Quanto può essere utile il fotovoltaico residenziale nel contenere l’aumento dei consumi elettrici legato al maggiore uso dei condizionatori?
È la domanda cui alcuni ricercatori hanno provato a rispondere con lo studio dal titolo “Synergies between climate mitigation and adaptation: the role of photovoltaics in meeting cooling demand in Italy“, pubblicato su Environmental Research.
Lucia Piazza e Francesco Pietro Colelli del Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia e di EIEE-CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici), hanno analizzato il caso italiano combinando dati Arera sui consumi elettrici domestici, dati Gse sugli impianti fotovoltaici, proiezioni climatiche e stime empiriche sull’effetto degli impianti FV sui prelievi delle famiglie dalla rete.
L’obiettivo dello studio (link in basso) è stimare quanto crescerà la domanda elettrica residenziale per il raffrescamento con l’aumento delle temperature e, allo stesso tempo, valutare in che misura la diffusione del fotovoltaico domestico potrà compensare questi consumi aggiuntivi.
Il contributo del fotovoltaico alla climatizzazione
Secondo l’analisi, l’aumento delle temperature può far crescere i fabbisogni elettrici legati al raffrescamento di circa 2-3 TWh/anno, pari a circa il 5% dei consumi elettrici residenziali italiani (dato 2023; nel 2025 sono stati in totale 311 TWh).
Senza una maggiore diffusione del fotovoltaico, la domanda annua di elettricità legata al comfort termico residenziale aumenterebbe di circa 1,6 TWh al 2030 e di 2,8 TWh al 2050. In termini relativi, rispetto ai circa 6 TWh storici di consumi elettrici abbinabili al comfort termico, sarebbe un incremento del 26% a fine decennio e del 44% a metà secolo.
Con una maggiore penetrazione del solare sui tetti, invece, l’aumento netto scenderebbe a 1,3 TWh al 2030 e a 1,5 TWh al 2050. Gli analisti quantificano così l’effetto in una tabella (vedi in basso): al 2030 i consumi per comfort termico salirebbero a 7,6 TWh con l’attuale diffusione del FV, ma a 7,3 TWh in uno scenario di maggiore diffusione; al 2040 sarebbero rispettivamente 8,3 e 7,5 TWh; al 2050 8,8 e 7,5 TWh.
Il contributo aggiuntivo del fotovoltaico ridurrebbe quindi i prelievi dalla rete di 0,5 TWh al 2030, 0,8 TWh al 2040 e 1,2 TWh al 2050.
Il meccanismo è abbastanza intuitivo: le ore più soleggiate sono spesso anche quelle in cui cresce l’uso dell’aria condizionata. Per questo il fotovoltaico domestico produce proprio quando si manifesta una parte importante della domanda di raffrescamento. Lo studio richiama stime secondo cui, nei giorni di caldo estremo, con temperature medie sopra i 30 °C, le famiglie dotate di fotovoltaico riducono i prelievi dalla rete del 68% rispetto a nuclei simili senza impianto.
Nella modellizzazione, gli autori utilizzano anche coefficienti più generali sull’effetto del FV sui consumi prelevati dalla rete, che variano in funzione dell’irraggiamento e della stagione. La riduzione stimata è dell’85%, con valori compresi tra il 75% e il 90%, con un calo più marcato in primavera-estate, fino all’88%, e più contenuto in autunno, intorno al 34%.
Le proiezioni di diffusione del fotovoltaico residenziale sono costruite nell’analisi a partire dagli scenari Terna e si spingono fino al 2050. Gli autori considerano come impianti domestici quelli sotto i 20 kWp e stimano un aumento della quota media di famiglie con FV dal 6% del 2023 al 14-15% nel 2030 e al 22-24% nel 2050.
La variabilità a livello locale
I benefici, però, non sono distribuiti in modo uniforme. Le aree del Nord e le isole, dove i tassi di installazione sono più alti, ottengono riduzioni più consistenti dei prelievi aggiuntivi dalla rete. Sicilia e Veneto sono tra i territori in cui il fotovoltaico attenua meglio i picchi giornalieri di domanda estiva.
In termini relativi, Sardegna, Trentino e Friuli mostrano riduzioni superiori al 15%, anche se con fabbisogni assoluti più bassi; al contrario, grandi aree di domanda come Lombardia e Lazio registrano benefici più limitati.
Le criticità maggiori riguardano le città calde e densamente popolate del Centro-Sud, in particolare Roma, Napoli e Palermo, dove l’esposizione al caldo è elevata ma la penetrazione del FV è relativamente bassa. Tra i grandi centri urbani che guidano l’aumento della domanda aggiuntiva di raffrescamento lo studio cita anche Milano.
Gli autori sottolineano, infine, che le stime sono soggette a incertezza. I diversi modelli climatici considerati restituiscono risultati non identici: per il 2050 le stime legate ai consumi per comfort termico oscillano grosso modo tra 5,9 TWh nel modello con riscaldamento più moderato e 8,5 TWh in quello con incrementi più elevati; il contributo del FV aggiuntivo alla riduzione dei prelievi dalla rete varia invece tra circa 0,9 e 1,4 TWh.
Da considerare, infine, anche una cautela metodologica: le stime empiriche sull’effetto del FV sui consumi domestici derivano da dati riferiti al Comune di Brescia, che gli autori ritengono vicino alla media nazionale per clima, prestazioni del fotovoltaico e profili di consumo, ma che non può escludere del tutto differenze locali.
Caldo, consumi elettrici e black-out
A causa dell’ondata di calore degli ultimi giorni, l’aumento dell’uso dei condizionatori ha contribuito a spingere il fabbisogno elettrico istantaneo sopra i 55 GW lo scorso 23 giugno, il livello più alto registrato finora nel 2026, mentre diverse città hanno dovuto fare i conti con disservizi e black-out locali legati allo stress delle reti. I consumi quotidiani hanno quasi sempre superato 1 TWh, il 15-20% in più della media giornaliera di aprile-maggio.
Torino e Napoli sono stati i centri colpiti maggiormente, ma non sono mancati disagi nell’hinterland milanese, come a Sesto San Giovanni e a San Giuliano Milanese, in Brianza, a Pavia, nel comasco. Segnalazioni frequenti anche a Pescara e Jesolo (Venezia).
Torna centrale anche la questione sullo stato di salute delle reti di distribuzione.
Il sindaco di Torino ha emanato un’ordinanza in cui “si rende necessario che il soggetto distributore dell’energia elettrica sul territorio comunale, la società Ireti spa, provveda con immediatezza alla revisione e all’adeguamento dei propri piani, procedure e modelli organizzativi di gestione delle emergenze, al fine di garantire la massima tempestività nell’individuazione e risoluzione dei guasti e il più rapido ripristino possibile del servizio di erogazione dell’energia elettrica”.
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