Il calore solare per l’industria rallenta, in attesa dei grandi impianti

CATEGORIE:

Nel 2025 appena 86 nuovi progetti solari termici per i processi industriali. Ma grandi impianti in Cile, soluzioni ibride e prezzi dell’energia potrebbero riaprire le prospettive del settore.

ADV
image_pdfimage_print

Il calore solare per processi industriali, noto anche come solar heat for industrial processes (SHIP), anche nel 2025 ha trovato applicazione in diversi settori.

Come si può notare dal grafico, la gran parte degli impianti realizzata nel 2025 è per processi di essiccazione e per sistemi di riscaldamento delle stalle. Anche le applicazioni a vapore nei settori chimico e farmaceutico rientrano tra i sistemi commissionati di recente, in almeno 18 paesi.

Il mercato SHIP nel 2025 e dato cumulativo

Tuttavia, secondo il recente report “Solar Industrial Heat Outlook 2026-2028” (non disponibile), questo mercato lo scorso anno si è contratto in modo significativo: appena 86 nuovi progetti, per una capacità di 28 MW, contro i 186 progetti, pari a 120 MW, del 2024 (si veda anche “Calore solare per l’industria: un mercato in espansione tra opportunità e ostacoli”).

Secondo gli analisti del settore, questo calo sarebbe solo temporaneo, visto che due grandi impianti con collettori solari termici, per una potenza complessiva di 113 MW, sono attualmente in costruzione e in fase avanzata presso la miniera di rame “Minera Escondida”, in Cile. La loro messa in servizio è prevista entro la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.

Va anche detto che nel 2025 il mercato SHIP è stato caratterizzato da impianti di piccole dimensioni: la superficie media dei collettori degli 86 impianti di nuova installazione è stata pari a soli 461 metri quadrati.

Sarebbe auspicabile una maggiore diversificazione territoriale degli impianti su scala globale, anche per rendere queste soluzioni più replicabili, ove possibile, e per colmare la scarsa conoscenza della tecnologia da parte degli operatori industriali.

Alla luce degli attuali elevati prezzi dei combustibili fossili, i cosiddetti SHIP potrebbero favorire una crescita dei contratti di fornitura di calore, soprattutto in Europa e in Italia, a partire dall’industria agroalimentare, ad esempio dai caseifici.

Oggi nel mondo sono censiti circa 1.401 impianti solari per processi industriali, per una superficie totale di collettori di 1,57 milioni di mq e circa 1.099 MW termici di potenza. La maggior parte, oltre i tre quarti del totale, è realizzata con collettori stazionari e solo la quota restante utilizza collettori a concentrazione.

Nella tabella è riportata l’evoluzione del mercato SHIP tra il 2017 e il 2025. Le ampie fluttuazioni nella capacità aggiunta sono il risultato di consistenti incrementi di capacità in Oman e Cina in alcuni anni (la capacità è stata calcolata utilizzando il fattore 0,7 kW/mq per tutte le tipologie di collettori).

Cosa c’è dietro al calo del mercato

La frenata del mercato nel 2025, secondo un’analisi riportata da Solarthermal World, è legata a diversi fattori. Uno di questi è il declino del mercato SHIP olandese, da sempre tra i più vitali, a seguito delle modifiche al sistema di incentivi introdotte nel 2024. Lo stesso vale per l’Austria, con la chiusura, a dicembre 2023, dei finanziamenti per i sistemi solari termici su larga scala da parte del Fondo per il Clima e l’Energia.

Di segno opposto sono gli incentivi di lungo termine adottati in Francia per gli impianti solari termici su larga scala, comprese le applicazioni industriali, nell’ambito di un programma gestito dall’agenzia francese ADEME.

Qualche segnale di ripresa si registra anche in Germania, dove è stato ad esempio concesso un finanziamento di 19 milioni di euro per un impianto a collettori parabolici da 38 MW destinato a un’azienda di lavorazione dei metalli nella Germania settentrionale, anche se la sua realizzazione non è ancora iniziata.

Tra i progetti su larga scala previsti per il 2026 c’è quello con collettori parabolici da 7,3 MW per il birrificio Heineken in Grecia (in un rendering nella foto di copertina in alto – credit: Protarget). Poco o niente, invece, risulta in Italia.

A queste criticità si aggiungono i ritardi e i processi decisionali lenti che riguardano una serie di progetti su larga scala annunciati negli ultimi due anni. In risposta a queste difficili condizioni gli sviluppatori stanno proponendo sempre più spesso soluzioni ibride, come campi di collettori solari combinati con pompe di calore o sistemi di accumulo, per aumentare la quota di energia rinnovabile utilizzata per il riscaldamento durante tutto l’anno.

Se però si guardano le reali motivazioni rilevate da una ricerca di settore, emerge che finora le decisioni dei clienti industriali sono state frenate o posticipate a causa delle condizioni economiche generali, dei bassi prezzi del gas, e dell’energia in generale, oltre che di una minore pressione alla decarbonizzazione dei processi.

Si tratta inoltre di un mercato, soprattutto in Europa, fortemente influenzato da politiche e incentivi, oggi più focalizzati sulle pompe di calore.

Alcune di queste ragioni dovrebbero essere riconsiderate alla luce dell’attuale crisi energetica, delle possibili crisi future e dei più elevati prezzi dell’energia. Da parte della politica servirebbe anche una maggiore attenzione alla diversificazione delle tecnologie di decarbonizzazione per il comparto industriale, fermo restando il necessario impegno sull’elettrificazione.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy