La Commissione europea ha proposto il rinvio di un anno per l’attuazione di alcune disposizioni del regolamento 2024/1787 sulle emissioni di metano.
Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che se ne era già discusso il 29 settembre a Dublino, in occasione di una riunione informale dei ministri dell’Energia (si veda anche Rinnovabili post 2030, metano, costi energia: l’Ue cerca una rotta).
Da allora le preoccupazioni sulle scorte di gas si sono fatte sempre più forti, con diversi rappresentanti dell’Esecutivo europeo che hanno messo in guardia su un inverno difficile dal punto di vista della sicurezza energetica.
Ora Bruxelles si muove formalmente con una proposta (disponibile in basso) che vuole alleviare la pressione sugli Stati membri più in difficoltà rimandando gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone.
Questi ultimi avranno così più tempo per garantire la piena conformità ai requisiti del regolamento nel difficile contesto dei mercati energetici globali.
Si allungano le scadenze anche per attuare alcune disposizioni riguardanti la rendicontazione dei requisiti di intensità di metano per gli importatori e per i produttori dell’Unione.
La Commissione prova ad anticipare le eventuali critiche scrivendo in una nota che “la modifica proposta non pregiudica l’ambizione, l’integrità e la portata del regolamento”, riaffermando l’impegno Ue a ridurre le emissioni di metano.
Concetto fatto proprio da Dan Jørgensen, commissario per l’Energia e l’Edilizia abitativa: “L’ambizione dell’Europa nella lotta contro i cambiamenti climatici rimane incrollabile. Tuttavia, con l’avvicinarsi di un inverno difficile in termini di prezzi dell’energia, dobbiamo essere flessibili e pragmatici nell’attuazione delle nostre regole. La priorità ora è proteggere i cittadini europei dalla volatilità dei prezzi che stiamo affrontando ed evitare qualsiasi potenziale rischio aggiuntivo per l’approvvigionamento energetico in un momento di difficoltà globali”.
L’iter procedurale prevede che la proposta sia sottoposta al Parlamento europeo e al Consiglio per l’adozione finale, con la Commissione che auspica un accordo tempestivo.
La proposta presentata ieri, 14 ottobre, segue di pochi giorni un’altra iniziativa della Commissione Ue, che ha posto in consultazione fino al prossimo 6 novembre una bozza di regolamento attuativo che adotta modelli di rendicontazione per le emissioni di metano nel settore energetico.
Si tratta di una normativa secondaria che attua gli articoli 12, 16(2) e 18(3) del regolamento 2024/1787.
L’obiettivo generale è istituire un sistema di rendicontazione coerente, uniforme e comune con un unico meccanismo integrato di trasparenza sul metano.
Governi favorevoli e associazioni contrarie
La stampa europea riporta di una forte spinta industriale verso questa decisione presa dalla Commissione europea, sostenuta da una serie di Paesi membri come, ad esempio, Francia e Italia.
La presidente Giorgia Meloni, intervenendo ieri al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, ha spiegato: “Ci sono sviluppi sul regolamento europeo sul metano. Le nuove prescrizioni previste per gli importatori rischierebbero di restringere ulteriormente l’offerta disponibile e di produrre nuove pressioni sui prezzi. Per questo abbiamo chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi. Quando abbiamo sollevato il problema nei mesi scorsi, la proposta sembrava molto difficile da far avanzare. Ora, invece, la Commissione ha annunciato l’intenzione di rinviare di un anno l’entrata in vigore del regolamento. La consideriamo un’ottima notizia”.
Da segnalare, inoltre, che sempre ieri il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha rassicurato sul fatto che l’Italia è al riparo da emergenze gas grazie a stoccaggi che hanno raggiunto il 90% del potenziale.
Scontento di quanto sta accadendo è invece l’Osservatorio europeo della società civile sul metano, che ha raccolto la posizione congiunta di 53 organizzazioni contrarie alla decisione di Bruxelles: “Il Regolamento sul metano potrebbe fornire 704 miliardi di euro in benefici per clima, salute ed economia, eppure la pressione ha portato la Commissione a proporre ritardi significativi ad alcuni dei principali requisiti del provvedimento. La domanda è: come userà l’Europa questo tempo aggiuntivo?”.
Tra i firmatari della posizione congiunta anche Wwf Italia e Legambiente.
Secondo Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “il regolamento dovrebbe essere attuato immediatamente, senza indugio. La crisi climatica e le sue conseguenze a livello regionale dovute a eventi meteorologici estremi, con i Paesi del Mediterraneo che emergono sempre più come zone critiche, ci impongono di agire ora. Rinviare l’attuazione del regolamento è un errore imperdonabile da parte dei responsabili politici europei e degli Stati membri, come l’Italia, che sostengono tale rinvio. Fornire risposte alle nostre comunità locali, ai cittadini e alle imprese dovrebbe essere la nostra unica vera priorità”.




























