L’Italia rischia di diventare un mercato di serie B per le auto elettriche?
È una possibilità concreta secondo Motus-E, l’associazione italiana che promuove la mobilità elettrica, perché le vendite di Bev (Battery Electric Vehicle) nel nostro Paese continuano a mostrare un crescente divario rispetto agli altri principali mercati europei.
Inoltre, sottolinea il presidente di Motus-E Fabio Pressi, “stupisce che neanche una frazione dei fondi liberati dallo scostamento di bilancio sia stata al momento destinata alla tecnologia che più di ogni altra può contribuire a limitare in modo strutturale la dipendenza dell’Italia dalle importazioni petrolifere”, ossia l’elettrificazione dei trasporti.
I dati di ottobre di Motus-E
A ottobre in Italia sono state immatricolate 7.855 nuove auto elettriche, in crescita del 26,5% rispetto allo stesso mese del 2025.
La quota complessiva di mercato delle vetture elettriche si è attestata al 6% nel mese (4,9% a ottobre dello scorso anno), in calo però in confronto a settembre (7,6%) e soprattutto al picco del 10,1% che si era registrato a giugno grazie alla spinta finale degli incentivi statali per l’acquisto.
Nei primi dieci mesi del 2026, si sono vendute in totale 108.779 auto elettriche, +62% circa rispetto allo stesso periodo del 2025 con una quota di mercato del 7,8% (5,2% a gennaio-ottobre di un anno fa).
Guardando agli altri Paesi europei, gli ultimi dati confrontabili sono di settembre: in Francia, ad esempio, la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 41,7% delle nuove immatricolazioni mensili, mentre in Germania è arrivata al 34,5% e in Spagna al 18,7%.
La posizione dell’Unrae
Anche l’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) rimarca le difficoltà e i ritardi dell’elettrico.
La transizione energetica “richiede politiche strutturali che consentano a tutti i cittadini di poter accedere alle tecnologie a zero o bassissime emissioni”, sottolinea il presidente dell’Unrae Roberto Pietrantonio (si veda la nota con i dati aggiornati).
Le vetture ricaricabili (Bev e ibride plug-in) hanno raggiunto complessivamente a ottobre il 18,8% delle nuove immatricolazioni.
L’associazione però segnala una “forte divergenza” tra le auto elettriche “pure” che sono arretrate al 6,1% circa del venduto e le ibride plug-in, che invece hanno mostrato “una sensibile accelerazione” portandosi al 12,7%, trainate dalla domanda del noleggio a lungo termine grazie alla revisione dei fringe benefit.
“Con le elettriche pure che galleggiano tra il 6 e il 7%, la transizione italiana rimane ferma ai box: pensare che le tecnologie a zero emissioni possano decollare da sole, senza leve abilitanti, è solo una chimera”, afferma Pietrantonio.
Peraltro, il testo della Manovra 2027 “risponde solo in minima parte alle attese della filiera per un reale sostegno al settore automotive”, prosegue il presidente dell’Unrae, perché “a fronte dei miliardi destinati all’esenzione del bollo auto”, il ddl Bilancio “si limita a una timida apertura sul regime di deduzione dei costi per i veicoli di agenti e rappresentanti di commercio”.
L’art. 22 del disegno di legge Bilancio, infatti, prevede di incrementare da 25.822 euro a 35.000 euro il limite massimo del costo fiscalmente deducibile per gli autoveicoli elettrici e ibridi e di innalzare al 90% la percentuale di deducibilità delle spese relative a questi autoveicoli.
Questa misura, osserva Pietrantonio, “lascia però fuori proprio le flotte aziendali, le sole in grado di generare i volumi necessari” a rinnovare il parco automobilistico circolante e ad alimentare l’usato recente” (si veda Auto aziendali, il ritardo italiano sull’elettrico e come rimediare).






























