Su quali binari si deve muovere il settore delle costruzioni per rispondere alle sfide attuali?
Se ne è parlato al recente appuntamento di Teicos Group, nato per celebrare i 30 anni di attività della società milanese di ingegneria e costruzioni e intitolato con un acronimo che riassume la sua visione: Spid Date, dove Spid significa sicurezza, partecipazione, inclusione e digitalizzazione.
Come osserva il direttore tecnico del Cresme, Lorenzo Bellicini (nella foto), intervenuto durante l’evento, non è facile prevedere cosa succederà. A livello globale siamo di fronte a un nuovo ciclo sistemico estremamente incerto, che coinvolte la transizione demografica, quella energetica e quella tecnologica.
In Italia, per l’edilizia esiste senz’altro il tema prioritario dell’efficientamento energetico. Servirebbe una profonda opera di riqualificazione degli edifici per mettersi in linea con la Direttiva Epbd, che chiede una riduzione del consumo medio dell’intero patrimonio edilizio del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
Secondo il rapporto dello scorso anno “Il valore dell’abitare” promosso da CRESME, Fondazione Symbola, Assimpredil Ance e European Climate Foundation, far salire di 2 classi energetiche circa 3,2 milioni di abitazioni, dando la priorità a quelle più energivore, costerebbe tra i 260 e i 320 miliardi di euro a seconda delle stime, ma comporterebbe una riduzione media del 40% della bolletta per le famiglie e allo stesso tempo determinerebbe un incremento del valore delle abitazioni.
Un fatto particolarmente importante per un Paese come l’Italia, dove il 72% degli edifici è stato costruito prima della legge 373/76, la norma che ha iniziato a introdurre qualche timido elemento di contenimento dei consumi energetici negli edifici.
Il Governo italiano, però, sembra non avere l’intenzione di recepire la Direttiva, puntando invece a trattare a livello comunitario per rivederne le condizioni. Il settore delle costruzioni vedrebbe così scomparire una delle principali leve di sviluppo nel medio periodo, interrompendo un’importante fase di ripresa.
“Nell’arco di qualche anno, dal 2019-2020 in poi, è arrivato un booster incredibile per il settore costruzioni, grazie alle risorse del Pnrr (circa 190 miliardi da investire tra 2021 e 2026, metà per le costruzioni, ndr) e poi grazie al Superbonus, che ha risanato i bilanci di un settore in condizioni drammatiche”, ha sottolineato Bellicini.
“Ora siamo in una fase nuova – ha aggiunto – con le imprese molto più in salute rispetto a prima, che però devono affrontare un mondo che sta cambiando profondamente e senza poter contare su quelle risorse. Quel booster rendeva conveniente qualsiasi modello, mentre ora è il momento di puntare sull’innovazione”.
Per le costruzioni, secondo il direttore del Cresme i driver di cambiamento sono chiarissimi. Uno è la digitalizzazione che sta arrivando ovunque.
Il Bim (Building information modeling) presto rappresenterà la modalità standard con cui bisognerà progettare e questo comporterà condivisione delle informazioni e trasparenza, due caratteristiche che storicamente appartengono poco a un settore caratterizzato da una filiera competitiva e non collaborativa. Il secondo driver è la sostenibilità nelle sue varie declinazioni.
“La sostenibilità è fatta di tante cose – osserva Bellicini – oggi abbiamo l’obiettivo dell’efficienza energetica, ma un traguardo non meno importante è l’adattamento ai cambiamenti climatici. Dobbiamo porci quindi nuove domande: come si interviene di fronte all’eccesso di acqua? Come si interviene di fronte all’intensificazione dei venti? È necessario valutare come questi nuovi elementi modificano il prodotto edilizio e capire come rispondere alle nuove sollecitazioni”.
C’è, inoltre, un ulteriore tema prioritario legato al fabbisogno abitativo. I dati di Federcasa parlano di 250.000 famiglie che hanno diritto a una casa popolare ma che non trovano risposte, anche se i numeri reali potrebbero essere decisamente più alti.
Lavorando solo su un piano di recupero del patrimonio esistente, agendo sulle case non occupate, non si risolverebbe il problema. Bisognerebbe spingere sulle nuove costruzioni per rispondere ai bisogni sociali, ma in Italia si sta costruendo pochissimo, contrariamente a quanto sta accadendo a livello globale.
Il tema “casa” e quello della “rigenerazione urbana” sono destinati a diventare rilevanti in tutta Europa. Nei nuovi fondi strutturali europei, tra gli obiettivi vi sono proprio la casa e l’efficientamento energetico.
“Con l’ultima tornata l’Europa ha assegnato all’Italia circa 40 miliardi e il nostro Paese ce ne deve mettere altrettanti per attivarli”, afferma Bellicini.
“Si potrebbero usare i fondi europei per piani di rinascimento urbani nelle aree più popolate, per favorire l’edilizia popolare e l’edilizia sociale. I 40 miliardi da mettere in più si potrebbero utilizzare per incentivare le famiglie a effettuare interventi di riqualificazione energetica”.



























