Il caro-bollette in Europa: componenti di costo e differenze tra Paesi

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Le famiglie nell’area euro pagano in media il doppio delle industrie energivore. La Bce scompone la bolletta 2024 e quantifica il peso di energia, rete e fiscalità.

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Quali sono i driver dei prezzi dell’elettricità per le famiglie e per le industrie energivore in Europa? E qual è la loro rilevanza per gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue?

Proprio a ridosso del giorno in cui il governo italiano dovrebbe finalmente varare il tanto discusso decreto Energia/Bollette, la Bce ha pubblicato un’analisi in cui prova a rispondere a queste domande.

Il focus parte da un dato ormai consolidato: i prezzi dell’elettricità nell’area euro sono rimasti elevati rispetto ai livelli pre-crisi energetica del 2021-22 e continuano ad avere un peso significativo sia sul bilancio delle famiglie sia sui costi strutturali delle imprese più energivore.

Tra il 2019 e il 2024, i prezzi elettrici sono aumentati di circa il 33% per le famiglie e addirittura di circa il 53% per le industrie che consumano grandi quantità di energia.

Una sorta di inflazione che pesa sull’andamento dei consumi, con una diminuzione di questi ultimi soprattutto tra le imprese energivore, che hanno ridotto la loro domanda complessiva di elettricità di oltre il 14% nella finestra 2019-2023, mentre quella delle famiglie di circa l’1,5% nello stesso periodo.

Cosa incide sulla bolletta e quanto

L’analisi della Bce si sofferma sui fattori che determinano queste differenze di prezzo tra consumatori finali e categorie produttive.

Il prezzo finale dell’elettricità nasce dalla combinazione di quattro fattori: energia e costi di approvvigionamento, oneri di rete, imposta sul valore aggiunto (Iva) e altre imposte o tasse nazionali.

Nel 2024, nell’area euro, la Bce stima che:

  • energia e fornitura (in cui rientrano anche i costi dei permessi Ets, oltre ai costi dei combustibili) valgano circa il 50% della bolletta elettrica delle famiglie e il 63% di quella delle industrie energivore;
  • i costi di rete pesino circa il 27% per le famiglie, ma solo il 12% per le industrie energivore, perché i grandi consumatori spesso sono connessi direttamente ad alta o altissima tensione e beneficiano di oneri più bassi;
  • l’Iva rappresenti in media circa il 14% per entrambe le categorie;
  • le altre imposte e schemi nazionali incidano per circa il 10% e siano una delle fonti principali della variabilità tra Paesi.

I driver “energia” restano quindi dominanti, con la volatilità dei combustibili e dei mercati elettrici che si trasferisce facilmente a valle. Inoltre, la differenza tra famiglie e industria, oltre che nel prezzo “energia”, sta anche nella struttura regolata e nel trattamento fiscale.

Famiglie vs energivori

In media, le famiglie dell’area euro pagano circa il doppio rispetto alle industrie energivore. La Bce nota che questo non dipende da una singola voce, ma da prezzi più alti su tutte le componenti della bolletta.

Il focus entra anche nel dettaglio per Paese: in Francia e Paesi Bassi le famiglie pagano rispettivamente circa il 64% e il 20% in più rispetto alle industrie energivore, mentre il divario è ancora più pronunciato in Germania, Spagna e Italia, dove i prezzi domestici risultano circa il 100% più alti, cioè appunto il doppio.

La Bce collega queste differenze a tre fattori strutturali: mix di generazione (Paesi che dipendono di più da combustibili fossili importati tendono ad avere prezzi più alti), tasse nazionali e regolazione degli oneri di rete.

Il capitolo Ets

La Bce si sofferma poi sui costi dell’Ets, notando che l’impatto del meccanismo sui prezzi elettrici è meno rilevante nei Paesi con generazione a bassa intensità carbonica.

Gli analisti hanno calcolato i costi riferendosi a un prezzo pari a 65 €/tCO₂ moltiplicato per le emissioni per kWh nei singoli Paesi: in questo modo, la quota Ets può arrivare fino al 9% del prezzo finale dell’elettricità nei Paesi con maggiore intensità carbonica, e tende a essere più alta per gli energivori perché la componente “energia e fornitura” pesa più nella loro bolletta.

“No” a soluzioni effimere

La Bce conclude che le misure di sollievo sui prezzi, come i price cap o i sussidi, possono offrire benefici immediati ma solo apparenti, poiché non affrontano le cause alla base dei prezzi elevati.

L’analisi evidenzia che interventi strutturali su rinnovabili, infrastrutture di rete e competitività sono ritenuti centrali per ridurre in modo duraturo i prezzi dell’elettricità. In questo quadro, le misure sulle compensazioni Ets discusse in Italia nell’ambito del dl Energia/Bollette si collocano su un piano di intervento di breve periodo, mentre il dibattito europeo richiama l’esigenza di azioni di natura più strutturale.

Queste richiedono sia riqualificazione delle infrastrutture elettriche, inclusa una maggiore interconnessione tra mercati nazionali, sia politiche di lungo periodo rivolte alla generazione Fer e all’efficienza energetica, in modo da rafforzare la sicurezza dell’offerta e attenuare la dipendenza dalle fonti fossili con prezzi volatili e spesso alti.

La risposta europea, ricordano gli analisti della Bce, si è manifestata attraverso un mix di misure: l’Action Plan for Affordable Energy, che combina interventi immediati e strutturali per ridurre i prezzi, e due iniziative infrastrutturali come l’European Grids Package e l’Energy Highways initiative, orientate ad espandere e modernizzare le reti.

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