Le profonda riforma, o addirittura la sospensione dell’Ets, come vorrebbe l’Italia, tengono banco in Europa negli ultimi giorni, polarizzando il dibattito tra favorevoli e contrari allo strumento così come lo conosciamo oggi.
Tra gli ultimi in ordine di tempo a intervenire c’è WindEurope, per la quale “le considerazioni politiche volte a riformare il mercato elettrico europeo e a rinegoziare il sistema Eu Ets rischiano di compromettere i progressi compiuti nel 2025 dall’energia eolica”. In particolare, “cambiare le regole del gioco ora significherebbe dire addio alla competitività e alla sicurezza energetica” (si veda anche Eolico europeo 2025: 19 GW installati, ma le riforme mettono a rischio la crescita).
Se la posizione dell’associazione eolica è in linea con quella dei principali Paesi del nord Europa, coesi nella difesa dell’Ets dalle strategie degli Stati centro-meridionali, sul fronte opposto ci sono le associazioni d’impresa riunite in Business Europe, che il 24 febbraio ha dettato le sue priorità per la revisione Ets, prevista entro il 31 luglio 2026 dalla direttiva comunitaria di riferimento.
“È necessario riconoscere la situazione allarmante per la competitività Ue”, si legge in un documento di posizione (disponibile in basso). “Le aziende si trovano ad affrontare costi crescenti e una forte concorrenza globale, mentre mancano in gran parte le condizioni favorevoli per creare un business case per la decarbonizzazione. La revisione dell’Ets deve essere adeguata alle sfide attuali e al contesto post 2030”.
Inoltre, si chiede alla Commissione europea di riconsiderare la prevista eliminazione graduale delle quote gratuite per tutti i settori e di mantenere il quadro per la compensazione dei costi indiretti oltre il 2030, estendendolo a più settori e applicandolo in più Stati membri.
Il tema è stato al centro del Consiglio competitività di ieri (26 febbraio) a Bruxelles, dove il ministro Adolfo Urso ha chiesto la sospensione del meccanismo.
Per l’occasione è intervenuto anche Stéphane Séjourné, vice presidente esecutivo della Commissione europea e responsabile Industria, secondo il quale “dobbiamo riflettere e ridiscutere l’Ets, che dovrà tornare ad essere uno strumento di investimento, senza essere percepito come una tassa”.
Nonostante alcune parole di apprezzamento e impegno verso questo sistema, il rappresentante della Commissione ritiene comunque che l’Ets debba dimostrare una certa efficacia nella modernizzazione delle industrie pesanti.
Il Consiglio competitività, tra l’altro, ha approvato un orientamento comune sullo stanziamento di 120 milioni di euro al fondo europeo sulla ricerca per il carbone e l’acciaio, con l’intento di migliorare le prestazioni ambientali del settore.
Una scelta che può essere letta tenendo presente anche quanto detto dall’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, pochi giorni fa: “Se si tolgono gli Ets – il carbone – è il modo più conveniente di generare” energia.
Sul piano più strettamente italiano si registra anche una lettera inviata al Governo da 150 tra scienziati ed economisti, con l’appello a non fare passi indietro su strumenti e politiche di decarbonizzazione.
Gli esperti richiamano i fatti di Niscemi per ricordare la gravità della condizione italiana, esortando un “realismo scientifico” che porti a gestire la questione climatica in maniera strutturale e non emergenziale. In quest’ottica si chiede di accelerare sul Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Tra i firmatari Carlo Carraro, economista ed ex rettore dell’Università Cà Foscari di Venezia, che rilancia: “L’attacco del Governo all’Ets rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare l’innovazione e accompagnare la transizione industriale in maniera sostenibile per le imprese”.
Per Carraro, a differenza di quanto esprime Business Europe nel suo documento, “innovazione e competitività sono indissolubilmente legate alla decarbonizzazione”.
Sulla competitività, infine, si registra anche un intervento della presidente Giorgia Meloni durante una conferenza stampa con il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulidīs, incontrato a Palazzo Chigi.
“Non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor. Il Governo italiano, da questo punto di vista, ha recentemente approvato un decreto che io considero ambizioso e coraggioso e nel quale sono contenute anche alcune norme che necessitano di portare il dibattito alla dimensione europea, la questione degli Ets prima di tutto, quindi stiamo portando avanti un lavoro che ha una strategia che coinvolge tanto il livello nazionale quanto il livello Ue”.
L’appuntamento formale per riparlarne è fissato al Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, quando capi di Stato e di Governo dibatteranno di competitività e mercato unico.



























