Data center, la crescita passa da rinnovabili e accumuli

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Secondo uno studio dell'Università di Padova, non servirà realizzare nuovi impianti a gas, né tantomeno nucleari, per coprire i consumi elettrici previsti dei nuovi data center in Italia. Scenari e soluzioni.

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La crescita dei data center in Italia può essere gestita con un portafoglio energetico incentrato sulle fonti rinnovabili e sugli accumuli, senza necessità di investire in nuova capacità di generazione a gas e nemmeno nel nucleare, i cui tempi di realizzazione andrebbero “fuori tempo massimo” rispetto allo sviluppo delle infrastrutture per i servizi digitali.

Questa è una delle principali conclusioni di uno studio sui data center italiani realizzato dall’Università di Padova con il contributo liberale di Wwf Italia, presentato il 16 luglio nel corso di un webinar.

Il rapporto, curato dal professor Arturo Lorenzoni, include tre scenari di sviluppo. In quello “base”, ritenuto più probabile, la capacità totale installata dei data center salirebbe a 1,4 GW nel 2030 e circa 2 GW nel 2035, rappresentando il 3-4% dei consumi elettrici nazionali.

Alla fine del 2025, ricorda lo studio, i centri di elaborazione dati nello Stivale contavano poco più di 600 MW di potenza installata.

Gli altri due scenari, “Accelerato” e “Trainato IA”, prevedono rispettivamente di raggiungere 4 GW e 7 GW di capacità nel 2035 e di assorbire il 7,5%-15% dei consumi italiani di energia elettrica.

Lorenzoni, nella sua presentazione, ha tenuto a rimarcare che i dati di Terna sulle richieste di connessione “non sono realistici”, anche perché gli oneri di richiesta sono minimi (2.500-3.000 euro) e quindi non c’è alcuna barriera alle domande speculative.

Le slide fanno riferimento ai numeri di marzo 2026 (480 richieste per 82,6 GW), poi ulteriormente cresciuti fino ai 96 GW indicati sul portale Econnextion aggiornato al 30 giugno 2026, distribuiti su 520 istanze.

Per quanto riguarda gli effetti sulla rete elettrica, Lorenzoni ha spiegato che i data center possono diventare risorse di supporto (grid-supporting), fornendo servizi attivi al sistema elettrico, come la regolazione di frequenza e il bilanciamento dei carichi.

L’addestramento dell’intelligenza artificiale crea dei “gradini” di carico, da quasi zero al massimo in millisecondi, con potenziali sbalzi di tensione e stress per la rete.

Tuttavia, utilizzando dispositivi di accumulo su più livelli e sistemi evoluti per la gestione energetica, è possibile “spostare” i calcoli non urgenti nelle ore di massima produzione delle fonti rinnovabili non programmabili (eolico, fotovoltaico).

Il 20-40% del carico elettrico di un’infrastruttura per l’IA è modulabile, mentre i server di addestramento possono modulare fino all’80%, ha precisato Lorenzoni.

Serve dunque un’accelerazione delle nuove installazioni di fonti rinnovabili per soddisfare la domanda energetica dei data center: secondo Lorenzoni, una leva fondamentale può arrivare dai Power Purchase Agreement (PPA), ossia i contratti di lungo periodo per la fornitura di elettricità eolica-solare con eventuali accumuli integrati.

Obiettivo è coprire i consumi dei data center con elettricità rinnovabile “24/7”, ossia 24 ore su 24, sette giorni su sette, grazie ai PPA multi-tecnologia con tracciabilità oraria delle forniture.

In definitiva, ha evidenziato Lorenzoni, la domanda elettrica delle infrastrutture IA “è gestibile con energia interamente rinnovabile, integrata dalla flotta esistente dei cicli combinati a gas”. Per le rinnovabili, si parla di realizzare 8-12 GW di nuova capacità dedicata ai data center entro il 2030.

Non occorre, invece, costruire nuovi impianti termoelettrici, né centrali nucleari. Queste ultime, anche nell’ipotesi più favorevole, potrebbero entrare nel mix elettrico italiano a partire dal 2038, quindi “fuori tempo massimo” rispetto alla forte espansione dei data center prevista all’orizzonte 2030-2035.

Intanto, il quadro normativo, come osservato anche nel webinar di QualEnergia.it sui data center dello scorso maggio, rimane incompleto e con alcune criticità.

In particolare, l’art. 8 del dl “Bollette” 21/2026 ha introdotto il procedimento autorizzativo unico con un termine massimo di dieci mesi e tempistiche dimezzate per le valutazioni ambientali.

Tra i potenziali colli di bottiglia, avevamo segnalato la verifica di conformità urbanistica, introdotta dalla legge di conversione tra i documenti dell’istanza.

L’autorizzazione unica però non ha effetto di variante, pertanto in caso di non conformità, la variante deve essere ottenuta prima o in parallelo, con un impatto di 6-12 mesi aggiuntivi. In sostanza, la due diligence urbanistica preliminare diventa un fattore decisivo del cronoprogramma.

Le priorità individuate dal rapporto per sostenere la crescita dei data center sono molteplici.

Innanzitutto, identificare il reale fabbisogno di capacità dei data center, per evitare un sovraccarico di domande senza prospettive di realizzazione.

Occorre definire una norma quadro nazionale con requisiti di efficienza e sostenibilità (PUE e WUE massimi, riuso del calore per processi industriali e reti di teleriscaldamento, quote minime di fonti rinnovabili), definendo percorsi autorizzativi chiari e criteri di idoneità territoriale.

Il parametro PUE (Power Usage Effectiveness), ricordiamo, esprime il rapporto tra l’energia totale assorbita da un data center e quella effettivamente utilizzata dalle infrastrutture IT; il parametro WUE (Water Usage Effectiveness) indica il rapporto tra l’acqua consumata per i sistemi di raffreddamento e l’energia usata dalle apparecchiature IT, espressa in kWh.

Lo scorso aprile si è chiusa la consultazione sulla bozza di regolamento delegato Ue che definirà le nuove etichette energetiche dei data center, incentrate sugli indicatori PUE e WUE.

Sempre al fine di scoraggiare le tante richieste speculative, si raccomanda di introdurre un pre-screening tecnico e ambientale da parte di Terna, Ispra e ministero delle Imprese e del Made in Italy, riguardo alla capacità di rete disponibile, ai vincoli paesaggistici e ai requisiti finanziari minimi (caparre, garanzie bancarie).

Altra idea è introdurre un obbligo progressivo di approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili tramite GO mensili/orarie per i data center di potenza superiore a 1 MW, partendo ad esempio dal 50% di garanzie di origine mensili entro il 2027, con verifiche e sanzioni operate dal Gse.

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