Corea del Sud, un maxi piano da 747 mld $ per rinnovabili e industria verde

L'obiettivo di Seul è raggiungere 100 GW di potenza di rinnovabili installata entro il 2030, rafforzando le reti elettriche e sostenendo le filiere nazionali di fotovoltaico, eolico e accumuli.

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La Corea del Sud ha annunciato un piano da circa 747 miliardi di dollari per accelerare la transizione energetica, ridurre le emissioni industriali e rafforzare la competitività delle proprie filiere tecnologiche entro il 2035.

Tra gli obiettivi figurano il raggiungimento di 100 GW di potenza rinnovabile cumulativa al 2030, il potenziamento delle reti elettriche e l’elettrificazione dei trasporti. Previsti anche incentivi per sostenere la produzione nazionale di componenti fotovoltaici, eolici e batterie.

Il piano da 747 miliardi di dollari al 2035

Presentata il 7 ottobre dal Governo sudcoreano, la strategia Korea-Green Transformation (K-GX) copre il periodo 2026-2035 e combina risorse pubbliche, finanziamenti climatici e investimenti delle imprese.

Il programma prevede di mobilitare circa 1.000.000 miliardi di won (circa 747 mld $), attraverso due principali canali: 200.000 miliardi di won di risorse fiscali e oltre 790.000 miliardi di finanziamenti climatici.

A queste risorse si aggiungono 220.000 miliardi di won di investimenti privati, collegati a progetti industriali sviluppati in collaborazione con il Governo.

La strategia, illustrata in un comunicato interministeriale del Governo sudcoreano, intende utilizzare la transizione energetica anche come leva di sviluppo economico, favorendo la nascita di nuove filiere e il rafforzamento dell’industria manifatturiera nazionale.

Tra le misure previste figurano incentivi fiscali, strumenti di finanziamento agevolato e semplificazioni autorizzative. Una quota consistente dei finanziamenti climatici sarà destinata alle piccole e medie imprese e agli investimenti nelle diverse regioni del Paese. Il Governo punta inoltre a definire entro la prima metà del 2027 il quadro normativo per l’emissione di obbligazioni verdi sovrane.

Gli obiettivi: rinnovabili, reti e industria nazionale

Uno dei traguardi principali fissati nella strategia riguarda la potenza installata da fonti rinnovabili, che dovrà raggiungere 100 GW entro il 2030. L’obiettivo era già stato indicato dal Governo nella programmazione energetica presentata a inizio anno.

Nel piano di attività per il 2026 il Ministero del Clima, dell’Energia e dell’Ambiente aveva anche fissato obiettivi specifici per l’eolico: 12 GW di potenza terrestre e 25 GW offshore entro il 2035.

Per raggiungerli, l’esecutivo aveva annunciato interventi per semplificare le autorizzazioni, tra cui l’eliminazione dell’obbligo di effettuare almeno un anno di misurazioni del vento prima di poter presentare la domanda di autorizzazione per un impianto eolico terrestre, utilizzando in sostituzione i dati dell’agenzia meteorologica nazionale.

La strategia K-GX affianca all’espansione degli impianti il rafforzamento delle reti elettriche: entro il 2030 è prevista la sostituzione di parte dei conduttori esistenti con altri di maggiore capacità, così da aumentare la potenza trasportabile. Il Governo intende inoltre sostenere lo sviluppo di infrastrutture di trasmissione e distribuzione in corrente continua.

Sul fronte industriale vengono individuate dieci filiere strategiche da sostenere: veicoli elettrici, batterie, fotovoltaico, eolico, piccoli reattori nucleari modulari (Smr), apparecchiature elettriche, semiconduttori di potenza, pompe di calore, idrogeno e tecnologie di cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂.

Per il FV, il Governo punta alla commercializzazione e produzione su larga scala di celle solari di nuova generazione entro il 2028. Tra i progetti presentati figura quello di Hanwha Qcells, dedicato allo sviluppo di materiali e tecnologie nazionali per le celle tandem a perovskite.

La strategia prevede inoltre crediti d’imposta per la produzione nazionale di componenti e apparecchiature destinati a fotovoltaico, eolico e batterie, oltre a misure per rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento.

Anche le industrie energivore saranno interessate dal programma. Nella siderurgia, in particolare, è prevista entro il 2030 la sperimentazione di un impianto da 300.000 tonnellate basato sulla riduzione diretta del minerale di ferro mediante idrogeno. Altri interventi riguarderanno petrolchimica, raffinazione, cemento e semiconduttori.

Per i trasporti, infine, l’obiettivo è portare i veicoli elettrici e a idrogeno oltre il 70% delle nuove immatricolazioni entro il 2035, attraverso una revisione degli incentivi e interventi per l’elettrificazione del trasporto pubblico e di altri mezzi.

La Corea è indietro sulle rinnovabili

La strategia dovrà confrontarsi con un sistema energetico che presenta ancora importanti criticità strutturali, come evidenziato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nel rapporto “Korea 2025“. Nonostante la crescita registrata nell’ultimo decennio, la Corea del Sud ha la quota più bassa di rinnovabili nella produzione elettrica tra i Paesi membri dell’Iea.

Secondo l’Agenzia, l’espansione delle Fer è ostacolata dalla limitata disponibilità di terreni, dall’elevata densità abitativa e dalla presenza di vaste superfici forestali. A questi fattori si aggiunge l’opposizione delle comunità locali alla costruzione di nuovi impianti e infrastrutture, che determina ritardi e maggiori costi.

Un’altra particolarità riguarda la rete elettrica nazionale, priva di interconnessioni con i Paesi confinanti. La Corea deve quindi garantire autonomamente l’equilibrio tra produzione e consumi, una sfida destinata a diventare più complessa con l’espansione delle rinnovabili variabili.

Gli analisti sottolineano l’importanza degli accumuli, il cui sviluppo incontra però ostacoli regolatori visto che le batterie non possono ancora partecipare pienamente al mercato elettrico all’ingrosso né valorizzare attraverso i normali meccanismi di mercato servizi come la gestione delle congestioni di rete.

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