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Bonus edilizi, quali soluzioni al vaglio per sbloccare i crediti incagliati?

  • 23 Febbraio 2023

Parte il tavolo tecnico Mef - associazioni. Per Bankitalia oneri "ingenti" dal Superbonus. Per Nomisma il 110% è costato finora 71,8 miliardi allo Stato ma con impatti positivi per 195 miliardi.

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È partito il tavolo tecnico tra ministero delle Finanze e associazioni edili, per trovare una soluzione ai crediti fiscali incagliati, dopo che il Consiglio dei ministri, il 16 febbraio, ha approvato il decreto legge (entrato in vigore il 17 febbraio) che ferma le cessioni dei crediti e lo sconto in fattura per i bonus edilizi, con alcune eccezioni per i progetti già avviati.

Intanto Bankitalia in audizione al Senato ribadisce che gli oneri del Superbonus per il bilancio pubblico restano “ingenti” e chiede una revisione generale delle varie agevolazioni fiscali, in modo da semplificare e razionalizzare il quadro normativo.

Mentre Abi e Ance in una nota congiunta sollecitano di utilizzare gli F24 in compensazione per sbloccare i crediti – una soluzione che il governo si è detto disposto a valutare – evidenziando che la Commissione di inchiesta sulle banche, a fine giugno 2022, ha indicato che già nel biennio 2020-2022 le banche hanno assunto impegni per crediti fiscali per quasi 77 miliardi di euro, “saturando la loro capacità fiscale”.

Sulla base dei dati Enea, afferma Bankitalia, gli investimenti residenziali realizzati con il Superbonus alla fine dello scorso gennaio “ammontano complessivamente a circa 46 miliardi” e nel complesso “gli investimenti in abitazioni nei primi tre trimestri del 2022 sono cresciuti di quasi il 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019 e il comparto delle costruzioni ha registrato notevoli aumenti del valore aggiunto e dell’occupazione (dell’ordine del 27 e del 18 per cento, rispettivamente)”.

Si tratta “di dinamiche molto sostenute, anche se si tiene conto dell’andamento dei prezzi e dei costi dell’edilizia”.

Anche dal 110% Monitor di Nomisma arrivano nuove stime sulle ricadute economiche del Superbonus.

Si parla di un costo complessivamente sostenuto dallo Stato pari a 71,8 miliardi euro, a fronte però di un impatto economico complessivo del Superbonus pari a 195,2 miliardi di euro tra effetti diretti, indiretti e di indotto.

Se da un lato, osserva quindi Nomisma, “l’implementazione del Superbonus 110% ha indubbiamente prodotto anche effetti collaterali e distorsivi, quali tempi brevi di messa a terra e un aumento dei prezzi che si è riflesso sulla finanza pubblica”, vanno anche “attentamente pesati i benefici diretti e indiretti sull’economia nazionale”.

Preservare l’equilibrio del bilancio statale “è certamente una priorità assoluta” ma occorre anche “trovare una modalità abilitante che consenta di salvare la parte buona di un meccanismo sano seppur non sempre usato in modo corretto”.

“Per far fronte alla direttiva Ue sulle case green (entro il 2033 classe minima D), agli impegni sulla neutralità carbonica (emissioni zero al 2050) e per sostenere la domanda di 10,3 milioni di famiglie eterogenee sarà imprescindibile il meccanismo della cessione dei crediti“, aggiunge la società di consulenza.

Proposte e analisi

Per sciogliere il nodo dei crediti incagliati nelle banche e nei cassetti fiscali di cittadini e aziende, Abi e Ance ritengono che sia necessaria una “misura tempestiva che consenta immediatamente alle banche di ampliare le capacità di acquisto utilizzando anche una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24″.

Una proposta, si sottolinea, che “ha il vantaggio di essere applicabile in tempi molto rapidi, di facile realizzazione e non avrebbe alcun impatto aggiuntivo sulla finanza pubblica”.

Dal ministero delle Finanze, per il momento, fanno sapere che “le varie proposte presentate al tavolo verranno approfondite e valutate in vista della convocazione di un prossimo nuovo incontro tecnico”.

Bankitalia, ricordiamo, aveva criticato alcune inefficienze del Superbonus in uno studio pubblicato lo scorso ottobre; ora nella sua memoria depositata alla commissione Finanze del Senato (audizione sui crediti di imposta), osserva in generale che “nel medio periodo i margini disponibili per le politiche di bilancio sono contenuti e vanno adoperati al meglio, razionalizzando le misure, per sostenere la crescita economica e proseguendo al contempo il consolidamento del bilancio” e ciò vale anche “per l’utilizzo della leva fiscale in chiave di incentivo”.

Pertanto è opportuna “una verifica dell’effettiva utilità delle numerose agevolazioni fiscali attualmente in essere”, che potrebbe “inserirsi in una organica riforma fiscale, attesa da tempo nel nostro paese, che sostenga la crescita, incentivando l’offerta di lavoro e l’attività d’impresa; la revisione delle agevolazioni concorrerebbe alla semplificazione e razionalizzazione del quadro normativo, garantendo certezza nell’applicazione delle norme”.

Secondo Bankitalia, “circa la metà degli investimenti che hanno beneficiato del Superbonus” hanno un “carattere aggiuntivo (non si sarebbero cioè verificati in assenza dell’incentivo)”, quindi anche tenendo conto “delle imposte e dei contributi sociali versati a fronte dell’aumento dell’attività del settore, gli oneri della misura per il bilancio pubblico restano comunque ingenti“.

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