Data center. Terna: 82 GW di richieste ma con tanta speculazione

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L'intervento del Tso in un convegno alla Camera: realisticamente si faranno 1,5-2 GW al 2030. Di sviluppi tecnologici e impatti sulla rete si è parlato anche in un workshop a KEY 2026 a Rimini.

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Forte concentrazione sul territorio, rischi di speculazione, necessità di pianificare con attenzione gli investimenti nelle infrastrutture. Sono queste le sfide per la rete elettrica nazionale derivanti dall’espansione dei data center.

In questi giorni “abbiamo raggiunto 450 richieste di connessione” per poco più di 82 GW complessivi, ha raccontato Mauro Caprabianca, responsabile Pianificazione territoriale di Terna, parlando mercoledì 11 marzo alla Camera al “Forum Machiavelli innovazione – Data Center: economia e strategia della sovranità digitale” (intervento dall’ora e 49 min – video in basso).

Per Caprabianca è un numero “importante”, anche se “non siamo particolarmente spaventati”, perché Terna sta affrontando questa corsa ai data center “in maniera concreta”.

I progetti si accentrano prevalentemente al nord: oltre il 70% del totale, di cui la metà in Lombardia con quasi 20 GW intorno a Milano. È una “concentrazione enorme in un’area particolarmente ridotta” e già molto antropizzata, ha evidenziato il responsabile di Terna.

Tuttavia, ha precisato, “ci aspettiamo di poter realizzare 1,5-2 GW verso il 2030”, definendo “irrealistico” il livello di 82 GW. Verosimilmente si andrà verso una cifra quaranta volta inferiore, anche perché “stiamo parlando di speculazione”, ha riferito Caprabianca.

“C’è una pluralità di soggetti che hanno un livello di strutturazione imprenditoriale molto differente”, ha sottolineato, riferendosi ad esempio a quei soggetti che puntano a rivendere i terreni a prezzi più alti, dopo che Terna ha definito le soluzioni di connessione.

Occorre favorire i progetti più avanzati, con le maggiori probabilità di essere effettivamente realizzati; ad esempio, ha spiegato Caprabianca, nel processo di autorizzazione si potrebbe prevedere “uno step precedente, in cui la soluzione diventa definitiva nel momento in cui l’investitore dimostra (…) con ragionevole certezza di avere un interesse effettivo nell’investimento e di non essere uno speculatore”.

Per risolvere le criticità legate all’elevato numero di richieste di connessione, infine, Terna intende procedere con una logica “modulare”, realizzando stazioni elettriche dedicate in grado di seguire la “vita” dei data center, ossia con versioni iniziali più “minimali” da espandere in un secondo momento, secondo l’evoluzione della domanda.

Impatti sulle reti e sviluppi tecnologici

Di data center si è discusso anche a KEY 2026 a Rimini in un workshop specifico, intitolato “Dal Bit al Watt: energia, asset strategico dei datacenter” (link in basso).

Quanto allo scenario generale, è emerso che la pipeline avanzata di progetti attesa al 2028-2029 è di circa 1,6 GW, mentre la domanda elettrica del settore (oggi circa 4,5 TWh) potrebbe raddoppiare o addirittura quadruplicare entro il 2030. Pertanto, l’energia sta diventando un asset strategico per assicurare competitività ai grandi centri di elaborazione dati per servizi digitali/cloud e intelligenza artificiale.

Come ha rimarcato Roberto Naldi, consulente di Key to Energy, il parametro fondamentale per misurare l’efficienza energetica di un data center è il PUE (Power Usage Effectiveness), ossia il rapporto tra l’energia complessivamente assorbita e quella consumata dalla sola parte IT. Più il valore si avvicina a 1, maggiore è l’efficienza; la media attuale è di circa 1,56 e per migliorare questo dato, ha spiegato Naldi, si può intervenire sia sul lato hardware (impianti) sia sulla parte software.

Nel primo caso, ad esempio, si possono installare sistemi di raffreddamento più efficienti e/o sistemi di cogenerazione/trigenerazione; lato software, l’efficienza si raggiunge attraverso un’ottimizzazione degli algoritmi per ottenere gli stessi risultati con una quantità minore di calcoli.

Altro aspetto rilevante è che le applicazioni di intelligenza artificiale rendono più variabili i consumi dei data center: ci sono, infatti, dei picchi di domanda dovuti alle fasi di addestramento dell’IA e di questo bisogna tenere conto nella pianificazione delle infrastrutture e delle fonti di approvvigionamento energetico.

L’intervento di Oscar Merolli, Business Analyst di Key to Energy, si è infine focalizzato sui fattori di crescita dei data center e relativi impatti sulla rete.

In particolare, al 2030 i data center potrebbero valere il 3-6% della domanda totale di energia elettrica in Italia, pertanto gli operatori dovranno “svolgere adeguati studi di rete per capire dove potersi posizionare, dove può esserci spazio ed evitare magari lunghi processi di connessione che dilungano il time to market”.

Quanto ai driver “strutturali” che guidano la localizzazione geografica degli investimenti, Merolli ne ha citati tre: presenza di una rete di telecomunicazioni avanzata con bassa latenza e alta capacità; presenza di know-how e competenze professionali adeguate per servizi di manutenzione; logistica e facilità di accesso.

L’analista ha poi presentato le principali soluzioni di approvvigionamento energetico:

  • generazione off-site tramite PPA (Power Purchase Agreement) che possono assumere la forma di contratti pluriennali 24/7 per far corrispondere la produzione da fonti rinnovabili con i consumi orari, grazie anche all’uso di differenti tecnologie (solare, eolico, accumuli);
  • connessione diretta con impianti di generazione elettrica tramite configurazioni SSPC (Sistemi Semplici di Produzione e Consumo), anche con centrali a gas esistenti, in modo da velocizzare le connessioni alla rete, ridurre i costi e promuovere l’autoconsumo;
  • produzione elettrica in sito con differenti possibili schemi secondo le caratteristiche e dimensioni dei data center: fotovoltaico, fotovoltaico con batterie, cogenerazione/trigenerazione, fuel-cell a idrogeno.

Video del convegno di KEY 2026

Video della Camera

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