Sì al recepimento delle direttive Ue 2024/1735 sulle tecnologie “net zero”, 2024/1799 sull’economia circolare e la transizione verde, 2024/1244 sui dati ambientali delle installazioni industriali, 2024/2847, 2025/37 e 2025/38 sulla cybersecurity, ma non alla direttiva 2024/1275 Epbd “Case green”.
Questi i contenuti del Ddl di Delegazione europea 2025, approvato dal Consiglio dei ministri il 22 luglio e non ancora trasmesso in Parlamento (testo in fondo), che ha suscitato forti critiche da parte di Arse, Coordinamento Free, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e Wwf: “Il Governo va ancora una volta contro le ragioni dell’ambiente e dell’innovazione varando un provvedimento che non contiene il recepimento della direttiva Epbd”.
Secondo le associazioni si tratta di “una brutta notizia che rischia di generare nuovi ritardi e che non fa bene alla transizione energetica edilizia, all’ambiente, alla lotta alla crisi climatica e ai cittadini che chiedono di vivere meglio e spendere meno in bolletta”.
Tale direttiva, si ricorda, è in vigore dal 29 maggio 2024 e gli Stati membri hanno due anni di tempo per recepirla (si veda anche Quei miti da sfatare sulla direttiva Case green).
Nel frattempo la Commissione europea ha pubblicato a fine giugno una serie di documenti proprio per supportare l’implementazione dell’Epbd, mentre il Centro studi Fondazione geometri ha analizzato l’andatura dell’Italia lungo il percorso tracciato dalla Case green: raggiunta una riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali pari al 9,1%, rispetto al 16% richiesto al 2030 (per approfondire Case green: Italia “a metà strada”, ora investire 84 miliardi).
Le associazioni, invece, segnalano che l’Italia deve intervenire complessivamente su oltre 9,7 milioni di edifici oggi in classe E, F o G; cioè oltre il 75% del patrimonio edilizio residenziale, che una volta riqualificato poterebbe a una riduzione delle emissioni di CO2 per oltre 14 milioni di tonnellate.
Sul piatto, rimarca una nota, ci sono anche due scadenze: il primo piano attuativo previsto per dicembre 2025 e la versione finale entro maggio 2026; “un ritardo potrebbe portare all’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia”.
A tal proposito il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, a margine del via libera al Ddl in Cdm ha spiegato come attualmente siano aperte 66 procedure d’infrazione contro l’Italia, di cui 12 riguardano il mancato recepimento delle direttive comunitarie (di queste, 7 sono già state notificate all’Ue come recepite) e 54 per violazioni del diritto europeo.
Il ministro ha aggiunto che dal 2012 la nostra nazione ha pagato complessivamente 1,205 miliardi di euro a seguito di queste condanne. Per questo è indispensabile agire con tempestività e responsabilità, recependo le direttive e adeguando l’ordinamento nazionale ai regolamenti comunitari. “Il disegno di legge si muove in questa direzione. Non si tratta di un passaggio burocratico, quindi, ma di una scelta politica e strategica puntuale”, ha concluso.
La direttiva Case green nel vademecum Confabitare
Contenuti e prospettive della direttiva 2024/1275 Epbd sono stati analizzati anche da Confabitare nel vademecum “La transizione energetica e la sicurezza dell’abitare”, elaborato con la collaborazione del Comune di Bologna e pubblicato il 22 luglio (disponibile in basso).
L’associazione ricorda che “il testo misura i suoi obiettivi a partire dal 2020, comprendendo quindi per il nostro Paese gli effetti positivi nel calcolo della riduzione dei consumi ottenuta con il Superbonus 110%”.
Il tema da seguire è però quello delle risorse a sostegno dei progetti da implementare. “Serviranno anche capitali privati, senza perdere di vista l’interesse pubblico, e sarà molto importante definire le modalità di incentivazione economica (crediti fiscali, mutui a tasso agevolato, prezzari che evitino rincari artificiosi, ecc.) degli interventi”, come si legge nel vademecum.
Uno dei problemi sottolineati nel documento è che sul reperimento delle risorse economiche necessarie la direttiva “nulla dice di concreto, se non prevedere che l’introduzione di norme minime di prestazione energetica dovrebbe essere accompagnata da un quadro favorevole per le famiglie vulnerabili, quali assistenza tecnica e misure finanziarie”, comunque rimanendo fuori dai vincoli sugli aiuti di Stato.
“Viene quindi lasciato ampio margine alla discrezionalità dei singoli Paesi”, però, avverte Confabitare, “considerando che nel Parlamento di Strasburgo tutti i partiti italiani che compongono il Governo ora in carica hanno votato contro, diventa molto difficile prevedere cosa conterrà la legge italiana di recepimento della direttiva. Sarà necessaria un’azione di sensibilizzazione a tutto campo: dalle imprese ai professionisti del settore, dalle organizzazioni a tutela dell’ambiente ai cittadini tutti”.
Il vademecum contiene approfondimenti anche su riqualificazione energetica degli edifici, smart building, abitudini di consumo e sicurezza, sia dal punto di vista tecnico sia da quello normativo.



























