dal Gse.

Fare questo tipo di verifica è importante soprattutto per gli impianti incentivati, dalla cui produzione dipende non solo l’efficienza energetica ma anche la remuneratività del sistema nei successivi 10 anni di incentivazione.

Il revamping rappresenta, insomma, un’azione cruciale, un’opportunità da cogliere, anche se finora, purtroppo, non particolarmente sfruttata.

Come infatti avevamo già scritto (“Fotovoltaico e revamping dei piccoli impianti: un potenziale non colto“) in anni recenti, gli interventi di ammodernamento e potenziamento hanno riguardato solo il 2% degli impianti fino a 20 kWp. Una percentuale che potrebbe giocoforza essere destinata ad aumentare, se molti inverter alla fine del loro ciclo di vita cominceranno a spengersi.